Istanbul Film Festival review #9: YOURSELF AND YOURS, un altro film dell’infaticabile Hong Sangsoo

93_1Yourself and Yours, un film di Hing Sangsoo. Con Kim Joo-Hyuk, Lee Yoo-Young, Kim Eui-Sung. Sezione Best of the Fests.
93_4Non si riesce quasi a star dietro al coreano Hong Sangsoo. A Berlino ha portato un film, adesso qui a Istanbul un altro già presentato a Toronto, e intanto si prepara a sbarcare a Cannes ben due nuovissimi. Prolifico e fedele a se stesso, al proprio cinema, ai suoi giochi di scomposizione e rifrazione del reale, come in un caleidoscopio o in una camera degli specchi. Stavolta al centro c’è l’enigma di una donna insieme una e molteplice. Voto 7 e mezzo
93_3Infaticabile Hong Sangsoo, l’ormai consolidato maestro coreano del cinema delle identità mutevoli e delle realtà cangianti che manda ai festival un film dopo l’altro, tutti assai coerenti e fedeli alla sua idea di cinema, senza il minimo scostamento o tradimento. Alla scorsa Berlinale On the Beach at Night Alone, tra le cose sue più belle, malinconico fino allo strazio, ha procurato alla sua meravigliosa interprete Kim Min-hee (la adoro, sappiatelo) il premio di migliore attrice. Nel 2016 aveva portato a Toronto e San Sebastian questo Yourself and Yours, approdato adesso a Istanbul. E mentre scrivo ecco arrivare il programma del Cannes prossimo venturo appena comunicato da Thierry Frémaux, e c’è anche lui con incredib ilmente due (due!) film, Clair’s Camera, fuori concorso, e The Day After in competizione. Stakanov con la macchina da presa.
Vero, sembrano a uno sguardo suerficiale tutti uguali, i film di Hong Sangsoo, tutti realizzati con budget ridotti e pochi elementi narrativi, sempre gli stessi. Un pugno di personaggi, uomini e donne allacciati da relazioni complesse, mobili, inafferrabili, che si fanno e disfano disincastrando e reincastrando i protagonisti come in un cubo di Rubik incessantemente manipolato (dal caso? dalla necessità?). Paesaggi qualunque di minime città coreane, con qualche escursione nel vicino ed estraneo Giappone o in un altrove più lontano. Conversazioni senza fine. Il cinema di Hong Sangsoo è eminentemente di conversazione, dove le parole compongono una fitta rete stesa su ogni scena, passaggio, personaggio, determinandoli – all’inizio in Hong Sangsoo c’è sempre il verbo – e come imprigionandoli. Parole che sono, all’interno della drammaturgia dell’autore, di volta in volta armi di difesa e offesa, di confronto e scontro, di orientamento e depistaggio, di svelamento e occultamento, in una partita le cui mosse son sempre assai calcolate dai giocatori-attori. Seduti perlopiù in bar, caffè, ristoranti abbastanza qualunque e desolati intorno a un tavolo, il loro campo di battaglia. Si chiacchiera, si beve, si mangia, ci si ubriaca. Tutto qui. Ma in quell’apparente niente così ordinario c’è un mondo, c’è una visione di cinema originale e non apparentabile a nessun’altra, c’è la capacità di mostrarci le infinite possibilità, variazioni, rifrazioni, replicazioni, metamorfosi del reale, con uno sguardo apparentemente semplice fino alla naïvité e invece in grado di scandagliare ogni segreta vibrazione. Il tono è solitamente quella della commedia, anche un po’ lunatica, bizzarra, ma a mio parere i risultati più alti Hong Sangsoo li ha raggiunti con i suoi film più aspri e meno sorridenti, il capolavoro Hill of Freedom, presentato in un Venezia di qualche anno fa e incredibilmente confinato a Orizzonti, e On the Beach at Night Alone della Berlinale 2017.
Questo Yourself and Yours gioca la carta della commedia, citando, stando alle note ufficiali del film, Quell’oscuro oggetto del desiderio di Buñuel nel presentarci una figura femminile che è se stessa e insieme altre donne, o forse no, forse è solo un gioco, o un inganno, o un depistaggio, un abbaglio di chi la incontra. Buñuel aveva fatto interpretare a due attrici diverse e fisicamente opposte la stessa donna, qui è la stessa attrice che si moltiplica in più identità. O forse è solo una manipolatrice o una schizofrenica. Un mind game, puro Hong Sangsoo.Un pittore di nome Youngsoo litiga e rompe con la sua ragazza Minjung. Un amico lo avverte di averla vista in un bar flirtare smaccatamente con un altro uomo, e il gioco nella camera degli specchi comincia. Chi è Minjung? Altri la avvicinano, sempre che sia lei e non una sua sosia, asserendo di avere avuto una storia con lei in passato, ma lei nega, ora dicendo di essere la gemella di Minjung, ora di non aver mai conosciuto i suoi presunti boyfriend. Naturalmente non ci viene dato nessun appiglio perché possiamo orientarci e intuire la verità o la menzogna. Hong Sangsoo al solito distrugge ogni nostra certezza per lasciarci in balia del caso, come bendandoci e facendoci muovere alla cieca. In una pratica cinematografica del disorientamento. In Yourself and Yours tutto si risistema e acquista un ordine, fors’anche un senso, dopo il girotondo degli amanti veri o falsi, dell’una o delle mille Minjung. Film claustrofobico, non si esce quasi mai dai bar e dalle camere da letto. Yourself and Yours è, oltre che una riflessione sul femminile plurale, sulle personalità multiple di una donna, anche su uno dei sentimenti più tenaci e resistenti, e tra i meno cancellabili, la gelosia. Non l’ho forse amato come Hill of Freedom o On the Beach at Night Alone, ma ancora una volta Hong Sangosoo mi ha intrappolato nel suo universo parallelo, nella sua stanza degli specchi dove le cose e gli umani sono quello che sono e insieme quello che non sono. (Ma c’entrerà una qualche forma di pensiero orientale? Una qualche sapienzialità zen?).

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Istanbul Film Festival review #9: YOURSELF AND YOURS, un altro film dell’infaticabile Hong Sangsoo

  1. Pingback: Festival di Cannes 2017. Recensione: GEU-HU (Le jour d’après) di Hong Sangsoo. Un uomo e tre donne tra caso e necessità | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi