Cannes 2017. I FAVORITI a un’ora dalla premiazione

120 battiti al minuto

120 battiti al minuto

Alle 19.15 di oggi, domenica 28 marzo, parte alla Salle Lumière del Palais la cerimonia di premiazione del festival di Cannes numero 70 (la si può seguire anche in streaming sul sito del festival, anche se francamente non ho capito a quale pagina: il sito è assai confuso). I favoriti? Il gioco delle predictions a un festival è materia più da Nostradamus che da normale osservatore, per quanto attento, delle cose cinematografiche. E però ci si prova sempre, e si prova tenendo conto dei seguenti fattori: a) l’opinione propria e di altri frequentatori-amici del festival, con cui lo scambio di idee e anche lo scazzo sono continui  (ma a te è piaciuto? maddai, non ci posso credere, e via discutendo più o meno animatamente); 2) le classifiche, basate su un panel di critici internazionali, di giornali specializzati cone Screen; 3) i premi non ufficiali, che possono essere degli indicatori significativi degli umori in circolazione; 4) le propensioni e i presumibili gusti e disgusti dei giuarati.
Se qualcuno milanta notizie riservate e esclusive avute in anteprima da insider che non si possono nominare ma affidabilissimi, non credetegli. A Cannes non filtra niente. Tutt’al più possono essere di una qualche utilità gli avvistamenti in hotel, le non partenze, i ritorni. Se insonmma uno sta a Cannes a ridosso della premiazione il suo bel motivo ce l’avrà. Il mio film preferito del concorso resta The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos, ma temo sia troppo divisivo per poter afferrare la palma. Non mi vedo giurati come Will Smith o Bin Bing sostenere un filn così poco conciliante. Dunque ecco le probabili palme.

I FAVORITI
1) 120 battements par minute
Il film (francese) di Robin Campillo sui militanza di Act Up nella Parigi primi Novanta a sostegno dei malati di Aids ha ottenuto un consenso inimmaginabile alla vigilia del festival. È piaciuto anche a me, che pure ho in uggia ogni correttismo politico, perché Campillo rispetto alle fanfare della lotta e della militanza ha privilegiato le storie. 120 battiti al minuti potrebbe mettere d’accordo tutti in giuria, autorialisti duri e fautori di un cinema più affabile. Inanto s’è già portato a casa il premio Fipresci della critica intrenazionale, premio un po’ muffo ma sempre di prestigio, come migliore del concorso. Ovviamente premiato anche come migliore film gay con la Queer Palm.

2) Loveless (Nelyubov)
Un film potente che parla di divorzio e delle sue ricadute sui fgli, ma che si astiene da ogni psicologismo d’accatto per trasformarsi in un agghiacciante ritratto della Russia di oggi, delle sue frenesie di arricchimento e di scalata sociale, della sua mancanza di freni morali. Andrei Zvyagintsev si conferma gran regista dopo il magnifico Leviathan presentato qui a Cannes tre anni fa.

POTREBBERO FARCELA
E qui la lista si fa lunga davvero: sono parecchi i titoli che hanno sia forti estimatori che detrattori, ma che in giuria, se le alleanze ma anche i veti incrociati li assistono, potrebbero farcela. Chi l’anno scorso ha predetto I, Daniel Blake di Ken Loach? Nessuno, eppure vinse. E allora via con gli ousider:
The Killing of a Sacred Deer  di Yorgos Lanthimos.
Il capolavoro vero di Cannes 70, solo troppo ostico per trionfare. Però mai dire mai.
You Were Never Really Here di Lynne Ramsey.
Sostenutissimo dalla critica inglese, anche per ovvio patriottismo. L’ultimo arrivato nella lista dei papabili. Con la sua visualità fredda, con la sua costruzione cerebrale, potrebbe piacere molto al giurato Sorrentino.
The Square di Ruben Õstlund
A distanza di giorni lo ritengo sopravvalutato. Però è piaciuto quasi a tutti. Del genere: falso capolavoro. Potrebbe trovare nella Maren Ade di Toni Erdmann, quest’anno in giuria, una sostenitrice.

ATTENTI ANCHE A
The Beguiled di Sofia Coppola
Film più tendente al medio che al massimo, però assai apprezzato dai recensori americani e dalla parte femminile di critica e pubblico.
Hikari (Vers la lumière)  di Naomi Kawase
Attenzione, il vero outsider. Non se lo fila quasi nessuno nei pronostici, ma ha commosso platee su platee con i suoi non vedenti che fanno cose meravigliose. E nonostante il molto kitsch contiene qualche momento formidabile.
Krotkaya (Une femme douce) di Sergei Loznitsa
Un film discontinuo, con un’ultima parte da buttare e però momenti di inaudita potenza. Capolavoro a metà, anzi sì e no al 30 per cento. E però quel 30 per cento è formidabile.

 

 

 

 

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