Film stasera in tv: FACCIAMOLA FINITA (merc. 26 luglio 2017, tv in chiaro)

Facciamola finita di Seth Rogen e Evan Goldberg, Rai 4, ore 21,05. Mercoledì 26 luglio 2017.
Ripropongo la recensione scritta all’uscita del film.
1170481 - The End Of The WorldFacciamola finita (This is the End), regia di Seth Rogen e Evan Goldberg. Con Seth Rogen, James Franco, Jay Baruchel, Jonah Hill, Craig Robinson, Danny McBride, Paul Rudd, Emma Watson, Michael Cera, Rihanna, Channing Tatum.TITE110
Commedia di massima volgarità verbale eppure sottile, acuta e acuminata come poche. Alcuni amici della Hollywood meno allineata (James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, tutti nella parte di se stessi), si ritrovano a fronteggiare qualcosa che somiglia all’apocalisse. Man mano la raunchy comedy vira in film post-apocalittico, e perfino in racconto morale. Tra lazzi e sghignazzi si parla di Dio, religione, paradiso e inferno, bene e male, lealtà e tradimento, redenzione, salvezza. Qui sì che si mescola l’alto, anzi l’altissimo, e il basso.  Voto 7 e mezzoTITE101Sfrenatamente sboccato e sfrenatamente intelligente. Grossolano e acuto, rozzo e di inaudita sottigliezza. Qualcosa, questo Facciamola finita, in cui la volgarità si transustanzia miracolosamente in sublime e ne è anzi la materia prima, come in un’operazione alchemica, però applicata al cinema della raunchy comedy. Quella commediaccia americana di massima goliardia in cui un gruppo di maschi giovani e allupati non fa che straparlare di figa, scorreggiare, ruttare, ingurgitare cibo schifoso, farsi seghe davanti a ogni pornoimmagine possibile. E videogame fracassoni, sostanze alteranti di ogni tipo. C’è da rimanere basiti e ammirati di fronte a questo Facciamola finita, chiedendosi come mai da noi tali miracoli accadano molto raramente (bisogna tornare indietro di decenni forse per trovare qualche esemplare: mi viene in mente il primo ruspantissimo Benigni): è che la più sofisticata arte della volgarità noi la possiamo rintracciare ormai solo in cose localistiche come il mitologico giornale livornese Il vernacoliere. Ecco, Facciamola finita è da vedere, per sghignazzare indecentemente e lasciarsi trascinare man mano in un deriva che ci deposita in territori che all’inizio mai sospetteresti, territori che hanno a che fare con la religione, l’etica, la filosofia e con cose come il bene e il male, il peccato, la colpa, la redenzione, la salvezza. Però, che orrore il titolo italiano (siamo alle solite, mannaggia), che banalizza e appiattisce quel che in origine fa This is the end, Questa è la fine, e la fine cui si allude è proprio la fine del mondo. Tant’è che il film inizialmente si sarebbe dovuto chiamare L’apocalisse. Già, perché è proprio quella cosa lì che si ritrova a vivere il gruppo di amici protagonisti del film, l’apocalisse del libro di Giovanni. Gli amici sono un pugno di attori e cinematografari che bene conosciamo per averli visti parecchio, e che qui recitano nella parte di se stessi, o sono se stessi, con i propri nome e cognome. Seth Rogen, James Franco e Jonah Hill, innanzitutto, poi Jay Baruchel e Craig Robinson. Li vediamo tutti nella villona di James Franco insieme a una moltitudine di invitati (pure Rihanna, per dire) ballare, sballare, bere e strafarsi e quant’altro, e la villa se ho visto bene (ma potrebbe essere stata un’allucinazione) m’è sembrata molto sghemba in Frank O. Gehry style. Insomma, siamo nella Hollywood più figa e che succede? Voragini di colpo si aprono, fuochi avvolgono il monte accerchiando la monumentale scritta che ricorda a tutti in che magico luogo si trovino, e tutti pensano sia il terremoto sempre annunciato da quelle parti, The Big One, e invece no, la cosa si rivelerà più anomala e inquietante. Frotte di invitati vengono inghiottiti dalle voragini in fondo ai quali c’è un’incandescenza che molto ricorda l’inferno, ed è il primo segno che abbiamo a che fare con