Istanbul al referendum. Evet o Hayir? Sì o no?

Evet: Sì. Hayir: No. Parole che dominano il panorama di Istanbul e, immagino, di tutta la Turchia. Sì o no al referendum che si tiene domenica 16 aprile, cruciale per il futuro delpaese, per il suo assetto istituzionale, per il destino politico di Erdogan che il referendum lo ha voluto fortissimamente. Sottoponendo agli elettori una riforma costituzionale che, se approvata, sopprimerebbe l’attuale figura del primo ministro e trasferirebbe i poteri di capo dell’esecutivo al presidente. Con la vitoria del sì la Turchia diventerebbe una repubblica presidenziale, consentendo a Recep Tayyp Erdoga, già primo ministro e ora presidente, di tornare alla testa del governo.
Il paesaggio di Istanbul è dominato dalla faccia di Erdogan e da quello del suo attuale primo ministro Binali Yıldırım. E dalla parola Evet. Il suo contrario, Hayir – no – è quasi invisibile. Poster non ne ho visti, solo modesti tavoli in Istiklal Caddesi, con però gente entusiasta che la sua propaganda elettorale la fa con musica e balli popolari, riuscendo a coinvolgere i passanti. Cento metri più in su ecco la sede temporanea del partito del Sì, con gran sfoggio di materiale promozionale e un Evet a caratteri cubitali. Anche lì musica, non saprei dire se canzoni politiche o pop, con pure qualche goffo tentativo di coreografie. Qualche sera fa due smandrappati ragazzetti ballavano in sincrono (o ci provavano) sventolando la bandiera turca. Almeno nella qualità delle danze vince Hayr, il no. Piccola ma coraggiosissima presenza anche dell’HDP, il partito curdo democratico (che alle precedenti elezioni ha raccolto anche il voto di molti non curdi ansiosi di cambiamento), il cui giovane leader Selahattin Demirtas è stato arrestato lo scorso novembre.

EVET: sì

Istanbul, Istiklal Caddesi: la sede della campagna per il Sì

Istanbul, Istiklal Caddesi: la sede della campagna per il Sì

HAYIR: no

Istanbul, Istiklal Caddesi: si balla per il no

Istanbul, Istiklal Caddesi: si balla per il no

 

 

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