Recensione: MADRE! di Darren Aronofsky. Polemiche e altri disastri: ecco il perfetto film maudit del 2017. Sarà un cult

nullSchermata 2017-09-27 alle 17.56.00madre! (mother), di Darren Aronofsky. Con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris, Michelle Pfeiffer, Domhnall Gleeson, Brian Gleeson. Al cinema da giovedì 28 settembre.
nullCosa resta del linciaggio veneziano di questo film di Darren Aronofsky? E perché mother! ha scatenato reazioni così violente? Io sto con Aronofsky e il suo film, notevole variazione sul tema della casa invasa e sui fantasmi della maternità (e paternità). Incubi, tensioni e atmosfere malate (e pure laide) a livelli parossistici. Intanto, all’uscita americana, madre! ha diviso la stampa ed è sprofondato al box office. Un disastro epico. Insomma, ci sono tutti gli elementi giusti per farne il perfetto film maudit di quest’anno e un cult degli anni a venire. Voto 7 e mezzo

Darren Aronofsky

Darren Aronofsky

Schermata 2017-09-27 alle 17.55.43Il Venezia Film Festival 2017 verrà ricordato anche come quello del linciaggio in proiezione stampa di mother! (sì, con minuscola e punto esclamativo, e già questo non deve aver bendisposto le pudibonde vestali del cinema corretto, quelle che ancora ‘il punto esclamativo è fascista’, e anche quelle che ‘lo zoom è fascista’). Le cronache hanno già ampiamente scritto della gazzarra. Ho poco da aggiungere, se non che i fischi son diventati subito un boato, appena appena temperati da qualche applauso qua e là (tra cui il mio). Il peggio sono state gli schiamazzi vergogna! vergogna!, gente indignata e gonfia di rabbia che sembrava gli stesse per partire l’embolo fatale (per un film! ma andiamo! e le vestali mi perdonino i due punti esclamativi). Qualcuno si è perfino fiondato sotto lo schermo brandendo minacciosamente il pugno. Contro chi? contro cosa? contro quelle ombre evanescenti che chiamiamo cinema? Suvvia. Fosse stato in sala, Darren Aronfosky sarebbe stato circondato, menato, appeso con la corda. Nessuno ha gridato Piazzale Loreto!, ma il clima era quello.
Ora, non mi scandalizzo per il dissenso anche vociante e, come in questo caso, berciante. Mi chiedo piuttosto cos’abbia innescato una reazione così violenta, anche perché il film è, incontestabilmente, puro cinema, audace nel leggere le solite complicate relazioni di coppia attraverso la lente del genere, dell’horror, del grandguignol. Potrà anche dispiacere Aronofsky, ma non si può non riconoscergli una suprema capacità di girare e raccontare, e bastano i primi dieci minuti, con la macchina da presa a pedinare Jennifer Lawrence in ogni angolo, corridoio, cunicolo, anfratto, per rendersene conto. In un movimento sincronizzato su suoni e rumori evocativi e sinistri. E allora? Allora è la spudoratezza di Aronofsky a dare fastidio, il suo arrogante fregarsene delle buone maniere, il suo mai nascondersi dietro i modi puliti e ipocriti, preferendo la selvaggeria, l’eccesso barocco, il massimalismo, l’estremismo. Che ci siano illustri precedenti nel campo non importa al critico medio e dal pensiero unico, il quale ha prestampato in testa lo schema del film da festival e non appena avverte qualche scostamento rispetto al modello esplode e grida allo scandalo, anzi al fascismo cinematografico. Figuriamoci, una casa maledetta con crepe e buchi e cedimenti strutturali da cui sgorgano liquidi immondi e sangue, sangue, sangue. Sopportabili per il recensore in un B- o Z-movie, ma non in un film proiettato nel santuario della Mostra di Venezia. Blasfemia. Profanazione. Eppure quanto cinema, e quanta originalità di messinscena e di pensiero in mother! rispetto a tanti prodotti scialbi e rassicuranti che passano sugli schermi gradi e meno grandi.
