Recensione: QUALCOSA DI NUOVO, un film di Cristina Comencini. Una commedia borghese di educata, minima trasgressione

foto-qualcosa-di-nuovo-17-lowfoto-qualcosa-di-nuovo-4-lowQualcosa di nuovo, un film di Cristina Comencini. Con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini, Eleonora Danco.
foto-qualcosa-di-nuovo-10-lowNon sarà un capolavoro, ma questo film di Cristina Comencini è meglio dei suoi ultimi e si lascia guardare. Due amiche – una severa e controllata, l’altra di morale più elastica – si contendono un ragazzo che potrebbe essere loro figlio. Sarà triangolo? Tranquilli, la Comencini non è il Truffaut di Jules e Jim. Classica commedia borghese, di finte trasgressioni e vero bon ton. Funzionano bene gli interpreti, non solo Micaela Ramazzotti e Paola Cortellesi, ma anche il debuttante Eduardo Valdarnini. Voto 6
foto-qualcosa-di-nuovo-6-lowConfesso: mi sono (moderatamente) divertito. Lo so, il cinema di Cristina Comencini è il più ossificato, moderato, controavanguardistico che si possa immaginare, grammatica e sintassi filmiche elementari, un cinema di sceneggiatura e parola di impianto e derivazione teatrali. Eppure stavolta fa (quasi) centro. Ho detestato il suo Quando la notte (mi ricordo un’accoglienza a un press screening a Venezia tra il gelido e lo sghignazzo goliardico), ho detestato solo un po’ meno Latin Lover (con quella Puglia irreale a contenere inattendibilmente attrici con accenti e cadenze diverse, altosettentrionali, centroromane, profondomeridionali: alle zusammen in masseria), adesso non me la sento di detestare questo Qualcosa di nuovo. Che è puro teatro borghese messo in cinema, quello del polveroso vaudeville francese importato in Italia entrre deux guerres da qualche autore come Aldo De Benedetti e comunque mai molto praticato da noi (qui si adora l’eterna farsaccia vernacolare di derivazione plautina), riesumato di tanto in tanto in teatri come i milanesi San Babila, Nuovo, Manzoni, a uso di un pubblico di sciure assai liftate e assai mechate. Il che intendiamoci non è mica una colpa o un attentato alla cultura. Anzi, vedendo il film della Comencini, con le sue due perbenissime protagoniste che si fingono un po’ zoccole ma dentro restano delle signore esemplari, ho pensato che c’è anche bisogno in Italia di un cinema così. Intendo, educato, bon ton, moderato, anche legnoso e lagnoso, e però mai sguaiato. Mai volgare, mai becero. Un’oasi di signorilità se vogliamo anche un po’ bacchettona in un cinema-commedia come quello italiano dove ai lazzi tradizionali del cinepanettonismo e delle farse da suburra si uniscono adesso le maialate che derivano dalle raunchy comedies americane dei vari (e peraltro bravissimi) Seth Rogen ecc. Mi riferisco, tanto per fare un esempio fresco fresco, a I babysitter adesso in sala. Ora, dopo aver visto un pitone gonfiato e fatto scoppiare con un compressore in I babysitter e il linguainboccca al buio – come no, per un equivoco – tra Francesco Mandelli e Paolo Ruffini, in Qualcosa di nuovo sembra di stare a Versailles o a Buckingham Palace. Che va anche bene, mica si può sempre vivere di scurrilità e sovreccitazioni. Dunque: in questo film Cristina Comencini mette in cinema con qualche aggiustamento la sua commedia La scena circolata gli anni scorsi nei teatri italiani. Un film piccolo piccolo, quasi tutto in interni, con tre personaggi principali e qualcuno intorno a fare da coro minimo. Con un’idea di partenza mica così originale, quella del triangolo, da vecchia pochade riadattata ai nostri giorni, e però efficace. Con due attrici, Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti, che conoscono il mestiere e il come si fa, e con un ragazzo neo-attore, Eduardo Valdarnini, acerbo ma fresco, e capace di accenti ironici non così usuali nel nostro cinema, e pure con il fisico giusto per la parte. Che è quella di un diciottenne che riaccende due donne sui quaranta, Lucia e Maria, amiche d’infanzia, amiche per la pelle, ma destinate a entrare (quasi) in rotta di collisione proprio per lui, il ragazzo Luca. Le due amiche più diverse non potrebbero essere (si sa, l’opposizione dei caratteri è un congegno drammaturgico infallibile). Maria, madre separata, si concede facile agli uomini, convinta che ci può essere sesso senza amore, o che il sesso sia già di suo una forma d’amore che non ha bisogno di altro per giustificarsi. E così, liete avventure e avventurette, ma senza malizia, sempre con un certo candore e bon ton, senza maialaggine, perché siamo pur sempre in un film di Cristina Comencini. Lucia invece è un tipo severo, non si concede a un uomo da una vita, continuando a restare in attesa del tipo perfetto senza il quale il sesso lei neanche lo può immaginare. Poi una notte Maria, ubriaca e incapace di intendere e volere, rimorchia in discoteca quello che crede un trenta-quarantenne. E che invece la mattina dopo – dopo una notte d’amore e di fuoco – si rivela un ragazzo che potrebbe essere suo figlio. E qui, scambio delle parti e commedia degli equivoci, con la moralista Lucia che fa credere al diciottenne Luca di essere lei la donna con cui ha passato la notte. Il resto è il crescendo di qui pro quo che potete immaginare. Come nella più classica commedia borghese, si fa balenare, ma solo balenare, un’equa spartizione tra le due signore del giovane maschio, un ménage à trois che accontenti tutte le parti in gioco. Così non sarà. Perché l’essenza di questo tipo di teatro e di cinema sta nel solleticare il suo pubblico (vedi il dialogo iniziale tra Maria e Lucia sul sesso senza amore), fargli annusare lo scandalo, suscitare qualche frisson, e poi rassicurarlo facendo rientrare tutto nell’ordine. Qualcosa di nuovo rotola verso un finale aperto che accontenta tutti perché ognuno ci può vedere quello che più gli piace. Certo, qui non c’è la leggerezza di certe leggendarie commedie americane, e neanche il loro cinismo, i dialoghi sono funzionali ma abbastanza legnosi, la regia niente più che diligente. E però ci si rilassa, il film scorre via senza inciampi, il trio di interpreti funziona: Paola Cortellesi (Lucia la severa) e Micaela Ramazzotti (Maria la fatua e svampita) non sbagliano un’intonazione, Eduardo Valdarnini è quasi una rivelazione. E allora, va (abbastanza) bene così. (Ma che bella Donna di nessuno, la canzone di Fred Buscaglione benissimo cantata da Paola Cortellesi). (Mi rendo conto adesso di non aver mai usato né toyboy né Milf, e meno male).

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