(al cinema) recensione: UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA, un film di Rama Burshtein. Una wedding commedy irresistibile e lontana da Hollywood

DBjq0nBWsAAFHgPUn appuntamento per la sposa (Through the Wall – Llavoor Et Hakir), un film di Rama Burshtein. Con Noa Koler, Amos Tamam, Oz Zehavi, Irit Shegel, Roni Merhavi. Israele 2016. Presentato a Venezia 73 nella sezione Orizzonti. Al cinema da giovedì 8 giugno 2017.
27964-laavor_et_hakir_1A Venezia il pubblico ha parecchio applaudito questa commedia della regista israeliana Rama Burshtein. Che, come nel precedente La sposa promessa, mette in scena un matrimonio alquanto complicato. Partendo da uno spunto irresistibile: una giovane donna, mollata dal fidanzato a venti giorni dalle nozze, decide di non annullare la cerimonia, e di cercarsi un nuovo marito nel tempo che le resta prima della data stabilita. Molto divertente. Con dentro parecchio umorismo di marca yiddish. Voto 7+
schermata-2016-09-15-alle-14-28-03Commedia travolgente (io, almeno, mi son massimamente divertito, il che non è così frequente a un festival), assai gradita e applaudita dal pubblico veneziano alla proiezione in Sala Darsena dov’erano presenti la regista e gli interpreti. Regista che è quella signora israeliana di nome Rama Burshtein che fu una rivelazione un tre Venezie fa con La sposa promessa. Un film che procurò anche alla sua protagonista la Coppa Volpi di migliore attrice. Allora Rama Burshtein era in concorso, stavolta è stata collocata in Orizzonti, la sezione seconda, forse perché il suo Through the Wall è stato ritenuto non abbastanza autoriale per la massima serie. Comunque sia, e al di là della posizione assegnatale nel ranking festivaliero, la regista isareliana conferma in pieno la sua capacità di intrattenere, di costruire commedie che sono congegni infallibili ad alta precisione e effetto garantito sul pubblico. Molte le analogie con il precedente La sposa promessa. Anche stavolta c’è una giovane donna al centro dell’intrccio, anche stavolta c’entrano un matrimonio complicato e realtivi maneggi, anche stavolta siamo all’interno di una comunità ebreo-ortodossa in Israele, probabilmente hassidica, con relativi e stringenti usi e costumi di vita (si presume ci si trovi a Gerusalemme, ma il film non lo specifica). Comunità di cui la stessa regista Rama Burshtein fa parte, tant’è che a Venezia l’abbiamo vista con rigoroso turbante a coprire i capelli come vogliono le regole religiose. Il lato parecchio interessante è che la signora ha cominciato a fare cinema realizzando film destinati alle comunità ebreo-ortodosse sparse per il mondo e, pur continuando il suo lavoro sempre in quell’ambito identitario, è riuscita nel miracolo di creare storie di impatto universale. Lo si era visto in La sposa promessa, lo rivediamo in Through the Wall, Attraverso il muro, che verrà distribuito però in Italia come Un appuntamento con la sposa. Non compatta l’accoglienza di stampa e web a Venezia, molte le riserve soprattutto da parte dei jeune critique che han trovato troppo corrivo e mainstream il film bollandolo come non-da-festival (gli integralismi esistono in tutte le tribù critiche). Dissento. Through the Wall non è così elmentare, dentro si porta infinite memorie della grande comicità jewish del cinema americano, dai fratelli Marx a Woody Allen, e delle storie letterarie yiddish di un Singer, e anche del glorioso teatro sempre in lingua yiddish che fu del centro ed est Europa prima della Distruzione. Il tutto rivisto al femminile. Corrrivo? Ma se un intreccio così perfetto e irresistibile lo trovi tutt’al più nella massima commedia american. Che se un film così l’avesse scritto e girato Nora Ephron sarebbero tutti qua ad applaudire e acclamare.
Spunto di partenza magnificamente bislacco e paradossale, davvero degno di un Isaac Singer, e chissà, magari derivante davvero da una qualche tradizionale storia dell’ebraismo est-europeo degli shetl. Pensate: una trentenne di nome Michal viene mollata dal fidanzato venti giorni prima del matrimonio. Ma, pur nello choc, decide di non annullare la cerimonia, nonostante quel che deve pagare per la festa e il resto. E di cercare, in quei venti giorni che le restano prima della data fissata, un nuovo marito. Andando oltre ogni ragionevolezza. Sfidando parenti e amiche. Confidando un po’ in se stessa, nella propria volontà, e molto in Dio (in questo film la fede conta, eccome, e che sia stato questo a urtare il laicismo rozzo, a una sola dimensione, di qualche critico e spettatore?). Seguono gli incontri di o con uomini della comunità che le vengono presentati dalle mediatrici di matrimonio, o con uomini casualmente incrociati. Come il giovane cantante di un gruppo musicale, un teen idol inseguito dalle groupies, con cui si ritrova a parlare attraverso il muro di un luogo santo, la tomba di un Rabbi. Attraverso, perché gli uomini e l donne devono, secondo le regole religiose, stare rigorosamente divisi. Ma naturalmente il finale sarà a sorpresa (anche se abbastanza intuibile a un due terzi di film). In mezzo momenti di massimo divertimento. La sfilata dei possibili candidati al ruolo di marito allinea irresistibili personaggi, dal devoto sordo e muto al devoto professore rigorista e ossessivamente pignolo e preciso, mentre l’ex intanto ha già trovato un’altra. Rama Burshtein non risparmia l’ironia sugli stessi appartenenti, uomini e donne, alla comunità ebeo-ortodossa, secondo quella libertà e capacità di ridere di sé che è tratto costitutivo dell’umorismo jewish nelle sue varie declinazioni. Perfetto il coro delle amiche (anche da quello si vede l’abilità di storyteller dell’autrice). Through the Wall è film multistrato, non  solo una brillantissima commedia. È anche un viaggio all’interno di una comunità religiosa, anzi un’esplorazione operata dal suo interno. È anche uno dei rari racconti contemporanei in cui si senta forte la presenza di Dio, e la fede continui ad avere un ruolo cruciale. Michal è sicura di farcela a trovare un nuovo marito perché, semplicemente, ci crede, e crede. E chissà se in un eventuale remake americano questo fondamentale aspetto verrebbe conservato (non credo). Scena mirabile nel suo surrealismo: quella delle nozze, con gli invitati ad affallare il luogo della cerimonia, ma con lo scranno maritale vuoto. Certo, non aspettatevi da Rama Burshtein chissà quali invenzioni e visioni di cinema, il suo tipo di messinscena e il suo uso della macchina da presa sono semplici e basici, al servizio della storia e dei personaggi. Cinema no-frills, non per questo da liquidare come non-da-festival.

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Una risposta a (al cinema) recensione: UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA, un film di Rama Burshtein. Una wedding commedy irresistibile e lontana da Hollywood

  1. zioluc scrive:

    Commedia travolgente? Brillantissima commedia? Di solito sono d’accordo con le recensioni qui ma in questo caso mi pare di aver visto un altro film (come me altre 3 persone. E no, non mi aspettavo un film alla Jennifer Aniston). Solo per avvisare altri che se non altro non è una commedia in senso classico. Molto interessante nello spunto e in come tratta la fede, ma per il resto davvero fiacco.

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