Festival di Cannes 2017. Recensione: OKJA di Bong Joon-ho, il primo film Netflix è una fiaba animalista semplice semplice. Pure troppo

d2513b7c27d66f2a439af9cbf4c5166aOkja, un film di Bong Joon-ho. Con Tilda Swinton, Jake Gyllenhaal, Paul Dano, An Seo Hyun. Concorso.
e8b1fcbba54e7978b9c311e7b6d175afLassù sulle montagne coreane vive felice una ragazzina di noma Mija insieme al nonno e all’amato porco gigante di nome Okja. Dite che sembra Heidi? Difatti. Poi però diventa come La carica dei 101, quando due gemelle cattive vogliono l’animalone per il loro mattatoio-inscatolificio. Si oppone la Heidi della Corea, corrono in suo auto i guerriglieri animalisti. Bong Joon-ho fa un passo e anche due indietro rispetto a Snowpiercer. E quando è apparso il marchio Netflix, son stati fischi e buuh. Voto 5
c9528a8c04eed1f3cfdb20ca3f06a260Recensisco in ritardo il primo film Netflix del concorso, e parto dicendo che la cosa più memorabile della proiezione stampa son stati i fischi e i buuh che hanno accolto la comparsa del marchio sullo schermo. Fischi che sono continuati fino a interruzione dello screening. Ma non più per protesta contro la piattaforma digitale rea nell’inconscio e pure nel conscio individual-collettivo del giornalista medio e unico di attentare alla maestà del cinema com’era (ma andiamo, suvvia). No, i buuh erano perché il proiezionista aveva sbagliato il formato tagliando le inquadrature. Poi dicono che a Cannes certe cose non succedono, solo nella sgarruppata, in quanto italiana, Venezia: mica vero. E finalmente ecco la fiaba animalista del coreano Bong Joon-ho che ci aveva dato quella concitata e cuperrima allegoria-distopia sulla lotta di classe intitolata Snowpiercer, e che qui abbassa di parecchio ambizioni e pretese, limitandosi a confezionare una favoluccia per bambini e adulti in regressione infantile, con simpatici maxianimali porcini, dunque non pelosi, da proteggere dalle avidità della solita multinazionale lurida e cattiva. Metti La carica dei 101 con un porco gigante buonissimo al posto del branco di adorabili dalmata e una stronza padrona con gemella più stronza ancora – è Tilda Swinton, ovvio, che già si era sdoppiata in Ave, Cesare! dei Coen – a fare la (le) Crudelia Demon del caso. A capo stavolta di un carnificio. Certo di suo Bong Joon-ho ci mette il suo senso del visionario e del rugginoso, del catramoso-decadente, fatiscenze di ex fabbriche dove soffrirono lavoratori e animali (si tratta di un mattatoio e inscatolatoio di carni suine adesso però rimesso a nuovo e ipertecnologico) e flatulenze assai ripetute e rumorose dei bestioni che una ragazzina coreana, e con lei un gruppo di animalisti un po’ sgangherati, cerca di salvare. Okja è il nome di un maiale gigante assai affettuoso che vive beato in un’arcadia coreana custodito e pascolato dalla piccola Mija. Siamo, avrete capito, dalle parti di Heidi, solo in versione Far East, con tanto di saggio nonno sempre intento a cucinare e rassettare la modesta casa e custodire le tradizioni. Poi arrivano i cattivi, emissari della suddetta multinazionale tra cui un fatuo e garrulo Jake Gyllenhaal), che vogliono portare Okja a New York. Figuriamoci, la bimba si oppone, scendono in campo a aiutarla quei folli animalisti capitanati da Paul Dano, e sarà scontro tra Bene e Male, e indovinate come va a finire.
Bong Joon-ho, che ha l’occhio e il talento dell’autore vero, allestisce set allarmanti al punto giusto, gli inseguimenti sono spettacolari, le scene al mattatoio apocalittiche e raccapriccianti. Ma il film resta nella sua sostanza un filmucolo che non ce la fa a farsi parabola e rappresentazione di questo pazzo e allucinato mondo. Un passo indietro e anche due rispetto a Snowpiercer, e poi di messaggistica animalista non se ne può francamente più. Che degli umani non gliene frega più niente a nessuno, e però ne touche pas mon pet! (scusato il pasticcio franco-inglese, ma non ho resistito al calembour pote-pet). Animalista era pure il film vincitore lo scorso febbraio a Berlino, l’ungherese On Body and Soul, e quello, sempre a Berlino, di Agnieska Holland, Pokot/Spoor, dove brava gente preoccupata dello sterminio di cervi e conigli del bosco ammazzava i cacciatori. Comunque il mattatoio continua a essere molto amato e frequentato dal cinema ultimamente, vedi per l’appunto il vincitore di Berlino, tutto ambientato nell’abbattoir di Budapest, e un film visto a Locarno 2016 Cineasti del presente, il francese Gorge Coeur Ventre di Maud Alpi. Son segni dei tempi.

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