Film stasera in tv: THE IMPOSSIBLE (ven. 16 dic. 2016, tv in chiaro)

The Impossible, Rai 3, ore 21,15. Venerdì 16 dicembre 2016.
Ripubblico la recensione scritta all’uscita del film.??????????????The Impossible, regia di Juan Antonio Bayona. Con Naomi Watts, Ewan McGregor, Geraldine Chaplin, Tom Holland. Spagna-Usa 2012.N
Quando ci mostra lo tsunami thailandese del 2004 e i suoi effetti, The Impossible è grandissimo, puro cinema della paura, dell’apocalisse e della minaccia. Ma sprofonda quando descrive la famiglia protagonista, con dialoghi di insostenibile tasso zuccherino e psicologismi d’accatto. Peccato: solo a tratti è quel gran film che sarebbe potuto essere. Voto 6+T
Una famiglia inglese, madre-padre-tre figli, in vacanza in Thailandia resta coinvolta e travolta nello tsunami maledetto del 26 dicembre 2004. La madre, gravemente ferita e in pericolo di vita, si ritrova accanto al figlio maggiore, ma separata dal marito e dai due bambini più piccoli. Quel che segue è, nel macro, la cronaca del dopo catastrofe, turisti e thailandesi che vagano in una landa desolata in cerca di riparo, rifugio, soccorsi, ospedali, nel micro è la storia di una famiglia smembrata che cerca di ritrovarsi disperatamente. Un film di produzione spagnola con contributo americano, ad altissimo budget, diretto da quel Juan Antonio Bayona che con l’horror El Orfanato aveva ottenuto un successo globale e consensi anche dai critici più schifiltosi. Qui cambia solo apparentemente genere. Apparentemente, perché la parte di gran lunga migliore e più riuscita di The Impossible è la ricostruzione dello tsunami e il senso di perdita, di dissoluzione, di smarrimento, di minaccia continua, di apocalisse, di autentico terrore che ne deriva. Puro horror sono le devastazioni psichiche e fisiche sulle persone, travolte come fuscelli, ridiventate niente, corpuscoli senza importanza a fronte dell’immenso potere dispiegato dalla natura. Macchine biologiche duramente provate o compromesse che si ritrovano a lottare con la fame, la malattia, assediate dagli insetti, dagli animali, dalla melma. Il voyeurismo anche morboso con cui la macchina da presa scruta e quasi penetra nei corpi dilaniati viene dritto dal gore più estremo ed efferato, l’esibizione di cadaveri affioranti dall’acqua o accatastati come e dove capita ci riporta invece a un cinema della sospensione e della minaccia.
Qui il regista mostra una sapienza notevole. Le scene del disastro, realizzate tutte senza ricorrere al digitale, ed è un grandissimo merito, sono perfino meglio di quelle girate sullo tsunami dal Clint Eastwood di Hereafter. C’è una matericità, un senso concreto degli elementi naturali all’opera in tutta la loro terrifica possanza, che in quel film mancava. Scene spesso riprese dal punto di vista dei protagonisti: dispersi, dilaniati, insozzati, feriti, smarriti. Ecco, quando The Impossible restituisce il disorientamento, la paura, l’impotenza – gente senza più riferimenti, che vaga in paesaggi da genere apocalittico solo che qui l’apocalisse è reale e tangibile – è un gran film. Che funziona assai bene anche quando segue i percorsi separati di Maria, la moglie, e Henry, il marito, che magari si sfiorano, ma non riescono a trovarsi. Scene spesso scomposte e ripetute da vari punti di vista, come nei film strutturalisti anni Sessanta di Robbe Grillet-Resnais, che riescono perfettamente nell’intento di comunicarci un che di labirintico e imperscrutabile, come un gioco crudele condotto da non si sa quale signore onnipotente e onnisciente che regola capricciosamente vite e destini. Purtroppo The Impossible diventa di colpo mediocre e perfino insopportabile quando passa a descrivere le psicologie, i moti della mente, l’interiorità dei personaggi. I dialoghi sono di un sentimentalismo e artificiosità da B-movie, o da novela seriale, così appiccicosi e saccarinici da far soccombere perfino attori come Ewan McGregor (Henry) e Naomi Watts (Maria), la quale ha comunque, e secondo me abbastanza incredibilmente, ottenute la nomination all’Oscar come migliore protagonista femminile. Un film schizoide, che riesce alla grandissima quando è sporco, fangoso, feroce e cattivo, che si inabissa quando si sforza invece di essere buono, buonissmo, buonista, di cercare a ogni costo l’happy end e di esaltare nel modo più corrivo i family values. Ancora più mediocre quando ci mostra, senza il minimo filtro critico e senza alcuna presa di distanza, i riti scemi del turismo esotico di massa (confrontare, per capirci, con la corrosività di Paradiso: amore di Ulrich Seidl). The Impossible si ispira alla vera storia di una famiglia spagnola, che qui diventa inglese per pure esigenze di marketing. Resta solo il rimpianto del grande film che avrebbe potuto essere, e che in certi momenti riesce ad essere, ma che non è nella sua totalità. In Spagna ha realizzato uno statrosferico incasso di 40 milioni di euro e adesso si sta ben comportando su tutti i mercati, compreso quello nord-americano dove fino ad oggi è arrivato a quasi 15 milioni di dollari. Worlwide siamo a quasi 120 milioni, un risultato che nessun film italiano è in grado di raggiungere.

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