Siamo in una pretenziosa villa in mezzo a una qualche prateria americana, un enorme nulla. Dove abitano lui (Javier Bardem), scrittore naturalmente in crisi di ispirazione – è sempre così al cinema, mai uno scrittore pacificato con se stesso – e ansioso di ritrovare il successo, e lei (Jennifer Lawrence), giovane moglie che pazientemente sta ricostruendo e restaurando filologicamente la magione. Ma il vivranno felici e contenti non abita lì. Arriva un torvo, minaccioso sconosciuto (Ed Harris) che, nonostante le perplessità di lei, il marito accetta di ospitare. Ma è davvero uno sconosciuto? o tra lui e l’obliquo marito c’è una segreta intesa? Sarà l’inizio di una catena distruttrice. Approderanno nella casa la moglie di lui e i due figli (interpretati dai due veri fratelli Gleeson, Brian e Domhnall), la magione verrà occupata anzi espopriata dalla demoniaca famiglia neanche si trattasse di uno squatting, la moglie sempre più messa ai margini, il marito sempre più condiscendente, quasi complice, con i nuovi venuti. Resta incinta, la giovane donna, e qui le affinità già evidenti con Rosemary’s Baby si fanno clamorose. È incredibile come quel film continui a germinare, a quasi mezzo secolo di distanza, altri film (ce ne sono almeno un paio a ogni festival). mother! ne è, credo, una voluta riscrittura, e un omaggio di Aronofsky a Polanski. Di cui si cita ampiamente anche Repulsion, con tutte quelle pareti che sembrano animarsi e grondanti purulente secrezioni. Ancora una volta si racconta un uomo che in cambio del successo mondano non esita a sacrificare la moglie e il figlio in arrivo (così almeno ho intuito io, mentre Antonella Mattioli su fb contesta questa mia impressione).
Si parte come in un kammerspiel, pochi personaggi a farsi del male in un interno claustrofobico, poi il film esplode, si trasforma in un girone infernale, in un sabba di corpi e anime dannate. E la casa viene invasa, profanata, distrutta. Un crescendo che Aronofsky orchestra benissimo, riuscendo a terrorizzarci come poche volte ultimamente. Certo, non si adottano mezze misure, qui si enfatizza e estremizza senza remore. Ma è scelta estetica e linguistica. Aronofosky, l’avevamo già visto nei suoi film precedenti, e anche nel suo maggior successo di sempre Black Swan, non è autore di cinema realista, la sua dimensione elettiva è quella del mito, del sacro, della fiaba cattiva e terrorizzante. E del sogno, dell’incubo, dell’allucinazione. Dell’inconscio, ecco. E in questo, signori, piaccia o meno, è oggi un maestro. A distinguerlo da un facitore di horror seriale c’è parecchio. mother! è anche a modo suo un Scene da un matrimonio, con un maschio-padrone che confina la moglie in un ruolo ornamentale usandone spietatamente la devozione e manipolandola. Ma siamo anche dalle parti, ebbene sì, del maschio creatore che vampirizza e succhia le energie vitali di una donna per alimentare la propria arte. E un po’ inquieta pensare come Jennifer Lawrence sia l’attuale compagna di Aronofsky (prendendo il posto che era stato molti anni fa di un’altra attrice, Rachel Weisz). Una Jennifer Lawrence completamente trasformata e irriconoscibile nella parte di una donna vittima, lei che si è fatta largo nel cinema con ruoli di combattente e vincente. Intanto, continua dopo Venezia il cammino accidentato del film. Uscito un paio di settimane fa in America con un responso critico non così negativo (media di 63 su Metacritic, con punte di 100), è incappato in un disastro epico al box office: finora solo 13 milioni di dollari, e pessime prospettive per le prossime settimane. Anche perché l’indice CinemaScore, termometro del passaparola e del gradimento del pubblico, assegna al film della coppia Lawrence-Aronofsky un terrificante F. Bene, ci son tutte le stigmate per fare di mother! una leggenda maledetta del cinema e un cult degli anni a venire.

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