Film stasera in tv: VAN GOGH – UN NUOVO MODO DI VEDERE (giov. 17 nov. 2016, tv in chiaro)

Van Gogh – Un nuovo modo di vedere, Rai 5, ore 23,03. Giovedì 17 novembre 2016.
CBbCbzyU8AEu3nMfotoVincent Van Gogh – Un nuovo modo di vedere. Un film di David Bickerstraff che è racconto del Van Gogh Museum di Amsterdam e della vita del pittore.
Recensione scritta quando il film è stato distribuito nellw sale italiane da Nexo Digital.

Il primo obiettivo di questo film, che è qualcosa di diverso dai consueti film didattici, è di farci entrare nelle stanze del Van Gogh Museum di Amsterdam e nell’allestimento, rivisto e rinnovato secondo nuovi criteri, delle 200 opere e più eposte del gran pittore olandese, uno di quei nomi che nella coscienza collettiva coincidono, semplicemente, con la stessa idea di arte e di pittura. Sì, una celebrazione, ma senza spocchia e senza retorica, fatta in occasione dei 125 anni della morte di VVG per tentato suicidio con un colpo di pistola a Auvers-sur-Oise, dove si era ritirato per curare i suoi turbamenti e la sua psiche malridotta. Aperto nel giugno 1973, il museo di Amsterdam può contare sulla più completa raccolta di opere di VVG al mondo, duecento dipinti cui si aggiungono – ed è un insieme di enorme interesse – i poco conosciuti disegni (400) e 700 lettere, in gran parte del carteggio con il fratello Theo, mercante d’arte legato a Vincent da un rapporto intenso quanto tormentato. Quello che vediamo nel museo è quanto restò a Theo dei lavoro del fratello, le molte opere invendute, visto che fin che fu in vita il geniale Vincent non godette né di popolarità né di un grande mercato. 200 e più tele, e i disegni, poi donati dagli eredi perché diventassero il museo che oggi possiamo visitare. Con dentro capolavori vertiginosi come I mangiatori di papate, I girasoli del 1889, numerosi autoritratti (tutti riuniti e messi a confronto in una sala), il formidabile Campo di grano con corvi. Il film ricostruisce sia la traiettoria artistica che quella esistenziale del pittore, incrociandole abilmente fino a diventare un racconto totale cui non ci si può non appassionare: per la complessità del protagonista, e per le sue svolte biografiche, non tutte così conosciute e ovvie. Svolte che sono puntualmente supportate, spiegate e illustrate con opere esposte al museo, con la lettura di lettere, con il contributo mai pedante di vari esperti. E con un attore, Jamie de Courcey (visto in Dowton Abbey), che Vincent Van Gogh impersona e a lui somigliantissimo (le dissolvenze dal suo volto agli autoritratti fanno davvero impressione). Operazione non così usuale per illustrare il contenuto di un museo, questa scelta della narrazione pura, del biopic che si fa nello stesso tempo esposizione e ragionamento sull’arte. E che solo in questo caso si poteva tentare, perché grazie al lascito degli eredi di Theo Van Gogh il museo di Amsterdam ha un corpus di tele, disegni (e lettere) che coprono tutto l’arco del pittore, da quando, figlio di un pastore olandese, non avrebbe mai pensato che l’arte sarebbe stata la sua vita, a quando l’arte lo diventò, e lo diventò in modo ossessivo. Certo non lo si può paragonare, questo Vincent Van Gogh – Un nuovo modo di vedere, al meraviglios Vang Gogh di Maurice Pialat che indaga gli ultimi mesi di vita del signore dei girasoli e degli iris con rara potenza e capacità di penetrazione. Ma resta, al di là del suo intento didattico e celebrativo, un prodotto cinematografico rispettabile, che molto ci dice di VVG e ci induce anche a qualche pensiero non banale su cosa sia l’arte (sempre risultato di un lavoro duro, altro che romantico invasamento e possessione; Vincent Van Gogh lavorò durissimamente su se stesso e sui propri limiti inziali – per esempio con la prospettiva era un disastro, e fino all’ultimo si esercitò umilmente rifacendo lavori di grandi maestri). Un film che è un saggio di storia dell’arte che è una biografia che è un romanzo popolare. Meglio non perderselo. E chi volesse saperne di più sulle molto interessanti lettere di Vincent al fratello può leggersi Lettere a Theo pubblicato da Guanda.

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