Venezia 74. Recensione: THE LEISURE SEEKER di Paolo Virzì. La trasferta americana non produce il gran film che ci si aspettava

37672-The_Leisure_Seeker__3_-1The Leisure Seeker (titolo italiano Ella & John), di Paolo Virzì. Con Helen Mirren, Donald Sutherland, Christian McKay, Janel Moloney. Concorso Venezia 74.
37674-The_Leisure_Seeker__2_-1La stampa italiana grida al trionfo, perplessa invece quella anglofona. In effetti, questo primo film in inglese di Paolo Virzì non è cosa memorabile (come il This Must Be the Place di Sorrentino). Una coppia di settantenni ripesca dal garage il vetusto camper e parte per un avventuroso viaggio verso Sud, in modalità “adorabili vecchietti in fuga”. Film molto scritto, molto chiuso e bloccato, che replica all’infinito l’idea di partenza e non si prende rischi. Nemmeno nel finale spiazzante solo in apparenza. Voto 5
37670-The_Leisure_Seeker__5_-1Avrete già letto parecchio di questo Virzì americano, tutto girato in inglese con due star mature ma sempre di international appeal, quindi posso tranquillamente bypassare ogni spiega e andare dritto al commento. Dicendo subito che The Leisure Seeker non mi è piaciuto per niente: l’ho scritto su fb a ridosso del press screening e ribadisco adesso. Anzi, con il passare dei giorni le mie riserve sono aumentate.
Una coppia di settantenni – come in altri film di questo geriatrico Venezia 74, Our Souls at Night con Robert Redford e Jane Fonda e La Villa di Robert Guédiguian: d’altra parte il cinema non fa che rispecchiare l’invecchiamento dell’Occidente – del Massachusetts, lui già docente di letteratura americana, lei se ho ben capito moglie mai stata in carriera, decidono senza dirlo ai due figli di tirare fuori dal garage il loro decrepito ma ancora arzillo camper – un Leisure Seeker, pare una rarità vintage; pare, perché io di camper mi intendo come della composizione gassosa del terzo anello di Saturno – e di partire. Sarà un bellissimo viaggio, “quello che abbiamo sempre sognato” (ovvio). Sarà un bellissima vacanza. Riprendiamoci la vita, la libertà. Via, on the road! Che si sa è la continuazione con altri mezzi (di locomozione) della corsa all’Ovest, il rinnovarsi del mito immarcescibile della frontiera. Verso Sud, verso il caldo, passando dalla Virginia terra natale di lei (è una bella del Sud). Meta di John e Ella, così si chiamano i nostri protagonisti, è Key West, la casa di Hemingway, lo scrittore-feticcio di lui insieme a Melville, tanto che lo cita in ogni occasione anche quando non sarebbe il caso, trovando pure cameriere che han scritto la tesi di laurea su Il vecchio e il mare (cose che possono succedere solo in un film americano di Virzì). E però, scusate, non si poteva prendere un mito letterario un po’ meno ovvio e più appartato, più di nicchia, meno logorato dall’uso? Che si vede anche da dettagli come questo se un film osa o si adagia pigro sulle convenzioni.
Scopriamo in corso di viaggio che John soffre di demenza senile intermittente, con momenti di lucidità alternati alla più completa confusione mentale. Comunque tra gli skill che gli si sono misteriosamente ben conservati c’è anche quella della guida, sicché assisteremo a brillanti e spericolate manovre sull’highway che metteranno in allarme la polizia stradale. Ecco, cose così. Tra Massachusetts e Key West succede parecchio, ma niente di davvero interessante. Qualche baruffa, qualche gelosia fuori tempo massimo, et c’est tout. Come se il film fosse stato messo in modalità adorabili-vecchietti-in-fuga, con cascate in automatico di incontri, rivelazioni, chiassosi litigi, avventure e disavventure. Sono buonissimi tutti, in questa America immaginata dall’Italia, anche i tipacci alla hell’s angels si rivelano in realtà ragazzoni de core pronti a dare una mano ai nostri John e Ella. Il che accentua il senso di artificio e di improbabilità dell’operazione. Naturalmente sotto la leggerezza della commedia si insinua man mano il dramma, con finale che dovrebbe essere spiazzante e invece è solo freddamente apparecchiato secondo le regole del manuale dello sceneggiatore astuto. Scappavano on the road anche le due signore di La pazza gioia, ma almeno lì c’era la contessa svaporata di Valeria Bruni Tedeschi che riusciva a divertirci, qui no. Nonostante i molti chilometri percorsi The Lisure Seeker è un film intimamente immobile, che replica la propria idea di partenza all’inifinito senza uno scarto, un rischio vero: un perfetto esempio di falso movimento. Personaggi che non crescono e non mutano, come maschere fisse della commedia dell’arte. Annotazioni sull’America non travolgenti (il solitto antitrumpismo di maniera che comunque il suo applauso lo strappa sempre in platea, la casa di Hemingway ridotta ad attrazione per turisti zotici, e via così). Certo, The Leisure Seeker è un clamoroso vehicle per i suoi due interpreti, soprattutto per Helen Mirren (però troppo giovanile e smagliante per il ruolo), che potrebbe cavarci anche qualche nomination. Ma l’accoglienza della stampa anglofona non è stata caldissima, anzi. Variety, per dire, ha pesantemente stroncato (“Not even two actors as telented as Helen Mirren and Donald Sutherland can save this dreadfully predictable Alzheimer’s road movie”). Al capolavoro e al trionfo ha naturalmente gridato invece la stampa italiana, confermando la propria autoreferenzialità. C’est Venise. C’est l’Italie.

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