Locarno 70. Recensione: GOLIATH. Anabolizzanti e machismi nel peggior film (a oggi) del concorso

963669Goliath di Dominik Locher. Con Sven Shelker, Jasna Fritzi Bauer, José Barros. Concorso Internazionale.
964016Quando il mite David vede la sua ragazza aggredita da un tizio decide di cambiare. Di farsi i muscoli, di diventare un supermacho onde poter difenedere la sua donna e il figlio in arrivo. E comincia con gli sterodi, i training massacranti, i beveroni equivoci ecc. Più che un film, una virtuosa pubblicità progresso sugli effetti nefasti degli steroidi. Tutto di massima prevedibilità (a parte certe goffe scene sessuali). Voto 3
968553È svizzero il peggior film del concorso (a oggi), e il più inutile. Una virtuosa pubblicità progresso ‘di denuncia’ in forma di narrazione piattamente didascalica e dimostrativa, pronta per essere proiettata agli studenti quale avvertimento contro uso e abuso di steroidi nella pratica di costruzione narcistica del corpo. Dilatato a film nonsi capisce perché, se non quello di riempire prima o poi un vuoto di palinsesto televisivo su una qualche rete. Con un storia al servizio del messaggio che neanche i film più smaccatamente propagandistici ai tempi della rivoluzione russa e rossa. Una giovane coppia, David e Jessy (si comincia con un cumnilungus a lei molto gradito, tanto per dare un tocco non dico di audacia, ma di moderna disinvoltura alla modesta operazione),vive lietamente i suoi primi mesi di co nvivenza. Lui non sembra un campionissimo di sex appeal, ma lei ne è, e non si capisce perché, entusiasta (non ditemi che basta la pratica di cui sopra a spiegarlo). Jessy resta incinta e David, dopo le prime perplessità e ansie, sembra accettare la novità e le respoisnabilità di imminente padre. Ma durante un viaggio in treno di notte ecco il fattaccio (credibilissimo, i treni a quell’ora sono un incubo: provare per credere). Un tipaccio alterato dall’alcol cerca di violentare Jessy, David la difende, ovvio, ma dallo scontro esce parecchio acciaccato. Dopodiché ecco – diciamo – la presa di coscienza e il salto fatale: per difendere la sua donna e la prole l’abbastanza mite David capisce di doversi trasformare in supermaschio, di farsi i muscoli in plalstra, anche con aiutino di anabolizzanti e altre sostanze se necessario. Allo scopo contatto il forzuto della security dove lavora, il quale lo inizierà ai misteri dei pilloloni, degli equivoci beveroni energizzati, dei training di utrapesi. Ed ecco il corpo di David cambiare sotto i nostri occhi, lo sguardo farsi fiero e deciso (gira a Locarno la voce che gli attori imiegati siano stati due: David prima e dopo i muscoli, ma io nel presskit non ho trovato conferme. Anzi, vi si racconta di come l’attore Sven Shelker si sia sottoposto ad allenamenti intensivi per mesi e mesi onde modellare il corpo secondo le esigenze di scnegiatura: allegando pure foto del prima e dopo). Ma, si sa, gli steroidi hanno pessimi effetti collaterali, compresa l’impotenza. Sicché la povera Jessy inutilmente tenta di rianimarne l’ardore in una scena masturbatorio tra le più goffe e imbarazzanti di questo Locarno 70. Cresce anche l’aggressività di lui, of course, con tutto quel testoreno imesso in vena, e saranno guai dopo l’altro. Non sto a dirvi altro. Tutto però talmente dimostrativo  e prevedibile che dopo dieci minuti puoi metter giù tu il copione. Si racconta pure dei tormenti interni alla coppia, peccato che che i due son talmente odiosi che non ce ne importa niente. Gli unici scostamenti rispetto alla medietà sono le pseudomodernità in fatto di sesso. E la chicca è il forzuto barbuto, il supermacho che introduce David al mondo fatato degli anabolizzanti e sella virilità conclamata, che. lo coinvlge in una serata con trans “molto ben dotato”. Perché, precisa il forzuto, bisogna provare la penerazione anale (passiva), “un’esperienza che non si dimentica, e lo dico io che non sono omosessuale” (cito a memoria, nonletteralmente, comunque il senso è quello). Amen.
Nota: Sven Shelker è stato lanciato qualxhe anno fa dal film Der Kreis (The Circle), docufiction svizzero su un pionieristico club omosessuale di Zurigo degli anni Quaranta e Cinquanta dov’era un fiammeggiante travestito.

Sven Shelker prima e dopo il training cui si è sottoposto per interpretare David (foto dal presskit del film)

Sven Shelker prima e dopo il training cui si è sottoposto per interpretare David (foto dal presskit del film)

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