Il film imperdibile stasera in tv: QUARTO POTERE di Orson Welles (giov. 21 sett. 2017, tv in chiaro)

Quarto potere (Citizen Kane), di e con Orson Welles, 1941. Capri Television (canale 66 dt), ore 21,00. Giovedì 21 settembre 2017.
citizen-kane-welles-o--14-gCitizenKaneChe dire di uno dei monumenti del cinema che non sia già sia stato detto e scritto? Di un film che per decenni è stato in testa a ogni referendum e sondaggio tra critici di ogni nazionalità, inevitabilmente piazzato al primo posto quale migliore di tutti i tempi? Poi, nel 2012, la perdita del trono, la cacciata dal paradiso, sorpassato stavolta nella classifica stilata ogni dieci anni dal britannico Sight & Sound (che è poi la pubblicazione di cinema del British Film Institute) da Vertigo/La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock. Il quale se fosse in vita se la riderebbe, dopo che quel suo film fu maltrattao dai recensori all’uscita, oltre che punito dal pubblico. Diciamo che oggi Hitch insieme a Ozu si porta nella critica internazionale più di Orson Welles, questione di mode, come sempre e dappertutto. E però Quarto potere resta sempre lì (spodestato,, ma pur sempre al secondo posto), e resta una svolta nella storia del cinema, titanico esordio alla regia e a Hollywood – siamo nel 1941 – del venticinquenne Orson Welles che però già si trucca e si invecchia per interpretare l’intero arco della vita del main character, il magnate dell’editoria Charles Foster Kane. In una voluta, ricercata, assaporata auodegradazione del corpo che lo accompagnerà sullo schermo e nella vita vera per sempre. Citizen Kane è la consacrazione e la salita al cielo degli autori massimi di Welles e insieme la sua condanna, perché dal quel capolavorissimo non si emanciperà mai più del tutto, e nonostante le meraviglie che in seguito infilerà da regista, per le masse resterà quello del suo primo film. Che impressiona ancora oggi per la potenza espressiva, per le esorbitanti invenzioni di regia e di costruzione narrativa (la linearità viene infranta per una assai moderna struttura a pezzi e a incastri con continui su e giù temporali), per la resa visuale che lascia tramortiti, tra un espressionismo e un barocco furiosmente rivisti e fatti propri, ridotti alla propria misura anzi dismisura, dal ragazzo prodigio Welles. Il quale nel libro-intervista di Henry Jaglom A pranzo con Orson (Adelphi: leggetelo, è formidabile oltre che assai gradevole) non la butta giù neanche dura, permettendosi dall’alto della sua gloria e immensità di minimizzare con grande classe. Dicendo – vado a memoria – che lui quando arriva a Hollywood per girare Citizen Kane non sa neanche cosa sia una macchina da presa e si inventa tutto al momento a seconda delle esigenze di lavorazione e dell’ispirazione o del capriccio. Ricordando quel set come una grande avventura di libertà. E ringrazia il direttore della fotografia Gregg Toland proclamandolo coautore a tutti gli effetti del film, il che è una professione di modestia da parte sua che mai ci si sarebbe aspettati, e che credo in pochi avrebbero avuto il coraggio di fare al posto suo. Così nasce un capolavoro, ovvecrossia abbastanza casualmente, sempre che si ci sia dietro il genio, ovvio, ché senza di quello non ce n’è. Quarto potere è la parabola esemplare di un imprenditore americano, della sua ascesa, del suo feroce narcisismo, della sua incapacità di vedere il mondo e ogni relazione umana se non attraverso la lente dell’espansione del potere e dei propri dollari. Tutto viene piegato alla volontà di potenza del superuomo Kane (che la vulgat vuole essere ispirato al magnate William Randolph Hearst, ma sarà vero?), solo che i propri deliri bisogna sempre pagarli, e Kane pagherà. Un modello per genrezioni successive di cineasti, si pensi solo a Il petroliere di Paul Thomas Anderson. Anche, utile per capire certe parabole americane extracinema, quella di Donald Trump per esempio. E la reggia di Kane Xanadu resta il prototipo di ogni palazzo del potere. Da vedere e rivedere e rivedere ancora. Un godimentto, e una lezione di cinema.

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