Film stasera in tv: LE WEEK-END (giov. 24 agosto 2017, tv in chiaro)

Le Week-end, la5, pre 21,10. Giovedì 24 agosto 2017.
Ripubblico quanto ho scritto all’uscita del film.

Le Week-end, un film di Roger Michell. Sceneggiatura di Hanif Kureishi. Con Lindsay Duncan, Jim Broadbent, Jeff Goldblum, Sophie-Charlotte Husson.
107602_galUna coppia inglese tardocinquantenne se ne va per un week-end a Parigi a festeggiare l’anniversario numero 30 del loro matrimonio. Ma le insoddisfazioni, le lacerazioni fino ad allora latenti e occultate deflagreranno. Meg e Nick si ritrovano a dover decidere se continuare o lasciarsi. Sceneggiatura e dialoghi a tratti strepitosi di Hanif Kureishi. Eppure questo film, così brillante e ben fatto, non riesce a convincere. Voto tra il 5 e il 6
107601_galC’è qualcosa che non funziona, qualcosa di stridente, di artificioso, di forzato, in questo film che avrebbe tutte le credenziali e i numeri per essere, e per essere considerata, opera di rispetto, se non proprio Grande Opera. Un attore comne Jim Broadbent rilanciato dal Mike Leigh di Another Year e da allora presenza costante in molte produzioni anglofone diciamo così di qualità (come The Iron Lady). Un regista che il mestiere lo conosce bene, e sa anche come usare e oliare i meccanismi della rom-com nelle sue varie declinazioni, quello insomma di Notting Hill. C’è, soprattutto, la sceneggiatura di un autore come Hanif Kureishi, sul cui staus è difficile discutere, per quanto ha scritto e fatto in romanzo e in cinema. Difatti il suo testo è di gran lunga la cosa migliore, il vero punto d’appoggio del film, il suo baricentro. Dialoghi di pura marca e scuola britannica, a condire in toni e modi agrodolci, e quando sono agri son perfino crudeli, la storia di una coppia sessantenne inglese (ma della provinciale Bristol, mica di Londra) la quale, per festeggiare i trent’anni di matrimonio, si concede un fine settimana nell’adorata Parigi che fu meta e territorio della loro honeymoon. Dialoghi che ti fan sentire l’eco dei vari George Bernard Shaw, Oscar Wilde, ma anche Somerset Maugham, Terence Rattigan, Noël Coward. Humor nutrito di veleni e acidi e, nonostante il sorriso suscitato e strappato allo spettatore, atrabiliare e darkissimo. In questo copione non c’è più niente del Kureishi etnico degli esordi, questa è bura britannicità, period. Ora, su una sceneggiatura così era difficile sbagliare, eppure il film è, nel suo intimo, sbagliato davvero, come fallato. Ma andiamo con ordine. Meg e Nick, neo sessantenni o tardocinquantenni, son quelli che da noi sarebbero considerati dei sessantottini invecchiati, lì nella GB tra Sixties e Seventies hanno avuto le loro belle esperienze politiche e contestative al college, tra scioperi, picchetti, volantinaggi e, per Meg, un bel po’ di femminismo nascente. lavorano ancora, ma son prossimi alla pensione. Hanno un figlio fancazzista, sposato con prole, che continua a vivere alle loro spalle, un vampiro succhiasoldi da cui non riescono a liberarsi. Cosa si aspettano da quel weekend parigino celebrativo del loro stare insieme? Forse carpire un refolo di giovinezza, chissà. Si troveranno ovviamente immersi nel mare delle loro contraddizioni e insoddisfazioni, e sarà resa dei conti. Condotta soprattutto da Meg, la più insoddisfatta della coppia, pronta a rinfacciare al marito, in apparenza così mite e arrendevole, ogni possibile torto e viltà: “Mi hai tradito con quella tua stidentessa! E non vorrai mica fare l’amore adesso, con quel tuo spiedino semirigido! Cosa ti fa pensare che io abbia voglia di farlo con te?”. Eppure si erano tanto amati. A lei adesso non va bene niente e, diciamolo, è alquanto rompiballe. Non le piace l’alberguccio che fu il nido loro e trascina Nick in una penthouse lussuosissima e costosissima. Lui, docente universitario di filosofia (lei è insegnante al liceo), ritrova per caso un suo vecchio compagno di college, un americano che aveva diviso con lui lotte e ideali, e adesso diventato famoso con libri di filosofia un po’ pop, abitante a Parigi con la nuova giovane moglie incinta. Uno smargiasso. Un uomo di successo, abilissimo nell’autopromozione al contrario del negato Nick. Succederanno cose e cosacce. Una cena rischierà di diventare catastrofica. Meg medita di lasciare Nick, si lascia corteggiare da un piacione parigino con vent’anni meno di lei. Non dico altro. Alcuni momenti sono irresistibili, quando lo scintillio e la violenza chic dei dialoghi raggiungono una cristallina perfezione (e naturalmente ti vien da fare catastrofici confronti con i film italiani e relative scneggiature), e quando gli scontri e i rinfacci di coppia scoppiano spattacolari come un tornado. Ma pure in questa strepitosa sceneggiatura di Kureishi c’è una paraculaggine di troppo, la non voglia o il non coraggio di affondare davvero il coltello. Sicché siamo al tarallucci e vino in versione british, ma sempre tarallucci sono. La regia di Michell è corretta, professionale, ma intimanente fredda e anonima, senza partecipazione. I difetti grossi stanno però altrove. Stanno in una Parigi ridotta a cliché, a compilation di cartoline abbastanza insopportabile. Tutto un luogocomunismo sullo chic parigino e il cibo e manca solo l’appellativo mangiarane (ma forse c’è, non ricordo bene), ché il resto del repertorio ‘la Francia vista dagli inglesi’ c’è tutto. Gli attori sono uno degli esempi più lampanti di miscast degli ultimi tempi. Mai per un momento riesci a convincerti che Jom Broadbent, con quell’aria compassata e britannico-convenzionale, possa aver fatto il contestatore negli anni Sessanta, lo stesso si dica per lei, Lindsay Duncan, però ancora così bella da giustificare il corteggiamento di un quarantenne bobo parigino. Quello davvero in parte è Jeff Goldblum, l’amico americano, lui sì credibile come ex ribelle convertito al sistema, ai suoi soldi e ai suoi piaceri. Clamorose citazioni godardiane: si guarda in tv Bande à part e i tre protagonisti rifanno pure il leggendario ballo a tre nel bistrot di quel film. E lì capisci definitivamente che Jim Broadbent non c’entra niente. Anche il titolo cita Godard e il suo Week End – Un uomo una donna dal sabato al lunedì del 1967 con Mireille Darc e Jean Yanne.

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