Un film-capolavoro stasera in tv: SE MI LASCI TI CANCELLO (dom. 19 marzo 2017, tv in chiaro)

Se mi lasci ti cancello, Rai 4, ore 0,19. Domenica 19 marzo 2017.
22756018376904Uno dei film più influenti, e resistenti nella memoria e negli inconsci variamente individuali e collettivi, delle ultime decadi. Assestatosi al sesto posto nella recente e peraltro assai discutibile lista della Bbc dei migliori film del ventunesimo secolo, stilata sui pareri espressi da 177 critici di tutto il mondo (ha vinto Mulholland Drive di David Lynch). Anche considerato una delle rom-com migliori di tutti i tempi, e qui però non sono tanto d’acordo. Se mi lasci ti cancello (Oscar al peggior titolo italiano di sempre, visto che l’originale fa Eternal Sunshine of a Spotless Mind, L’infinita beatitudine di una mente senza macchia: un verso di Alexander Pope) è più un mind game, un algido ed elegante gioco cerebrale e concettuale condotto sui modi della narrazione, sui cliché e sulle convenzioni della rom-com, che il racconto di una storia lui-lei, di un boy meets girl qualsiasi. Cinema di secondo e anche terzo grado, tanti sono i piani e i livelli spalancati dalla vertiginosa sceneggiatura di Charlie Kaufman, un genio e basta, il miglior autore di script delle ultime decadi (sì, meglio anche di Aaron Sorkin). Con tecniche di condizionamento cerebrale che richiamano da vicino il più sinistro Philip K. Dick, e invece applicate all’analisi, anzi all’anatomia, di una coppia assai tipica e media. Joel Barish scopre che Clementine, la ragazza pazza e vitalistica con cui sta da un paio d’anni (si tinge i capelli ora di blu, ora di rosso, ora di arancione), l’ha cancellato dalla memoria. Ovvero è ricorsa alla Lacuna, un’agenzia specializzata nell’eliminare dal cervello, su richiesta di innamorati sfibrati e delusi, ogni traccia di un amore passato, finito. Deciderà di fare altrettanto. Ma in corso di trattamento scopre o crede di amare ancora Clem per distruggerne il ricordo, e cerca di resistere. E intanto noi assistiamo all’emergere dal fondo della memoria di tutte le fasi di quell’amore, dalla crisi ultima giù giù à rebours verso gli inizi incantati. Ma la lotta di resistenza di Joel fallirà. Eppure. Eppure i due si ritroveranno, ormai perfettamente sconosciuti l’uno all’altra, su un treno a Montauk, e forse da lì ricominceranno a innamorarsi. Forse. Film di cui è quasi impossibile restituire decentemente la complessità, ma assai suggestivo e catturante alla visione (e ogni nuova visione rivela strati e anfratti prima non intravisti, o mal compresi). Un vertiginoso congegno narrativo che lascia sbalorditi, e più da ammirare per l’intelligenza costruttiva che per quanto racconta. Film romantico? Ma se i due si dicono, quando decidono di lasciarsi e cancellarsi, cose tremende. E il finale è aperto a più interpretazioni. Sì, può essere visto come prova dell’indistruttibilità del vero amore ma anche, al contrario, come freudiana coazione a ripetere gli stessi errori, a ripercorrere inesorabilmente gli stessi disastri. Perfetto l’incontro tra Charlie Kaufman e il regista Michel Gondry, qui al suo apice, in una messinscena in cui la sua a volte insopportabile propensione alla giocattoleria e alla sgangherataggine infantiloide riesce a smussare e quotidianizzare certe punte di massima aridità cerebrale dello script. Jim Carrey meraviglioso, semplicemente, e vien da piangere a pensare a come un attore così si sia perso. Kate Winslet assai credibile, come sempre quando le tocca fare la donna o la ragazza del popolo (“Lei non è un tipo da libri, più un tipo da riviste” dice malignamente il suo ex alla Lacuna). Kirsten Dunst, Mark Ruffalo e Elijah Wood sono gli altri di un cast di lusso.

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