Locarno 70. Recensione: GEMINI. Intrigo con delitto nella nuova Hollywood

Gemini di Aaron Katz. Con Lola Kirke, Zöe Kravitz, John Cho, Ricki Lake. Concorso internazionale.
971501Film Usa indipendente e assai elegante (le due cose non vanno spesso insieme) che rifà condiligenza i noir anni Quaranta tra Chandler e Hammett. Con una star di molti capricci e molti nemici. E, come in certi Hitchcock, un’innocente costretta a darsi da fare per trovare il vero colpevole. Ottima confezione, ma plot fragile e poco avvincente. Voto 5 e mezzo

Intrigo con delitto a Hollywood. L’indipendente Aaron Katz – bel curriculum tra Spirit Award e festival come il SXSW di Austin – filma con eleganza e squisito senso dell’immagine una storia purtroppo vista e letta decine di volte. I cui archetipi stan sempre dalle parti di Dashiel Hammett e Raymond Chandler (e derivati cinematografci come Il grande sonno, Il lungo addio e Il mistero del falco). In una California di lussi e vizi segreti, incubatrice di sempre nuovi lifestyle e terrytorie privilegiato per scorribande (e derive) pulsionali e criminali. Una giovane star del cinema, molto molto giovane, ma già tanto famosa e potente al punto da permettersi capricci che un tempo solo una Liz Taylor o una Marilyn, come abbandona un film il giorno prima. Chiaro che una tizia così scatena potemti ondate di odio puro: nel regista piantato in asso, nei colleghi, nelle colleghe. Agungeteci fidanzati e vari amorazzi scaricati senza riguardo. A farle da stampella in quel verminaio la sua solidale e forse pure un po’ innamorata di lei assistente personale. Che deve blandirla, tranquillizzarla, tenere i rapporti con i media e quant’altro. Finché succede un fattacccio, non così inaspettato. E tutti gli indizi convergono sulla povera assistente. Alla quale, per tirarsi fuori dagli impicci, non resta che cercare il vero colpevole. E correre per Los Angeles e fuori Los Angeles. Insomma. Atmosfere laccate e livide che ricordano L.A. Confidential, misteri che vengono suggeriti e intensificati più dallo stile impresso che dal plot. Il quale è il punto di vera fragilità dell’operazione, inconsistente com’è. Cartavelina. Con un colpetto di scen, uno solo, assai blando e pure telefonato. Rispunta il tema del doppelgänger (vedi anche il titolo), ma è poco più un pretesto per un film che gira a vuoto e si rispecchia compiaciuto. Un gioco di pure forme che non attinge alle vette né agli abissi dei grandi visionari. Latita la tensione, che per prodotti del genere è tutto. Accenni lesbici, di cui are non si possa più fare a meno in un film fico. Comunque il regista dimostra di conoscere bene l’ambiente del nuovo divismo, delle star che fingono di non esserlo, e sono invece spietate nella gestione di sé e della propria immagine. L’indipendente (per ora) Katz si rifà in tutta evidenza a modelli ilustri, al noir anni Quaranta in primis.Ma non basta essere diligenti studenti di cinema e devoti cultori dei classici. Con Zöe Kravitz, la figlia bellissima e assai classy di Lenny.

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