Berlinale 2017. Recensione: THE DINNER, un film di Oren Moverman. È il solito Carnage

The Dinner, un film di Oren Moverman. Con Richard Gere, Kaura Linney, Rebecca Hall, Steve Coogan. Stati Uniti. Competizione.

foto Courtesy Berlinale

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Due coppie a cena in ristorante multistellato. Ma quando scprono che i loro ragazzi hanno cominato un guaio di quelli orrendi cominciano a sbranarsi. Della serie Carnage (di Pplanski), I nostri ragazzi (di Ivano De Matteo) e pure Il nome del figlio. Filone già saturo. The Dinner arriva troppo tardi, è troppo lungo, e Moverman non ha i tempi giusti. Anche se affonda il bisturi ben più impietosamente che negli altri film del genere. Voto 6 meno

il regista Oren Moverman (foto Courtesy Berlinale)

il regista Oren Moverman (foto Courtesy Berlinale)

Doppia coppia a cena apprende di un disastro combinato dai rispettivi figli, e sarà guerra al tavolo del lussuoso ristorante super cheffato e negli attigui salottini. Già sentito? Sì, è la stessa storia di I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, difatto il suo film e questo dell’israeliano operante da anni in America Oren Overman sono tratti dallo stesso libro. E poi, come non pensare a Carnage di Polanski-Yasmina Reza e un po’ anche a Il nome del figlio? Rischia insomma di arrivare troppo tardi The Dinner, a genere guerra-tra-famiglie (e non son quelle di camorra e ‘ndrangheta) già inflazionato. Ma bisogna riconoscere che Moverman si spinge molto più in là, con più crudeltà, con più coraggio, nel rovistare tra i molti angoli bui delle due coppie (i due maschi son fratelli abbastanza coltelli: uno è un politico che punta a diventare governatore, l’altro è professore di storia affascinato dalle pagine più sanguinose; le mogli ovviamente sono agli antipodi e si detestano). Troppo lungo, le solite due ore e qualcosa, troppo verboso, con troppe digressioni (tutto quel parlare della battaglia di Gettysburg e farci pure la visita: cos’è, la giustificazione, anzi l’elogio della violenza come levatrice della storia? il mettere le mani avanti per quello che dopo succederà?). Overman è un ottimo sceneggiatore, ma sembano mancargli i tempi cinematografici qundo passa dietro la mdp. Finale che è davvero un pugno nello stomaco, molto, molto più feroce di quello di Carnage. Signori, smettiamola di autoflagellarci per il familismo amorale italiano, è una tara diffusa a ogni latitudine, anche nell civilisssima America degli storici e dei governatori. E i soliti anti-italiani la smettano e comincino a fare i conti con quel sostrato vischioso e incancellabile che sta dapperutto, in ogni cultura, a ogni grado di barbarie o civilizzazione, ed è la difesa animale di sé, della propria famiglia, del proprio territorio. L’idea di scandire il gioco al massacro con le portate della cena al ristorante stellato è pomposa quanto retorica (però non male quando uno dei commensali di fronte a un ‘giardinetto di verdure’ portato in tavola scambia l’origan, cioè l’origano, per lo stato dell’Oregon). Gere un po’ in là con gli anni per fare il padre di un ragazzino Gli altri della quadriglia sono Laura Linney, Steve Coogan (Philomena) e Rebecca Hall quale jena arrivata in alto e per niente disposta a rinunciare a quanto ha raggiunto.

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