Film stasera in tv: FRENCH CONNECTION (mart. 28 marzo 2017, tv in chiaro)

French Connection, Tv8, ore 21,20. Martedì 28 marzo 2017.
Schermata 2015-03-25 a 16.12.41French Connection, un film di Cédric Jimenez. Con Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Céline Sallette, Benoît Magimel.
045991Schermata 2015-03-25 a 16.15.00Marsiglia, 1975. Il coraggioso e integerrimo giudice Michel vuole incastrare il boss del narcotraffico Zampa. Una storia vera che qui diventa un arrembante polar alla vecchia maniera, con un che del poliziottesco italiano e del Romanzo criminale di Michele Placido. Ribaldo, non finissimo, però con una sua rude efficace da cinema popolare come non si fa più. Jean Dujardin, Oscar per The Artist, è il potagonista. Voto tra il 6 e il 7
107086Riecco il polar nella sua versione marsigliese, la più calda e pure truculenta per via di tutti quegli spietati banditi mediterranei (corsi in testa) e per il gran sole che picchia sulla Canabière. Avete in mente Borsalino con la sacra coppia Jean Paul Belmondo-Alain Delon? Non è mica un caso che proprio Ilan Goldman, figlio di Daniel, produttore di quel leggendaro film di Jacques Deray, abbia voluto realizzare a ogni costo questo French Connection, ambienti e attori e crew rigorosissimamente francesi per una storia presa, pur con qualche libertà romanzesca, dalla storia vera del giudice Pierre Michel che nella seconda metà anni Settanta a Marsiglia si oppose al boss di tutti i boss del narcotraffico. Questo devoto omaggio del figlio al padre, che è anche omaggio a una certa idea di cinema popolare, è quanto rende stratificata e metacinematografica questa operazione che sembra a uno sguardo di superficie così priva di complessità e profondità. E invece. Invece, guardando in controluce French Connection, si intravedono rimandi e clin-d’oeils non solo al polar francese, soprattutto a quello della stagione migliore (anni Sessanta-Settanta, con i caolavori di Jean Pierre Meville e José Giovanni), ma anche al poliziottesco nostro dei vari Castellari, Stelvio Massi, Umberto Lenzi, e al Romanzo criminale di Michele Placido che in Francia ha avuto un impatto forte e inaspettato. Poi non tutto funziona come dovrebbe, certe rozzezze sono oggi difficilmente digeribili (il giudice che si mette a inseguire i criminali armi in pugno, per dire), certe semplificazioni narrative sono oltre la dose minima consentita, e però non stiamo tanto a sottilizzare, e godiamoci questo buoni-contro-cattivi con dentro il sano manicheismo del cinema che fu, anche con una ribalderia rara nel cinema esangue di oggi. Il titolo: The French Connection era quello originale di Il braccio violento della legge di William Friedkin, anno 1971, capolavoro vero del crime con quella sua guerra ingaggiati dagli americani contro l’organizzazione marsigliese che inondava allora di eroina il mercato Usa. Ma è solo la versione italiana di questo nuovo film firmato Cédric Jimenez, con il premio Oscar Jean Dujardin nel ruolo principale, a riprendere il titolo di Friedkin, perché invece in Francia è uscito semplicemente come La French, sottintenendo Connection. Il padrino, il boss marsigliese del narcotraffico, non è più quello interpretato allora da Fernando Rey, ma Gaëtan Zampa, origini napoletane e un potere assoluto gestito con ferocia. Che ha la faccia di Gilles Lellouche, attore di prima fascia in Francia, già sodale in parecchie avventure cinematografiche del collega e amico Jean Dujardin (erano insieme in Les Infidèles), che qui ovviamente è il giudice Michel, protagonista davvero senza macchia e senza paura. Un magistrato onesto e coraggioso che si mette in gioco completamente pur di far fuori la perniciosa French Connection guidata da Zampa, a costo anche di inimicarsi colleghi e superiori e politici variamente collusi e corrotti e dunque scarsamente attivi nel debellare la (chiamiamola così) piovra di Marsiglia. Siamo nel 1975, alla metà esatta del peggiore e più matto e pulsionale decennio delle nostre vite. Il magistrato inquirente Michel arriva da Metz con moglie tremebonda per il tribolato e rischioso mestiere del consorte e due figlioletti a carico. Si occupa al tribunale dei minori di poveri ragazzi eroinomani, di quelli che cadon come mosche sulle panchine dei parchi e negli angiporti. Visto lo zelo e la dedizione, e la competenza, verrà promosso a occuparsi del grande boss e della sua corte, in sinergia con un gruppo di poliziotti di quelli tosti che il loro duro e anche sporco all’occorrenza mestiere lo san fare. È subito un guardie-e-ladri senza esclusione di colpi, solo che incastrare il cattivissimo Zampa mica è facile, lui non si scopre mai, se ne sta acquattato dietro le quinte a manovrare la sua cosca e relativi traffici. Che son anche quelli di mandare sulla piazza newyorkese gran quantitativi di eroina in combutta con la mafia locale (siciliana, ça va sans dire). Al giudice cercheranno in ogni modo di complicare le cose, in primis i suoi capi corrotti, per non parlare del sindaco di Marsiglia – che poi diventerà ministro degli interni con Mitterrand – il quale non se la sente – o non vuole? – di allontanare dal suo entourage certi sospettabilissimi figuri. E sembra proprio un nostro poliziottesco anni Settanta, con il magistrato o il poliziotto intemerato che ce la mette tutta, salvo poi essere bloccato da una cupola superiore di poteri e relazioni. Certo, in tempi di garantismo come questi il giudice Michel, così decisionista e spiccio dà l’impressione di esondare un attimo dalle sue competenze e di cedere alla tentazione del mi-faccio-giustizia-da-me. Ma è proprio per quello che diventa un eroe popolare e un problema per i signori della French Connection. La partita tra cacciatore e prede presenta qualche colpo di scena, anche se non abbastanza incisivo, e tra Michel e Zampa sembrerebbe anche instaurarsi una sorta di recproca fascinzione, un reciproco rispetto, in un duello cavalleresco, pur nel luridume di quegli anni, di quegli ambientacci, che ricorda alla lontana il Michael Mann di Heat. Ma simili tracce narrative non convenzionali tutt’al più vengono appena accennate, per essere subito abbandonate a favore dell’action più classico e anche risaputo. Fino al non imprevedibile finale. La French è stata la produzione francese più costosa dell’anno scorso, 21 milioni di euro, e, nonostante l’uscita natalizia nei cinema e la grancassa promozionale, ha tirato su meno spettatori del previsto, un milione e mezzo. La critica più chic l’ha demolito, con un livore che francamente si fatica a capire. Non sarà un caplavoro all’altezza dei polar di Melville, e però French Connection si lascia guardare. Jean Dujardin, il signor Oscar di The Artist, gigioneggia parecchio e non è nemmeno il massimo della simpatia. Pare che sulle prime non volesse acettare la parte, poi ha detto sì per l’insistenza dell’amico Gilles Lellouche, entusiasta del copione. Secondo me, sommando segni più e segni meno, ha fatto bene.

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