qualcosa di sovrannaturale. I cinque amici si salvano e, barricati nella villa di Franco, si preparano a sopravvivere. Mentre la conversazione si mantiene sempre al livello massimo di scurrilità, tra lazzi e sesso verbalmente declinato in ogni forma possibile (memorabile il duetto-duello tra James Franco e Danny McBride sulle riviste porno del primo insozzate dallo sperma del secondo, una sorta di sfida rap parolacciara, una tenzone di tale virtuosismo da lasciare a bocca aperta), si aprono sempre più crepe e voragini anche all’interno del gruppo. L’amicizia che pareva inossidabile tra Seth Rogen e Jay Baruchel svela menzogne, reticenze, doppifondi, la solidarietà lascia il posto all’individualismo più sfrenato, al tutti contro tutti, al mors tua vita mea, all’homo homini lupus. Intanto, si scopre che là fuori c’è qualcosa di mostruoso che ha a che fa con la Bestia dell’Apocalisse (e con i monsters-movie alla Godzilla). Da raunchy comedy Facciamola finita si trasforma sempre più in black comedy, per quello che succede là fuori e per quello che succede dentro. Si va pure sul racconto morale mescolato al genere catastrofica-postapocalittico, e ammetterete che si tratta di un bel casino questo mescolare alto e basso, basso e alto, anche altissimo. Perché a un certo punto si capisce che la sola via di salvezza viene da lassù, dal cielo, e che per guadagnarsela bisogna diventare brave persone e provare in quello sfacelo a fare del bene. Ecco, questo film così apparentemente scemo, questo viaggio nella Hollywood Babilonia ci costringe invece a interrogarci sull’amicizia, la lealtà, il tradimento di se stessi e degli altri, sulla necessità di riscoprire un qualcosa che somigli ai valori e all’etica. E il sovrannaturale dilaga. Disquisizioni religiose tra i protagonisti, oscillanti tra cristianesimo ed ebraismo, che par di rivedere in certi momenti La via lattea di Buñuel con i tavernieri, i viandanti, i soldati, i pellegrini a discutere tra ortodossia ed eresia intorno alla natura di Cristo, quanto di umano vi sia in essa e quanto di divino. Qui, quando qualcuno si interroga sulle tre persone della santa trinità, James Franco ha la spiegazione pronta: “È come un gelato a tre gusti”, che mi pare un’ottima, acutissima spiega, per niente blasfema. Per non parlare dell’infinito amore per il cinema che traspare dalle tante citazioni e tributi disseminati qua e là. Al posseduto Jonah Hill si pratica l’esorcismo come nel film di William Friedkin, le colonne di luce che uniscono la terra al cielo sembran quelle che investivano Mosè sul Sinai nei Dieci comandamenti di Cecil B. De Mille (e pure quelle di I predatori dell’arca perduta di Spielberg), l’orda di cannibali in agguato tra le macerie sembra uscire da Mad Max. Comparsate e apparizioni eccellenti. Di Rihanna si diceva. Michael Cera fa un assatanato di sesso e coca (però, quanta coca annusata ultimamente nei film, ne saran contenti i cartelli colombiani e messicani). Emma Watson ormai definitivamente emancipata da ogni harrypotterismo – vedi anche The Bling Ring – è l’unica figura femminile che tra tanti maschi riesca a ritagliarsi un po’ di spazio. C’è perfino Channing Tatum (complimeni per il coraggio), che sfregia la sua immagine di macho muscolare ritagliandosi un cameo di schiavo sessuale a culo nudo e con collare e guinzaglio pronto a soddisfare ogni turpe voglia del suo master. Finalone che non si può anticipare, ovvio. Dico solo: ripassatevi su YouTube Everybody dei Backstreet Boys. Uscito in America a metà giugno, This is the End è andato oltre ogni previsione, realizzando 100 milioni al box office. Che per un film così complesso e stratificato è un risultato enorme. Per James Franco, una delle figure più eccentriche e interessanti del cinema americano d’oggi, diviso com’è tra mainstream e sperimentalismi, un altro successo dopo Il grande e potente Oz.

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