Locarno 70. Recensione: TA PEAU SI LISSE. Storie di bodybuilder

958266Ta peau si lisse (La tua pelle così liscia), di Denis Côté.  Con Alexis Légaré, Alexis Légaré, Cédric Doyon, Jean-François Bouchard, Ronald Yang, Maxime Lemire. Concorso Internazionale.
962041-1Delude questo docu del canadese Denis Côté su un gruppo di bodybuilder. Per evitare ogni becero voyeurismo, e anche il fin troppo facile sarcasmo, il regista opta per un approggio freddo, entomologico. Allineando i suoi eroi del muscolo come in una vetrina di laboratorio. Ma così finisce anche con lo spegnere ogni tensione desiderante, ogni interesse dello spettatore. Voto 5 e mezzo
962038Parziale delusione per questo docu su un pugno di bodybuilder canadesi (più un wrestler, che fa l’intruso da Settimana enigmistica, visto che tra le due discipline non c’è la minima affinità, a parte il forzutismo). Anche perché alla regia ci sta un nome di un certo peso da cui ci si aspettava parecchio, quel Denis Côté già transitato anni fa per Locarno e poi approdato a un paio di Berlinnali (2013 e 2016), vincendo pure un premio importante. Giustamente l’autore québecois rifuge dall’ovvio, dal voyeurismo più smaccato, anche dai languorosi gaysmi con macchina da presa intorno alle montagne di muscoli, e anche dalle facili ironie. Tenta invece un approccio freddo, distanziato, da entomologo, mettendo i suoi esemplari in una sorta di vetrina da esposizione. Animali rari. Se il rischio era quello della kitscheria e del baraccone dei freak, lui elegantemente non ci casca. Mostra, espone, senza troppo indagare su quel che ci sta sitto e dietro e intorno al fenomeno del bofìdybuilding. Concedendo pochissimo anche a quel gioo delle belle statuone che sono i contest del settore, di cui si fan vedere rapidissimi flash. Secondo i modi del documentario cool, anche in La tua pelle così liscia non si esagera in didascalicismo, non si fan domande ai soggetti in questione, non si usano voce fuori campo, non si forniscono pieghe ormai considerate cheap. Ta peau si lisse mette in vetrina, mostra, e mostra ncora, lasciando che siano loro, i forzuti, a parlare se ne hanno voglia. Tanto, lo sappiamo tutti, a contare è solo la corazzata dei loro corpi. Quello che Côté prova a fare è entrare nella loro giornata, nelle oro case, nelle palestre,  scoprire come si alimentano, come si allenano, quale regime di vita si danno. Senza però mai andare a fondo di quella ossessione. Perché, diciamolo, quando vedi quei corpi mostruosi con i muscoli espansi e definiti oltre l’umano ti chiedi perché persone sane di mente si debbano sottoporre a training che sono torture e a un regime di vita punitivo per quel risultato. Allo spettatore la riposta, sempre che ne abbia voglia (narcisismo, delirio di onnipotenza, compensazione a una virilità pericolante ecc.), perché il film non ne dà. C’è il buon padre di famiglia che ogni tanto si invola per i suoi contest e fa salire e scendere il figlioletto sui bicipiti e tricipiti come fossero lo scivolo del parco sotto casa. C’è il bodybuilder ossessivo che vuole con vincere la perplessa fidanzata a coltivare la stessa passione. C’è chi invece vive in solitaria, e c’è il guru, ex campione che, in età ormai non più da contest, si è riciclato in life coach per i suoi compagni culturisti, applicando una terapia new age e pure un filo cialtrona ma che pare funzionare. Organizzando anche un ritiro dei forzuti sulle montagne chissà dove, a coltivare senza donne e figli tra i pedi quella strana disciplina che li unisce, in una sorta di comunità monastica e ascetica del deltoide e dell’addominale scolpitissimi. Fotografia severa e elegante. Inquadrature quasi sempre fisse. Qualche momento godibile: le prove di quelle pose baldracchesce in uso nei contest, o la iìfidanzata che monta il fidanzato forzuto come un pony e si fa portare in giro. Solo che non si capisce dove questo film senza un vero baricentro vada a parare. La voluta astensione da ogni approccio troppo volgare raffredda una materia di per sé assai calda e il film all’anoressia espressiva. Emerge un mondo parallelo ma non troppo, dove i forzuti in fondo sono insieme alieni da videogame e gente-come-noi. Il titolo Ta peau si lisse, La tua pelle così liscia, sembra riferirsi a una scena in cui la pelle di un bodybuilkder viene ripulita e allisciata con uno strano aggeggio metallico, in un rituale quasi per iniziati.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, documentari, festival, film e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Locarno 70. Recensione: TA PEAU SI LISSE. Storie di bodybuilder

  1. Pingback: Locarno 70. Tutte le recensioni dei 18 film del concorso | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi