Film stasera in tv: LA NOTTE DEL GIUDIZIO (The Purge) – mart. 25 aprile 2017, tv in chiaro

La notte del giudizio (The Purge), Italia 1, ore 22,54. Martedì 25 aprile 2017. VLa notte del giudizio (The Purge), regia di James DeMonaco. Con Ethan Hawke, Lena Headey, Max Burkholder, Adelaide Kane, Rhys Wakefield, Tony Oller.purge04Nel solito futuro distopico di tanti film fantastici, sci-fi e/o orrorifici, si immagina che una notte all’anno sia consentito ai bravi cittadini di dar sfogo ai loro peggiori istinti torturando e ammazzando. Questo al fine si assicurare stabilità e pace sociale per i residui 364 giorni e mezzo. Una esemplare famiglia americana si ritrova così assediata da un’orda di (solitamente) probi cittadini armati di machete. Ce la faranno a sopravvivere? Film che non nasconde qualche ambizione diciamo così di denuncia, pure ben condotto e diretto. E però troppo prevedibile negli sviluppi narrativi. Voto 6+purge05Horror con idee e qualche pretesa di denuncia diciamo così sociopolitica (beh, insomma). Anzi: con un’idea, quella di partenza, non così nuova però efficace, e in grado di traghettare questo The Purge, più o meno Lo sfogo, La catarsi, verso le zone nobili del genere, o almeno non così becere, non così succubi dei peggio istinti degli affezionati spettatori. Stavolta, no bassa macelleria, no torture porn a vellicare voyeurismi e sadismi neanche tanto latenti, anzi manifesti, manifestissimi nel pubblico. Qui si immagina, tra The Hunger Games e il vecchio ma sempre molto imitato Rollerball di Norman Jewison, che in un’America prossima ventura si consenta ai cittadini di scatenarsi per una notte all’anno nelle peggiori efferatezze. Tutto è concesso nel momento in cui scatta The Purge, com’è chiamato lo sfogatoio: trucidare, ammazzare, torturare. Anzi, le autorità esortano caldamente i cittadini a dare il via libera agli istinti belluini. Questo da quando i Nuovi Padri Fondatori han preso al potere dopo un periodo di povertà e conflitti, ripulendo il paese, riportando ordine e benessere, ricostruendo la coesione sociale. Una rinascita attribuita all’invenzione della notte catartica la quale, consentendo la canalizzazione della violenza repressa, impedisce che diventi destabilizzante nel resto dell’anno. Oddio, agli sceneggiatori si potrebbe obiettare che la violenza, una volta che la liberi, è una bestia che non rientra più nel serraglio e continua a circolare e a fare danni. Ma non stiamo a sottilizzare, l’idea della notte in cui tutto è permesso è drammaturgicamente fascinosa e tutt’altro che malvagia, perché consente – in un gioco di rovesciamento – di mostrare la duplicità della normalità e svelare il fondo limaccioso di ogni anima bella. Il guaio di questo film, dalla partenza così brillante, è che poi lo svolgimento è invece assai prevedibile e senza molte sorprese (a parte qualche invenzione di cui si dirà), con il carburante narrativo che rischia di esaurirsi subito e di non tenere più la macchina in funzione fino ai titoli di coda. Tutto è raccontato attraverso le vicende di una esemplare famiglia americana, i Sandin, padre, madre, una figlia teenager, un ragazzino. Famiglia benestante con bellissima casa in suburbia borghesi, giacché il signor James Sandin ha fatto fortuna vendendo allarmi a prova di Sfogo a chi naturalmente se li poteva permettere: agli altri, ai poveracci, tocca fare da vittima designata, da preda quando scatta l’annuale notte degli orrori. Lo Sfogo è ormai alle porte, mancano poche ore, le videocamere di controllo inquadrano probi cittadini che cominciano a oliare le loro macchine omicide e affilare i loro machete. Ma i Sandin son tranquilli, abitano in una villa superprotetta, cosa mai gli può succedere? Solo che il bambinello di casa, a The Purge ormai scattato, dà riparo a un afroamericano che sta per essere catturato da un’orda di biondi e bianchi armati. E da quel momento i Sandin diventano loro il bersaglio e vengono assediati con tanto di ultimatutm: o ci date il black che proteggete, oppure distruggereno ogni vostra barriera protettiva e entreremo massacrandovi tutti. Dilemma morale: soggiacere all’ignobile ricatto o resistere? Siamo in pieno genere home invasion, i buoni rinchiusi dentro, intrappolati, mentre là fuori le Forze del Male si agitano e danno l’assalto. Il regista James DeMonaco è uno di buone visioni e buona cultura cinematografica, molto ha studiato e qualcosa copia, sa orchestare bene il montare della minaccia, fino allo tsunami finale, si muove con abilità nello spazio chiuso accentuando fino al parossismo e alla paranoia il senso di claustrofobia. Macchina da presa a mano, c0me ormai in moltissimi film low budget, ed è tutto un sobbalzare e ballonzolare stordendo lo spettatore fino alla nausea. Il modello è chiarissimamente Distretto 13, le brigate della morte di John Carpenter, di cui DeMonaco peraltro ha firmato un remake qualche anno fa. Ma il passaggio del capofamiglia da uomo qualunque a cazzutissimo e incazzatissimo para-eroe che imbraccia le armi per difendere moglie e discendenza ricorda anche molto da vicino la mutazione di Dustin Hoffman in Cane di paglia di Sam Peckinpah. Qualche felice intuizione e invenzione narrativa: il sinistro biondino simil-nazi e simil-Trionfo della volontà di Leni Riefenstahl a capo dell’orda armata di machete; il pericolo rappresentato dal fidanzatino della figlia; i bravi vicini invidiosi che approfittano dell’assalto a casa Sandin per farli a brandelli e prendersi la rivincita su quella famigliola trppo perfetta e troppo ricca (“avete fatto i soldi con i nostri soldi vendendoci gli allarmi, adesso pagate”). Questa, della brava gente che svela il suo lato-ombra e, dietro la maschera con cui si nasconde, svela la sua faccia nera, è la parte migliore, la più autenticamente orrorifica e inquietante, più del sangue che pure scorre abbondante. Nel capo orda, con quella faccia da nazistello ripulito, sembra di rivedere anche un po’ degli assassini sadici eppure normali, angeli dalla faccia sozzissima, di Funny Games di Haneke. Parabola nel solito futuro distopico, questo La notte del giudizio. Che ha però il torto marcio di non sfruttare adeguatamente l’intuizione di partenza e di seguire una traccia narrativa così ovvia da potersi indovinare e anticipare mossa dopo mossa a occhi chiusi. Con dettagli potenzialmente interessanti, come il bambolotto-robot del ragazzino, che vengono sprecati. Resta l’indubbia abilità del regista a tenere desta la tensione e l’attenzione dello spettatore, solo che lo script più di tanto non lo aiuta. Il di solito molto impegnato Ethan Hawke stavolta, come ogni tanto fa, si concede al cinema di genere però non così corrivo, ed è lui naturalmente il buon padre di famiglia che imbraccia il fucile pe difendere il  territorio e moglie e prole minacciati.

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