Un film-cult stasera in tv: SE SEI VIVO SPARA di Giulio Questi (ven. 29 sett. 2017, tv in chiaro)

Se sei vivo spara (Oro Hondo) di Giulio Questi, Italia 7Gold, ore 21,10. Venerdì 29 settembre 2017.
tire-encore-si-tu-peux7pWOZNRrPLCo63ZyZrprr9IEMLCHFilm leggendario, e non si esagera. Uno dei tre girati dal regista (e occasionalmente attore) Giulio Questi nel corso di una carriera contrastata, da grande irregolare di un cinema come il nostro che di outsider come lui ne ha sempre avuti pochi, pochissimi, abbondando se mai di conformisti pronti a ogni uso e allineamento ideologico e mercantile.
Bergamasco, con in curriculum una partecipazione (vera, mica solo millantata) alla Resistenza, Questi realizza questo western anomalo per violenza e deragliamenti visionari nel 1967, cui darà seguire un rapida successione il thriller sado-surrealista La morte ha fatto l’uovo e il capolavorissimo Arcana, tutti girati in stretta, fraterna collaborazione con un altro fuorirango del nostro cinema, l’editor Kim Arcalli, con Questi anche sceneggiatore: spingendo il cinema di genere verso terre incognite. In Se sei vivo spara si prende la forma dell’italian western, in quegli ani Sessanta il nostro genere più solido, se ne prende l’nvolucro per immettervi un teatro della crudeltà e del sangue fortemente voluto, progettato, consapevole – s’è fatto il nome di Artaud – e raccontare la presenza ineliminabile, se non la necessità della violenza come elemento strutturante non solo il cinema, ma la vita tutta. Il plot si fa pretesto per un immane affresco della ferocia dove, travolti da avidità e vendetta o solo pura malvagità e perversione, nessuno si salva, tutti danno il proprio contributo al massacro. Con inserti allucinati più che visionari, anticipando perfino certe celebrate messinscene di Arrabal e Jodorowsky. Se sei vivo spara è, nel suo scheletro, una corsa all’oro di disperati e/o corrotti. Una banda ruba un carico d’oro, ma la parte yankee del gruppo fa fuori quella messicana. Solo che un messicano creduto mortoè ancora vivo, e riemerge dalla fossa deciso a riprendersi il malloppo che gli ex amici si sono portati via. Ma anche un villaggio di gente perbene non appena fiutata la possibilità di arricchirsi col bottino si trasforma in orda barbarica. Tra svolte e colpi di scena la caccia continua, sempre più selvaggia. Entrata nella fosca leggenda del nostro western la scena in cui un uomo è sventrato per impossessarsi della pallottola d’oro che lo ha colpito, e non è la sola di massimo sadismo che indusse la censura a bloccare il film. Il quale fu tagliato, depotenziato delle sue punte pià atroci, uscendo molti anni dopo, nel 1975, con il nuovo titolo Oro Hondo e le scene un tempo mozzate quasi tutte reintegrate. Anche se bisognerà aspettare decenni per avere in Dvd il director’s cut. Francamente, non saprei dire quale versione verrà trasmessa stasera, sempre che il film venga trasmesso: l’informazione di 7Gold non è il massimo dell’affidabilità. Tomas Milian – chi se non lui – è il messicano riemerso dalla tomba. Bellissime donne come Marilù Tolo e Patrizia Valturri. Un giovanissimo Ray Lovelock è la vittima sacrificale di un mucchio selvaggio di banditi omosessuali e perversissimi tutti vestiti di nero. Quando l’omosessualità era ancora segno di degenerazione borghese, anzi degenerazione tout court, e non era ancora stata adottata dalle file progressiste e riflessive quale bandiera degli human rights. S’è detto e scritto che Questi abbia voluto rappresentare attraverso il macabro le violenze belluine cui lui, partigiano, aveva assistitonel corso della guerra civile in italia tra 1943 e 1945 (la prova: una sequenza con un cadavere appeso a testa in giù come Mussolini a piazzale Loreto). Ed è motivo ulteriore per non perdersi Se sei vivo spara, aka Oro Hondo.

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