Istanbul Film Festival (IKSV Film). Recensione #6: SOUVENIR. Isabelle Huppert all’Eurofestival

13717301_1046291958739902_6356331334576092192_oSouvenir, un film di Bavo Defurne. Con Isabelle Huppert, Kevin Azaïs, Johan Leysen. Sezione Musicians.
13615377_1035457849823313_6761349085653351386_nSi annunciava ghiottissimo e ultracamp questo film con Isabelle Huppert ex diva dell’Eurofestival che, dopo essere stata dimenticata da tutti, torna a cantare. Ma Souvenir, benché godibile, non è così sfrenato e rutilante come ci si aspettava. Però c’è la Huppert, e quando un ventiduenne perde la testa per lei nessuno in platea si stupisce. E le signore di Istanbul applaudono. Voto 6
14184314_1070284923007272_2709575636059318108_nIsabelle Huppert nell’anno di grazia 2016 in cui ha confermato di essere la meglio attrice al mondo con Elle e Le cose che verranno, è apparsa come la Madonna nei cinema francesi anche in questo Souvenir, di cui non avevo mai avuto notizia finché non me lo sono visto nel programma dell’Istanbul Film Festival (che poi ufficialmente si chiama IKSV Film, essendo l’IKSV l’associazione culturale che lo organizza). E che storia succulenta, almeno sulla carta, almeno a leggere la sinossi. Con Huppert nella parte di Laura, cantante ultrapop che, dopo aver sfiorato negli anni Settanta la vittoria all’Eurofestival battuta solo dagli Abba, finisce dimenticata da tutti. Chi l’ha più vista né sentita? Viale del tramonto, e che viale, visto che la poveretta dopo una serie di traversie e rovesci per colpa del marito manager sfruttatore si è ridotta a lavorare in una fabbrica di pâté in una qualche provincia francese. Ora, cosa di più camp dell’Eurofestival? E cosa di più camp di Huppert star dell’Eurofestival, che peraltro adesso si chiama ESC? Roba da sfregarsi le mani e prenotare subito il volo per Istanbul. Per dire come le mie aspettative fossero alte, e invece, come spesso capita, alla visione è arrivata la delusione. O mezza delusione. Perché Souvenir non è male, si lascia guardare, solo non è quello scatenatissimo film che prometteva di essere. Troppo controllato, troppo caruccio, come se il suo regista-sceneggiatore, il belga Bavo Defurne, avesse temuto di esagerare e si fosse lasciato intimidire da una presenza enorme e ingombrante come quella della Huppert. La quale è strepitosa, come no, come potrebbe essere diversamente, solo che hai l’impressione che non sia mai pienamente e davvero Laura. La sua freddezza per così dire genetica, che le permette di attraversare intoccata sullo schermo ogni possibile devastazione, perversione, crudeltà mentale, bizzarria esistenziale, qui toglie un qualcosa allo sberluccicamento smandrappato della sua Laura. Ci si aspettavano almodovarismi e altre sfrenatezze queer, invece tutto è tenuto su un tono abbastanza (abbastanza) sobrio.
Nessuno sa che Liliane, l’addetta alla garniture dei pâté, sia la Laura (pronunciare ovviamente Lorà) di un lontano Eurofestival (è il caso di ricordare che nella realtà ad arrivare seconda battuta dagli Abba fu la nostra Gigliola Cinquetti con , che sarebbe diventato un hit pazzesco in tutta Europa entrando perfino nella top ten inglese, impresa riuscita a pochissimi italiani nella storia). Finché un giorno ecco arrivare il giovanissimo Jean, anni 22, aspirante pugile professionista, assunto in fabbrica con un contratto a termine. Lui, cresciuto nel culto di Laura, di quella esibizione all’ESC, un culto ereditato dal padre, la riconosce immediatamnte. Ma Liliane nega, non ho niente a che fare con Laura, ti sbagli ecc. ecc. Ma cederà all’entusiasmo, all’ostinazione e anche alla devozione di Jean, quando lui la inviterà a ricantare il suo lontano hit in una piccola serata benefica. Da lì ricomincia la rinascita di Liliane/Laura. Jean diventa il suo amante e il suo manager, le procura le prime serate, finché ecco la grande occasione, partecipare alla selezione televisiva di chi deve rappresentare la Francia allì’Eurofestival prossimo venturo.
Film semplice, assai godibile, con Huppert che canta, e canta con un voce non estesa e non potente ma assai espressiva, assai francese. Stra-brava quando rifà posture e gestualità da Diva pop anni Settanta, e credibilissima come amante di un ventiduenne. Il quale è il sempre delizioso Kévin Azaïs di Les Combattents, perfetto quale maschio riluttante e sensibile. La storia la indovini tutta già al ventesimo minuto, del resto questi son film che ricalcano archetipi cui non si può derogare più di tanto (e l’archetipo è quello della Diva che cade per poi risorgere). Ma il risultato migliore conseguito da Souvenir è che nessuno in platea, ma proprio nessuno (accanto a me c’erano tre entusiaste signore della borghesia di Istanbul) si stupisce né tantomeno si scandalizza dell’amore tra la sessantenne Liliane e il ventenne Jean. Perché la Huppert può tutto.

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