Berlinale 2017. Recensione: COLO di Teresa Villaverde. La nuova alienazione in un uno dei film migliori di questo festival

201712400_5201712400_4Colo, un film di Teresa Villaverde. Con João Pedro Vaz, Alice Albergaria Borges, Beatriz Batarda, Clara Jost, Tomás Gomes. Competizione.
201712400_7Padre, madre e figlia adolescente. Siamo in un Portogallo minato, come tutta l’Europa, dalla crisi economica. La famiglia che Teresa Villaverde ci mostra scivola sempre più nell’indigenza, fino a un punto di non ritorno. Ma la sua dissoluzione è davvero solo il risultato della crisi? O, come sembra suggerirci questo austero e fattuale film di 137 minuti, è il segno di un cambio più profondo, di un’alterazione antropologica? Comunque, film bellissimo e importante. E speriamo la giuria se ne accorga. Voto 8
201712400_3Nel primo quarto d’ora me ne volevo scappare, per via del repertoriodi vezzi da punitivo cinema portoghese presente al completo. Macchina fissa a inquadrare esterni spesso astratti e sempre in odore di plumbea metafisica. Interni di proletario squallore a mimare il reale. Personaggi catatonici che deambulano scambiandosi scarne parole in quella lingua peraltro bellissima che è il portoghese, e il babbo nervoso perché mamma non è ancora tornata e peché tarda tanto-cosa le sarà successo, quindi esce a cercarla, e quando lei finalmente arriva lui non c’è e allora è lei a lamentarsi perché lui non è in casa e dove mai sarà andato ecc. Un loop.
Sbuffi, ti prepari ai restanti 127 minuti (dieci sono già passati) di calvario in forma di austero cinema lusitano, ti dici stavolta esco, poi resisti per via del solito superego del cinefilo. Invece, dannazione, man mano scopri che questo di Teresa Villaverde è uno dei film migliori della Berlinale numero 67. Basta non cedere alla stanchezza, basta concentrarsi, basta avere la pazienza di aspettare che il film, con il suo andamento contemplativo e ipnotico, entri dentro come un virus (se letale o meno, decidete voi) per convincersi che Colo è pura esperienza cinematografica. Teresa Villaverde è regista più di osservazione che di penetrazioni psicologiche, più di silenzi che di parole, adottando una  misura, una rarefazione, una sottrazione che è, prima che scelta estetica e narrativa, una scelta morale. Sarebbe bello se il capogiuria Paul Verhoeven desse, con una decisione spiazzante, l’Orso d’oro a Colo, così austero eppure così necessario, così allarmante, figlio di un cinema bello e aristocratico, e anche vagamente masochista, come quello di Lisbona, che produce molto di buono ma vince poco (e però lo si diceva anche della nazionale di calcio portoghese, piena di campionissimi, capace di bel gioco, eppure sempre sconfitta. Poi agli ultimi Europei è arrivata la vittoria, e chissà che sia la volta buona anche per il cinema). A un sguardo di superficie, molto di superficie, Colo sembra un film assai didascalico e di pensiero medio di sinistra sugli effetti disgregatori della crisi economica europea, anche più sentita in Portogallo, sui modi di vivere e sulle relazioni familiari, e sulla stabilità sociale. Vediamo, esemplarmente, padre, madre e figlia quasi diciottenne. Il padre, non lo capiamo subito perché Villaverde lascia che sia lo svolgersi delle cose a parlare e non mette dialoghi che spieghino la rava e la fava, è senza lavoro, occupa le giornate vagabondando, lamentandosi, apettando telefonate che non arrivano, abbandonandosi a piccole follie. L’unica a lavorare, con un doppio lavoro che la strema, è la madre, la vera capofamiglia, il collante di quel microcosmo che sta andando a pezzi. La figlia è una studentessa svogliata, segnata da quella crisi che sente avanzare tra i suoi genitori, e che forse non è dovuta solo alla mancanza di soldi. La tensione sale, registrata da Villaverde in mille infinitesimali dettagli. Arriva una nuova fgura, una compagna di scuola della figlia, incinta di non si sa chi, terrorizzata dal dirlo ai suoi, bisognosa d’aiuto. Ficnhé a farci capire che tutto sta precipitando ecco il taglio della luce per bollette non pagate. Sarà un punto di non ritorno.
Colo (la parola, si spiega nel pressbook, indica in portoghese un qualcosa di vicino alla drepressione, uno stato di apatia, di stanchezza mentale e esistenziale) è la cronaca quasi impersonale di una famiglia qualunque in dissoluzione. L’esplosione è innescata dalla madre, il padre-marito si inabisserà nel suo chiamarsi fuori dal mondo molto somigliante a una follia, la figlia si salverà come può. Alla fine ognuno avrà trovato a modo suo una strada e una soluzione, ed è la parte forse meno convincente e insieme più arrischiata, più coraggiosa del film. Dove il sociologismo spicciolo da è-colpa-della-crisi, è-colpa-della-troika non viene usato come grimaldello esplicativo. Dove l’eplosione di questa famiglia così media e qualunque sembra figlia di molte cause, e molte oscure. Che Villaverde, nel suo mostrare senza mai dire troppo, lascia intuire (la follia del padre forse era precedente, l’assertività della madre forse è anche dovuta alla fine di ogni desiderio per il marito, e così via). Quello che Colo comunica è un senso di desolazione e di apatia. Quel muoversi lento, apparentemente senza scopo e meta, dei personaggi (a parte la madre, che un progetto ce l’ha) disegna la mappa di una nuova alienazione, di un’estraneità ormai generalizzata, di un’incapacità a autopercepirsi, a guardarsi, a capirsi. Film che crescerà parecchio col passare del tempo e rischia di diventare importante, e stiamo intanto a vedere se riuscirà a piazzarsi in area palmarès.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Berlinale 2017. Recensione: COLO di Teresa Villaverde. La nuova alienazione in un uno dei film migliori di questo festival

  1. Pingback: Berlinale 2017, LA MIA CLASSIFICA FINALE dei film del concorso | Nuovo Cinema Locatelli

  2. Pingback: Berlinale 2017. I FAVORITI all’Orso d’oro a poche ore dalla premiazione | Nuovo Cinema Locatelli

  3. Pingback: I migliori film del 2017 (secondo me): posizioni 50-21 | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.