Film stasera in tv: SMETTO QUANDO VOGLIO (ven. 27 genn. 2017, tv in chiaro)

Smetto quando voglio, Rai 3, ore 21,15. Venerdì 27 gennaio 2017.
Memntre va in sala il sequel Smetto quando Voglio Masterclass, stasera Rai 3 propone il primo e fondativo film (e intanto è in lavorazione il numero 3, Smetto quando voglio Ad honorem).

1536484_1386394601581194_431521597_nSmetto quando voglio, un film di Sydney Sibilia. Con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Pietro Sermonti, Valerio Aprea, Libero De Rienzo, Neri Marcorè, Lorenzo Lavia.

il regista Sydney Sibilia sul set

il regista Sydney Sibilia sul set

Disoccupati e stufi di esserlo. Che per far soldi si dedicano alla fabbricazione e spaccio di una nuova droga sintetica. Saranno vagonate di euro. Commedia amorale che si astiene dai soliti piacionismi del nostro cinema, solo un po’ piagnona qua e là. Contaminazione riuscita tra comedy e il genere Romanzo criminale. Confezione smagliante. Purtroppo la parte finale non è granché, ma va bene lo stesso. Voto tra il 6 e il 7.
foto-smetto-quando-voglio-30-lowScusate il ritardo (sempre che a qualcuno importi), ma di questo film scrivo solo adesso dal momento che quand’è andato in sala stavo alla Berlinale e ero travolto da quei quattro-cinque film al giorno che è la mia media da festival. Intanto Smetto quando voglio non solo è uscito, ma ha tirato su (dati di oggi) 3 milioni e trecentomila euro, che per un film italiano al confine del cinema indipendente non è mica male, anzi. Un successo, anche perché non solo il pubblico ha risposto, ma anche, mi pare, i critici. No, stavolta, non mi metto all’opposizione rispetto all’opinione dominante come in fondo mi piace fare, ma mi allineo. Anche a me Smetto quando voglio è piaciuto, benché non mi abbia fatto proprio urlare al miracolo. Pur con qualche piagnonismo all’italiana, pur con il solito finale incongruo in cui tutto si accomoda e si sistema acciocché il fanciullesco spettatore medio non esca amareggiato e deluso (non si mai! chè il narcisimo di massa non regge il non-lieto fine), questo film del finora non conosciuto Sydney Sibilia tenta qualche strada non così ovvia per la nostra commedia, devia su percorsi che assomigliano a quelli di molto cinema indie straniero e poirta a casa il risultato. Pietro ha 37 anni, una compagna, un lavoro precario precarissimo. Neurobiologo ricercatore all’università al servizio del solito barone di merda che sempre promette ccontratti a tempo indeterminato e mai mantiene. Un pugno di euro a fine mese che non bastano mai. Finché il poveretto vede svanire anche quel lavoro-non lavoro. Che fare? Ecco venirgli un’idea alla Breaking Bad, mettere a frutto il proprio know how per realizzare una nuova droga sintetica di quelle che fanno impazzire e sballare discotecari e rave-partygoers. Senza neanche rischiare la galera, perché fin quando una sostanza non è catalogata ufficialmente come droga chi la produce e la smercia non può essere perseguito. La disoccupazione come giustificazione e spinta all’illegalità diciamo così intelligente e fattiva e produttiva, esattamente come la malattia lo era, e lo è, nell’evidente modello di riferimento Breaking Bad. Pietro fa il giro di altri suoi amici cervelloni, laureati nelle più disparate discipline, ma tutti mal occupati o sotto o dis-occupati. Quello che lava i piatti al ristorante cinese, quello che cerca di farsi assumere da un rottamatore ma non ci riesce perché ha studiato troppo e lì la cultura non solo non serve ma è un handicap, un panorama grottescamente deformato, ma neanche tanto, dell’attuale condizione giovanil-italiana. La mossa vincente di Smetto quando voglio sta nel concedere poco o quasi niente, almeno per due terzi, alla soluta paraculaggiune da commedia italiana, sta nello scegliere un tono agro e acido e parecchio amaro senza sbandare in sentimentalismi e patetismi. Sta nel meticciare la commedia romanesca con il filone Romanzo criminale (soprattutto la serie tv). Questi italianuzzi veri si buttano scientemente e voluttuosamente nell’illegalità con un cinismo e una durezza impensabili in un Brizzi-movie, riflettendo assai bene l’autentica amoralità di massa in cui siamo immersi. Film nostro contemporaneo, anche nel come rappresenta la hybris degli arricchiti, di chi come i nostri bravi giovani ex disoccupati passa da zero eruo a qualche vagonata, sciupii e dilapidazioni in escort russe, niagara di champagne, residence con piscine sul terrazzo. Che è poi la parte più riuscita del film. Poi, entra in scena un vero boss incazzatissimo per come i nostri gli stan fregando il mercato, e da lì Smetto qaundo voglio si avvia su binari assai più risaputi, con tanto di finale abbastanza accomodante e assolutorio. Peccato. Perché se Sibilia si fosse mantenuto coerentemente cattivo fino all’ultima scena ne sarebbe uscita una gran cosa. Ma va bene anche così. Smetto quando voglio vince anche nel come si gira, nello stile. Macchina da presa modernamente nervosa e nevrotica, una visualità lussureggiante e a momenti perfino sontuosa, con acidità lisergiche e zoomate alla Google Maps e Google Earth a rendere meno sciatte e piatte le panoramiche. Sì, c’è qualche vezzo di troppo, c’è la voglia evidente di far vedere al mondo quanto si è bravi a girare e poco provincial-italici, ma avercene di film così. Buona prova di Edoardo Leo, che tiene a freno una certa sua naturale propensione al patetico e al sentimentale. Aspra al punto giusto Valeria Solarino. Una commedia per niente morale che ricorda i cinismi dei Risi e dei Germi.

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