Cannes 2017: commento al palmarès (The Square si merita la Palma d’oro? E gli altri premiati?)

Robert Ostludn (al centro), vincitori della Palma per The Square. Con lui Juliette Binoche e il presidente dela giuria Pedro Almodovar. Foto Valéry Hache/AFP. Dal sito del festival di Cannes.

Al centro Ruben Ostlund, vincitore della Palma per The Square. Con lui Juliette Binoche e il presidente dela giuria Pedro Almodovar. Foto Valéry Hache/AFP. Dal sito del festival di Cannes.

Giuria e vincitori. Foto Alberto Rizzoli/AFP. Dal sito del festival di Cannes.

Giuria e vincitori. Foto Alberto Rizzoli/AFP. Dal sito del festival di Cannes.

Ha vinto Toni Erdmann di Maren Ade. Un trionfo della commedia nordeuropea grottesco-punk con derive nel surreale. Un po’ greve, un po’ troppo densa, non così facile da digerire per i nostri palati latini, ma che vogliamo farci, così ha deciso la giuria. Dite che ho preso un abbaglio? Che i miei neuroni si sono spappolati e le sinapsi pure? Che Toni Erdmann stava a Cannes l’anno scorso, da cui peraltro è uscito senza neanche un premiucolo? Avete ragione, come no. E però questo palmarès di Cannes 70 è la vendetta un anno dopo di Maren Ade, che, sarà bene ricordarlo, era nella giuria capitanata da Pedro Almodovar dove deve aver tifato calorosamente, così almeno immagino, per Ruben Östlund e il suo The Square. Per via, come dire, di certe affinità elettive. Lei ha perso nel 2016, ma lo spirito Toni Erdmann si è preso oggi la rivincita con The Square palmadorato, che per almeno due terzi molto gli somiglia (vogliamo parlare della scena del preservativo?). La commedia intelligente e, ça va sans dire, provocatoria, grottesca, antisistema e antitutto, va su a Nord, e a noi tocca abbozzare. La Palma d’oro svedese fa ridere e allarma, è un buon film, ma temo appartenga piu alla categoria dei falsi capolavori che a quella dei veri, e bisogna vedere se resisterà all’usura del tempo. Quanto a me, faccio fatica ad apprezzare lo humour nordico, ecco. Si dirà che la giuria ha fatto una scelta ‘audacieuse’ dichiarandolo vincitore, che ha puntato su un cavallo matto, che ha avuto fegato e palle. Ma più passano i giorni da quando l’ho visto e più The Square si scolora nella mia memoria, più mi sembra sopravvalutato, e però aspettiamo un attimo, chissà mai che a una ri-visione si confermi davvero quella gran cosa di cui molti dicono.
Quanto al resto: palmarès abbastanza bislacco e sghembo, con un paio di anomalie. La prima: si è deciso di assegnare un premio speciale, quello del 70esimo anniversario del festival, a Nicole Kidman, quest’anno a Cannes con ben quattro film, di cui due in concorso. La ritrovata diva ha salutato via video irradiando soddisfazione: un premio così è più di un premio alla migliore attrice, è una consacrazione, il passaporto tra le grandi. Seconda anomalia: il premio per la migliore sceneggiatura assegnato ex aequo a Yorgos Lanthimos e al suo collaboratore di sempre Efhtimis Filippou per il loro The Killing of a Sacred Deer che, non mi stancherò di ripeterlo, è la cosa migliore del concorso e si meritava di più di questo micragnoso riconoscimento a metà. L’altra metà è andata a Lynne Ramsay per You Were Never Really Here, sostenutissimo dalla stampa inglese, che se mai avrebbe meritato il premio per la regia. Quello per la migliore sceneggiatura, per quanto a mezzadria con Lanthimos, è assurdo e inspiegabile, visto che la signora Ramsey ha talmente scheletrificato la storia da renderla in più parti incomprensibile. Sicché premiarla per lo script è come dare l’ambrogino d’oro a un serial killer. Oltretutto il suo film è l’unico a portarsi via due premi, essendo andato quello per la migliore interpretazione maschile al suo protagonista Joaquin Phoenix, presentatosi sul palco con sneakers e testa, m’è parso, alquanto annebbiata: poche parole farfugliate, e via. Però come si fa a non amarlo, Joaquin? E non si può nemmeno dire che abbia demeritato, anche se io avrei preferito il Robert Pattinson di Good Time, il film dei fratelli Safdie che è la vera rivelazione del concorso, più di The Square, e al quale non è andato niente (dargli un premio grosso quello sì che sarebbe stato ‘audacieux’).
Come spesso capita, il palmarès mette i nomi e i titoli giusti, però nel posto sbagliato. Della Ramsay s’è detto, di Sofia Coppola diciamo adesso. Ma era proprio il caso di darle il prix della regia, il terzo in ordine di importanza di Cannes? Il suo The Beguiled è buono, è stato molto applaudito, farà molta strada, si farà largo negli Oscar, ma c’era di meglio tra quelli rimasti fuori dalla lista (ai Safdie ho già accennato, aggiungo Ozon e Haneke). Ineccepibile il prix d’interprétation féminine a Diane Kruger, il lato migliore di un film furbo e anche ambiguo la sua parte come Aus Dem Nichts/In The Fade del tedesco Fatih Akin. Certo, altre attrici sarebbero potute salire sul palco al posto suo, a partire dalle due russe protagoniste di Nelyubov (Loveless) di Andrey Zyagintsev e Une femme douce di Loznitsa. Zyagintsev era con Lanthimos il più meritevole di Palma, gli è toccato un premio minore, quello della giuria al suo Loveless. Occasione persa per consacrare un grande. Il russo esce da questo Cannes come il vero sconfitto, il più sottovalutato. Sui corti non commento, non avendone visto nessuno (e mi chiedo sempre chi a un festival come Cannes o Berlino o Venezia investa il suo tempo per vedersi i corti anziché Haneke & company). La Caméra d’or, il premio alla migliore opera prima, scelta non solo tra quelle della selezione ufficiale ma anche del programma della Quinzaine des Réalisateurs e della Semaine de la Critique, quest’anno è rimasta in casa – nel senso della selezione ufficiale – essendo stata assegnata a Jeune Femme di Léonor Serraille proiettato a Un certain regard. Lunghissimo ringraziamento della regista, in particolare alla sua giovane attrice. Ma non avendo visto il film non ve ne saprei dire il motivo. Faccio soltanto notare la schizofrenia dei verdetti della giuria della Caméra d’or, capitanata da Sandrine Kiberlain, e di quella di Un certain regard con Uma Thruman presidente: Jeune Femme si prende sì il premio di migliore opera prima, ma viene completamente trascurato nel palmarès della sua sezione, dove di premi ne sono stati dati – ieri sera – ben cinque (ha vinto Lerd dell’iraniano Mohammad Rasoulof). Rimando per un ulteriore e più pacato commento ai prossimi giorni. Intanto ricordo come la tradizione dei palmarès discutibili sia stata rispettata. Veri scandali e misfatti non ne sono stati perpetrati, e però omissioni, sopravvalutazioni e sottovalutazioni sì. Sopravvalutati Ramsey, Coppola, Östlund, sottovalutati Lanthimos e Zvyagintsev, per non parlare degli esclusi Safdie, Ozon, Haneke. Da un presidente di giuria come Almodovar mi aspettavo qualcosa di più. Dimenticavo il Grand Prix, il secondo per importanza del palmarès, andato al favoritissimo per la Palma 120 battements par minute di Robin Campillo, il film forse più trasversale, quello che ha pescato consensi dappertutto con la sua rievocazione dei tempi più cupi dell’Aids e delle lotte per farmaci più efficaci. Un buonissimo film, ma forse privo di quella statura da classico che si esige da una Palma d’oro. Nota: quest’anno i premi alle migliori interpretazioni sono state assegnate a due star, o quasi star, come Diane Kruger e Joaquin Phoenix. Mica come spesso succede ai festival a un qualche attore/attrice proveniente da una qualche parte disagiata del mondo. Vedi l’anno scorso, quando fu premiata una sconosciuta signora filippina al posto dell’Isabelle Huppert di Elle, cioè la più grande al mondo nella forse sua migliore interpretazione di sempre. Per dire quanto le giurie spesso non ci piglino.

