Milano, Le vie del cinema: i 12 film da non perdere (da Venezia e Locarno)

EX LIBRIS di Frederick Wiseman (da Venezia)

EX LIBRIS di Frederick Wiseman (da Venezia)

Madame Hyde di Serge Bozon (da Locarno)

Madame Hyde di Serge Bozon (da Locarno)

È cominciata poche ore fa – siamo a martedì 19 settembre, AD 2017 – un ultraclassico appuntamento di fine estate per la cinefilia milanese. Parlo di Le vie del cinema, con in programma soprattutto film provenienti dall’appena concluso festival di Venezia, ma anche un pugno di buoni o buonissimi titoli dal Locarno Festival del mese scorso. Cui si aggiungono il vincitore del Pesaro Festival e un lungometraggio dall’imminente Milano Film Festival. Sulla pagina dedicata del sito Lombardia Spettacolo tutte le spieghe su come acquistare cinecard (per 12 o per 6 film; prezzo della prima 48 euro, della seconda 27) e biglietti, e altre istruzioni di pronto uso. Essendo stato prima a Locarno e poi  a Venezia, ho stilato la mia lista di consigli dimensionata su 12 titoli, quanti ne permette la cinecard da 48 euro.
Ho visto tutti i film di Le vie del cinema tranne i seguenti (su cui non mi pronuncio, e che non posso né consigliare né sconsigliare):
La Mélodie di Rachid Hami (Venezia Fuori concorso)
The First Shot di Federico Francioni e Yan Cheng (vincitore del premio Lino Micchichè al festival di Pesaro)
Penalty, corto di Aldo Iuliano (da Venezia, premio I love GAI 2017)
Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini (da Venezia Fuori concorso)
Happy Winter di Govanni Totaro (da Venezia Fuori concorso)
Columbus di Kogonada (dall’imminente Milano Film Festival)

Che sia il caso di andarci, alle Vie del cinema, non lo sto neanche a dire, i cinefili lo sanno già. Anche perché, in tempi di distribuzione sempre più affannosa e complicata dei cosiddetti film di qualità o d’autore o da festival, certe cose o le si intercetta a rassegne come questa o le si perde. Difficile che rispuntino sulle piattaforme digitali. Purtroppo non sono in programma i film americani di Venezia, impossibili da avere prima che escano in patria, e dunque non ci saranno il leone d’oro The Shape of Water di Guillermo Del Toro e quello che a mio parere è stato il miglior film, insieme a Mektoub di Kéchiche, dell’intero festival, First Reformed di Paul Schrader. Quanto a Kéchiche: il suo bellissimo benché controverso Mektoub, My Love: Canto Uno, dopo essere annunciato a Le vie del cinema è stato ritirato dal regista francese di origine tunisina che intende procedere a un nuovo montaggio. I tormenti di Kéchiche, ormai proverbiali.

L'insulte (da Venezia)

L’insulte (da Venezia)

I MIEI CONSIGLI (attenzione: cliccare sul link per leggere la recensione da Venezia e Locarno di questo blog; dei film non recensiti traccio una breve scheda).

