Recensione: ANIMALI NOTTURNI, un film di Tom Ford. Il lato notturno e selvaggio del glamour

NOCTURNAL ANIMALSAnimali notturni (Nocturnal Animals), un film scritto e diretto da Tom Ford. Con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Michael Shannon, Armie Hammer, Andrea Riseborough, Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson.
NOCTURNAL ANIMALSBuonissimo secondo film di Tom Ford dopo A Single Man. E se di solito gli stilisti e i fotografi di moda che passano al cinema non ce la fanno ad andare oltre i formalismi e le patinature del loro mondo di origine, Ford si conferma invece regista vero, autore vero. Con una storia giocata su due piani contrapposti, quello del benessere e della bellezza, e quello oscuro, selvaggio, della minaccia e della distruzione. Ma è la vendetta il vero motore di Animali notturni. Voto 7
_DSC5119.NEFRecensione scritta dopo la prima mondiale al festival di Venezia 2016, dove Animali notturni ha poi vinto il Leone d’argento.
Quando uno stilista, o un fotografo di moda, si mette a fare cinema di solito è una delusione, se non un fallimento clamoroso. Si può esser certi in partenza che il risultato sarà un prodotto leccato e laccato, in cui ogni cosa è estetizzata (e anestetizzata) in ottemperanza all’idea di Bellezza che nella moda domina, una perfezione formale algida ed esteriore in grado di comunicare tutt’al più una seduzione artificiale chiamata glamour. La moda fissa e congela, il cinema – già nella sua dicitura originaria di immagini in movimento – al contrario libera e scioglie. Mondi, linguaggi incompatibili (ed è anche il motivo per cui i film sulla moda sono spesso orrendi). Per questo è un vero miracolo che Tom Ford, di cui sappiamo cos’abbia fatto come fashion designer soprattutto nel suo periodo Gucci (reinvenzione e rifondazione di un marchio, anche commercialmente), nei due film che ha girato finora – prima A Single Man, adesso questo Nocturnal Animals – non abbia applicato l’estetica della sfilata, ma anzi se ne sia scostato realizzando del vero cinema. Tom Ford è un autore, quanto grande è ancora da stabilire, ma certo non si accontenta di imprigionare in splendidi abiti i suoi personaggi e di immergerli in impeccabili interni, e di fotografare il tutto con una patina lucente. Nocturnal Animals è interessante per più motivi, ma soprattutto per come Tom Ford lucidamente, consapevolmente, ostinatamente destrutturi il glamour e la bellezza ossificati, immettendo la brutalità e la forza dello sporco, del lurido, dell’imperfetto, del fallato. Della bruttezza. La sequenza iniziale è la chiave per dircelo, donne obese, sfatte, oltre ogni possibile e immaginabile decadimento fisico che si esibiscono nude con qualche capo o accessorio addosso da cheer leader, ammiccando laidamente. Scopriamo subito che si tratta di una performance artistica in una galleria newyorkese retta da una signora assai determinato e assai potente nel ramo di nome Susan (Amy Adams, al suo secondo film di Venezia 73 dopo Arrival). Tom Ford sembra quasi voler cancellare la propria immagine di inventore di cose di moda e di mitologie di moda, o forse vuol dirci che Bellezza e Bruttezza sono intimamente connesse, e che la prima può nascere dalla seconda e che senza la seconda non potrebbe esistere, così come la prima è sempre a rischio di degradarsi e capovolgersi nella seconda. Operazione che può essere condotta nell’ambito dell’arte, ma non della moda, che, pena la propria estinzione o delegittamazione, non può permettersi di mostrare il proprio lato oscuro, ma solo quello illuminato, solo quello che sta sotto il segno di Apollo. Solo che siamo tutti animali notturni, o almeno c’è sempre in noi un qualcosa dell’animale notturno. Lo stesso film si struttura su due piani di racconto opposti, il primo è quello del benessere e dell’apparente armonia, il secondo è il lato selvaggio. Piani cui Tom Ford applica due registri diversi. Levigato anche senza leccature modaiolistiche nel primo caso, sporco e brutalista nel secondo. Due campi contrari e speculari, ma