Il quadro riassuntivo del palmarès di Cannes 70 (cliccare il link per la recensione di questo blog):
Palma d’oro
The Square di Ruben Östlund

Premio del 70esimo anniversario
Nicole Kidman

Grand Prix
120 battements par minute di Robin Campillo

Premio per la regia
Sofia Coppola per The Beguiled

Migliore attore
Joaquin Phoenix per You Were Never Really Here di Lynn Ramsey

Migliore attrice
Diane Kruger per Aus Dem Nichts (In The Fade) di Fatih Akin

Premio della giuria
Nelyubov (Loveless) di Andrey Zyagintsev

Premio per la sceneggiatura ex aequo a
Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per The Killing of a Sacred Deer
Lynne Ramsey per You Were Never Really Here

Caméra d’or per la migliore opera prima
Jeune Femme di Léonor Serraille presentato a Un certain regard

Per la sezione cortometraggi rimando alla pagina del festival.

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Una risposta a Cannes 2017: commento al palmarès (The Square si merita la Palma d’oro? E gli altri premiati?)

  1. heuresabbatique scrive:

    Dopo la Palma d’oro affibbiata a Ostlund, che qualche anno fa presento un film furbissimo e presuntuoso nelle midolla, un film (Forza Maggiore: il misfatto filmico) che girava dalle parti di Haneke, Bergman ed Allen tutti assieme citati come potrebbe fare uno scolaretto diligente che ha imparato la lezione senza dire nulla di più, anzi con molto meno, molto, molto di meno (anche la faccia di Ostlund è antipatica e presuntuosa) siamo proprio dalle parti di quando il cinema d’ autore è cinema di genere! Ebbene io non ho visto, per forza di cose, The Square il film palmato d’ oro di quest’ anno, ma veduti trailer, lette interviste e recensioni ( le più entusiaste come per il precedente! Si parla di rivelazione! Ed io ho paura, assai. Di media quando si sventolano Palme all’ ingresso in città, qualcuno lo crocifiggono…) ho il timore, più che il timore che siamo dalle parti di Forza Maggiore. Forse in maniera anche più radicale. Che dire, gli darò una chance, ma ad adesso questo film è già il mio più odiato di sempre, a propri. Ed Ostlund adesso con Palma d’ Oro sullo scaffale chi lo ferma più??? Ed io ho ora il terrore! Da “Cuore di Tenebra”: il Terrore, il Terrore!

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