Madame Hyde di Serge Bozon (da Locarno Concorso, premio migliore attrice a Isabelle Huppert)
Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone (da Venezia Orizzonti)
Non è che i film italiani a Venezia, 4 in concorso e molti altri dispersi nelle varie sezioni e rassegne collaterali, si siano particolarmente distinti, anzi. I due peggiori di tutto il festival sono difatti, e purtroppo, roba nostra, Una famiglia di Sebastiano Riso e Brutti e cattivi di Cosimo Gomez. A conti fatti, e – doverosa precisazione – tra quelli che ho visto, il miglior italiano al Lido è stato il cartone Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, esperimento assai riuscito di trasportare il seicentesco Basile del Cunto de li Cunti  e la sua versione arcaica e crudele di Cenerentola nelle atmosfere mefitiche della Napoli gomorroide di oggi, con aggiunte di musiche non eccelse ma efficaci a farne una sorta di sceneggiata in forma di cinema di animazione (strepitoso il tratto grafico, con echi dello Studio Ghibli). Chissà perché confinato a Orizzonti. Che se fosse stato messo in concorso si sarebbe fatta migliore figura come Italia.
Jusq’à la garde di Xavier Legrand (da Venezia Concorso; premio alla migliore regia e premio De Laurentiis per la migliore opera prima)
Non l’ho per niente amato, ma lo metto in lista perché ineludibile: avendo vinto ben due premi ed essendo di quei film che piaceranno parecchio al pubblico quando uscirà in sala.
Foxtrot di Samuel Maoz (da Venezia Concorso: gran premio della giuria)
Non è tra i film di Venezia che più mi abbiano convinto, ma ne riconosco l’importanza. Da vedere comunque.
L’insulte (The Insult) di Ziad Doueiri (da Venezia Concorso; premio a Kamel El Bash come migliore attore)
No Date, No Signature di Vahid Jalilvand (da Venezia Orizzonti; premio per la migliore regia e premio come migliore attore a Navid Mohammadzadeh)
Pura scuola Ashgar Farhadi, il maestro di Una separazione e ormai padre nobile di un cinema iraniano che, attraverso apparenti fatti minimi, traccia ritratti in chiaroscuro di forte impronta realista di un mondo, di un paese. Qui un anatomopatologo investe una sera una moto. Un bambino resta ferito, ma, sembra, non gravemente. Invece morirà il giorno dopo in ospedale, forse per intossicazione da botulino. O forse per quel maledetto incidente. E comincia un doppio thriller dell’anima, un doppio dramma interiore, per il padre del bambino e per il medico che si ritiene colpevole. Un film profondamente morale sulla responsabilità, sul senso di colpa, e sulle lacerazioni interne e le differenze di classe della società iraniana.
Les Bienheureux di Sofia Djama (da Venezia Orizzonti; premio a Lyna Khoudri come migliore attrice).
In my opinion, il miglior film della sezione Orizzonti, la seconda nel ranking di Venezia dopo il concorso per il leone. Ambientato nell’Algeria del 2008 appena uscita dalla lunga guerra civile alimentata da jihadisti-fondamentalisti, guerra che è costata, vale la pena ricordarlo, 140mila morti. L’eredità pesante di quel conflitto è valutata e resa attraverso la vita di una famiglia, i suoi rapporti inerni ed esterni, una famiglia divisa tra la voglia di andarsene e la paura di recidere le radici, con i genitori fieri paladini di una visione e di una pratica laica e il figlio succube come altri suoi coetanei di un rinnovato e forse ancora più pericoloso fondamentalismo islamista.
La Villa di Robert Guédiguian (da Venezia Concorso)
EX LIBRIS – The New York Public Library di Frederick Wiseman (da Venezia Concorso)
The Third Murder di Hirozaku Kore-eda (da Venezia Concorso)
La nuit où j’ai nagé di Damien Manivel e Igarashi Kohei (da Venezia Orizzonti)
Il francese Manivel incontra il collega giapponese Kohei, e insieme realizzano un film minimo ma per niente minore che Venezia ha sedotto chi è riuscito a vederlo. Siamo nel Giappone del profondo Nord ricoperto di neve. Un bambino una mattina si dirige da solo verso la scuola, ma poi decide di fare dietrofront, di non andarci, di bigiare. Prenderà un treno per chissà dove. Girerà silenzioso e curioso in un mondo imbiancato e fiabesco che gli si apre davanti lasciandosi man mano scoprire. Il film si situa al livello del suo protagonista, fa proprio il suo sguardo, ed è un incanto, sempre che si possa ancora spendere questa parola sempre a rischio leziosaggine.
Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli (vincitore a Venezia della sezione Orizzonti)

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