che sotterraneamente si comunicano e si ibridano. Susan è al centro del primo dominio con la sua galleria d’arte, e potete imaginare la bella e fatua e stronza gente che la circonda e che si accalca ai suoi opening. Sta con uomo che non la ama più, se mai l’ha amata, che è anche il braccio organizzativo dell’azienda. Un giorno le viene recapitato un plico. Contiene il romanzo appena scritto e non ancora stampato del suo ex marito Edward. Titolo, Nocturnal Animals. Capiamo, e in parte vediamo in flashback, come la storia tra loro due fosse cominciata presto ai tempi dell’università e durata un pao d’anni. Fino alla rottura voluta da Susan, convinto che Edward fosse troppo debole, irresoluto e di troppo modeste ambizioni per sfondare da scrittore. Quel libro è è il primo collegamento tra loro dopo diciannove anni. Leggendolo, Susan viene risucchiata dal racconto. Mentre noi lo vediamo man mano tradotto in immagini. Un gruppo di debosciati blocca di notte una macchina su una strada texana, prende in ostaggio Tony Hastings, il conducente, rapisce la moglie e la figlia. Verranno trovare morte dopo essere state stuprate e torturata. La giustizia fa poco, quasi niente. E allora uno sceriffo, uno che essendo assai malato non ha più niente da perdere, decide di aiutare Tony a farsi giustizia da solo. La lettura scardinerà parecchie certezze in Susan, ridisegnerà ai suoi occhi la figura dell’ex marito, le farà capire quanto la sua vita di successo patinato sia in realtà precaria. Il film è questo, è l’emergere dell’inconscio – la paura, il desiderio, il buio – attraverso la lettura di un libro. Anche perché Susan immagina il protagonista di quella brutale storia texana con la faccia dell’ex marito Edward. Film pieno di sottigliezze, impeccabilmente girato, disturbante e inquietante al punto giusto. Tom Ford consegue un ottimo risutato andando parecchio oltre il precedente, e già buono, A Single Man, ancora afflitto da una certa patinatura che qui è grazie a Dio è sparita. Manca però qualcosa, e anche di più, perché Nocturnal Animals diventi memorabile. Nonostante abbia infranto parecchie barriere e convenzioni Tom Ford resta tutto sommato prigioniero di una forma cinema ancora troppo classica. Capolavoro no, opera assai dignitosa e interessante sì. Se gli equilibri geopolitici in giuria buttano nel modo giusto potrebbe anche portarsi a casa un premio. Chi si aspettava da Tom Ford dopo A Single Man un altro film ‘a tematica lgbt’ sarà rimasto deluso, qui se mai sottotraccia c’è il tema dell’uomo considerato troppo fragile, troppo debole, un perdente, un maschio incompiuto (il personaggio di Edward), che poi però si prende la sua rivincita e vendetta (così come l’uomo qualunque del suo romanzo si trasforma in belva vendicatrice, anzi in peckinpahiano cane di paglia). Onore a Michael Shannon, magnificamente malinconico quale sceriffo con la morte addosso. Oscar subito, come migliore non protagonista.

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2 risposte a Recensione: ANIMALI NOTTURNI, un film di Tom Ford. Il lato notturno e selvaggio del glamour

  1. Claudio Persichella scrive:

    Francamente mi sento di essere molto più tiepido.
    Al di là delle lacune di sceneggiatura e alle forzature dei personaggi da cliché mi sembra evidente che la laccatura( e leccatura) della confezione prevalga su tutto.
    Non basta una grande fotografia e due star (statuarie) come Jake Gyllenhall e Amy Adams per rendere il tutto superiore alla media.
    Grandissimo e monumentale Michael Shannon.

  2. Ugo scrive:

    Beh a me sembra decisamente voluta questa differenza tra il laccato e fighetto mondo della Adams ( col vuoto pneumatico compreso di facce di m….) e quello selvaggio, violento e polveroso raccontato nel romanzo dall’ex-marito. Caricato ed inverosimile la giustizia “fai da Te” ma la “vendetta” finale lascia comunque l’amaro in bocca e a mio avviso rivaluta un tantinello il film nel suo complesso. Un 7 glielo do anch’io.
    Ugo

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