Locarno 70. Il Pardo d’oro va (come previsto) a MRS. FANG di Wang Bing. Ecco il palmarès. E i grandi esclusi

Wang Bing con Pardo (foto Locarno Festival/Massimo Pedrazzini)

Wang Bing con Pardo (foto Locarno Festival/Massimo Pedrazzini)

Stavolta ha vinto il favorito, quello indicato da tutti o quasi (scusate l’autocitazione: me compreso), con uno di quei film che, lo vedi subito, si portano addosso i segni del vincitore annunciato. Il gran cinese Wang Bing, autore di alcuni documentari imprescindibili e anche molto premiati (qualche anno fa se ricordo bene vinse a Venezia Orizzonti, mentre l’anno scorso, sempre a Orizzonti, gli han dato solo un riconoscimento per la sceneggiatura, mentre han fatto vincere quel filmucolo che è Liberami), si è portato via il Pardo d’oro di questa edizione per il suo Mrs. Fang. Che non è la sua cosa migliore, ma il premio suona meglio se lo prendiamo come una consacrazione di un autore che si merita tutto (era già successo a Locarno con Hong Sangsoo e Lav Diaz: insomma, se ne accorgono qui prima che altrove). Non mi entusiasma, questo Pardo, ma non mi scandalizza, ci mancherebbe. Il resto del palmarès va a riconoscere quasi tutti i film che più mi sono piaciuti e dunque benissimo così (esclusione eccellente il palestinese Wajib, che si è rifatto con un bel po’ di premi collaterali-non ufficiali). Onore a Olivier Assayas presidente di giuria, che è riuscito laddove i recenti festival di Berlino e Cannes non sono riusciti. Ovvero premiare Isabelle Huppert ome migliore attrice per Madame Hyde, con la motivazione: “per il suo contributo al cinema non euclideo di Serge Bozon”, che suona assai bello e elegante, qualsiasi cosa voglia dire. Viva Huppert, e si cospargano il capo di cenere coloro che a Cannes 2016 non l’hanno premiata per Elle e che alla Berlinale, sempre nel fatale 2016, hanno fatto lo stesso trascurando la sua performance in Le cose che verranno. Sintesi veloce: un bel palmarès (in giuria c’era anche il Miguel Gomes delle Mille e una notte, per dire). Ma ecco la lista dei premi del Concorso Internazionale.

PARDO D’ORO
Mrs. Fang di Wang Bing (la recensione)

Premio speciale della giuria
As Boas Maneiras (Le buone maniere) di Juliana Rojas e Marco Dutra (la recensione)
Parabola sull’essere diversamente umani in forma di horror. Tra le cose migliori del Concorso. Premio meritato. Flirtare con i generi aiuta e fa bene.

Pardo per la migliore Regia
F.J. Ossang per 9 Doigts (la recensione)
L’ho molto amato. Un film di un autore che se n’è sempre stato per conto suo a perseguire un’idea assai personale di cinema. Cinema potente, denso, di visioni e minacce, di un machismo estetico senza mezze misure, e pieno di echi letterari. Quando Assayas ha fatto il nome di Ossang è scattato alla conferenza stampa un applauso. Già, ma dov’erano tutti quelli che hanno storto il naso al press screening e l’hanno liquidato con sufficienza?

Pardo per la migliore interpretazione femminile
Isabelle Huppert per Madame Hyde (la recensione)
Vedi questo film felicemente sghembo, ‘non euclideo’ appunto (il mio preferito del concorso, il mio personale pardo) e capisci perché non possiamo non dirci huppertiani. Stavolta non le hanno preferito la solita sconosciuta brasiliana o srilankese, stavolta Huppert l’hanno giustamente riconosciuta per quello che è: la meglio. Punto. Strepitoso anche Romain Duris quale preside vanesio.

Premio per la migliore interpretazione maschile
Elliott Crossett Hove per Winter Brothers-Vinterbrødre (la recensione)
Tutti dicevano Hary Dean Stanton per Lucky. Pure io. Invece non solo Lucky – che è film più piacione che bello – è stato dimenticato dal palmarès, ma pure il suo totemico interprete. L’inclusione dell’attore inglese di Fratelli d’inverno (produzione danese-islandese) va a premiare uno dei film rivelazione del concorso, un film enigmatico e teso su una personalità deviata. E di glaciale perfezione formale. Tenere d’occhio il regista Hlynur Pálmason.

Nota: non sono state assegnate menzioni, quasi immancabili nei palmarès di Locarno.

Gli esclusi
I molti, troppi estimatori del furbo Lucky che l’avrebbero voluto pardo subito, saranno indignati per la sua esclusione. Ma a un festival di esplorazione e identificazione del nuovo come Locarno non era al posto giusto, semplicemente. Meno comprensibile l’esclusione da ogni premio di Wajib della palestinese Annemarie Jacir, che forse non ha convinto Assayas per la convenzionalità della sua forma-cinema. E mi viene un pensiero maligno che voglio subito rimuovere: che Wajib sia stato penalizzato – non presso la giuria, ma presso il sentire comune qui al festival, che ha un suo peso, una sua immateriale influenza – in quanto critico sì con Israele ma anche dialogante (posizione incarnate nel film dal personaggio del padre). In quanto, insomma, non abbastanza anti-israeliano per accontentare i pasdaran dell’antisionismo. Ma passiamo oltre. Rimane fuori uno dei film più anomali e linguisticamente coraggiosi, il cinese Dragonfly Eyes di Xu Bing (omonimo del vincitore, non parente). Forse due Bing nel palmarès sarebbero stati troppi. Si è rifatto incamerando molti premi collaterali, compreso il Fipresci (della critica internazionale). Ne risentiremo parlare. Naturalmente il più escluso di tutti è Raul Ruiz, di cui è stato messo in concorso il film postumo (co-firmato dalla moglie Valeria Sarmiento) La telenovela errante. L’ho già scritto e lo ripeto, è stato un errore: il concorso non era la sua collocazione. La giuria ha avuto coraggio a non dargli un premio, e ha fatto bene.

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