Film stasera in tv: FUOCOAMMARE di Gianfranco Rosi, Orso d’oro a Berlino (mart. 3 ottobre 2017, tv in chiaro)

Fuocoammare, Rai 5, ore 21,15, martedì 3 ottobre 2017.
Ripubblico la recensione scritta subito dopo la proiezione alla Berlinale 2016, qualche giorno prima che a Fuocoammare fosse assegnato, dalla giuria presieduta da un’entusiasta (del film) Meryl Streep, il premio più importante, l’Orso d’oro. Da allora successi – è stato venduto in tutto il mondo e benissimo accolto e recnsito in America – e polemiche lo hanno accompagnato in pari misura, polemiche per il realismo con cui il film mostra la morte nei barconi dei migranti verso Lampedusa. E chi era al press screening a Berlino ricorderà l’urlo ‘vergogna! pornografia!’ lanciato da qualcuno alla fine. Ma sono arrivati anche abbondanti riconoscimenti, fino alla nomination di Fire at Sea (questo il titolo internazionale) all’Oscar per il migliore documentario. Domenica notte sapremo se Gianfranco Rosi ce l’avrà fatta contro rivali temibili e assai agguerriti, a partire dai favoriti O.J. Simposon e I Am Not Your Negro.233519162418Fuocoammare (Fire at Sea) di Gianfranco Rosi. Con Samuele Pucillo, Matias Cucina, Samuele Caruana.
201614479_2L’unico film italiano di tutta la Berlinale, e stiamo a vedere se entrerà in zona premi. L’accoglienza della stampa è stata ottima. Ma il film è discontinuo e irrisolto: eccellente quando va a raccontare la Lampedusa dei migranti, poco interessante quando ci mostra altre storie dell’isola (il ragazzino con la fionda). E però ci sono scene che non puoi dimenticare. Tant’è che già è esplosa la polemica: quali sono i limiti che il cinema non deve valicare nel rappresentare la sofferenza? Voto 6 e mezzo
201614479_1Molto, molto piaciuto qui a Berlino alla stampa e al pubblico. A questo punto, naturale competitor per l’Orso d’oro, anzi, direi a oggi il massimo favorito. Anche se non è il film migliore, quello di Mia Hansen-Love, L’avenir, per dire, gli è di molto superiore. Anche se non è nemmeno un gran film. Piuttosto, è il film giusto al momento giusto nel posto giusto. In una Germania dove la questione accoglienza dei rifugiati domina il confronto pubblico. Fuocoammare ha la forza, fors’anche l’astuzia, di sbattere in faccia al pubblico, alla stampa internazionale, alla giuria il tema dei migranti venuti dalla parte più turbolenta del mondo. Andando a vedere cosa succede nella anomala normalità di Lampedusa, isola divisa tra chi la abita e chi ci arriva coi barconi dal Nord Africa nelle condizione che sappiamo. Sì, sappiamo molto, forse tutto, e però vedere questo tutto tradotto in immagini ha un effetto esplosivo nella nostra testa. Pornografia!, ha urlato qualcuno alla fine della proiezione stampa, e difatti sono molti qui gli haters di Fuocoammare, accusato di sensazionalismo e di mostrare ciò che non può, non deve essere mostrato, la morte (e viene in mente lo storico articolo sui Cahiers scritto dall’appena scomparso Jacques Rivette su Kapò di Gillo Pontecorvo). C’è un limite alla rappresentazione della morte nel cinema? E se sì, qual è? E però, scusate, come mai molti di coloro che accusano Rosi per averci mostrato, nell’inquadratura massimamente scioccante di tutto il film, la stiva di un barcone pieno di cadaveri di gente soffocata, morta di fame e sete, poi si sdilinquiscono di fronte agli zampilli di sangue e alle materie cerebrali abbondantemente sparse di The Eightfule Eight di Tarantino? Dite che c’è una bella differenza tra realtà e fictionalizzazione? Certo, e però quando Rivette accusava di oscenità Pontecorvo per quella carrellata sul cadavere di una donna sul filo spinato di Auschwitz non distingueva tra le due. Vero, in operazioni come Fuocoammare il confine tra lecita denuncia e spettacolo della morte è sottile, e però in un caso come questo credo sia lecito correre certi rischi. Il film è i suoi migranti. Un medico, il dottor Pietro Bartolo, che da anni si occupa di loro racconta di quali siano i problemi di cui soffrono. Ustioni da nafta, disidratazione, denutrizione. Come sul Titanic, ci sono tre classi sui barconi e sulle navi dismesse che li portano in Italia. Chi sta sul ponte paga di più: è perché ha più probablità di salvarsi in caso di naufragio. La quota scende di poco per chi sta appena sotto. Gli ultimi, quelli che pagano meno, stanno nella stiva, e spesso arrivano morti per asfissia, per il troppo caldo. Vediamo i soccorsi in diretta, poveri corpi ormai esausti recuperati dalle stive. Vediamo il centro di accoglienza. Vediamo le procedure di identificazione, quando l’identificazione è possibile. Vediamo come chi arriva è diviso per paesi di origine, etnie, religioni, e non c’è mescolanza tra loro, quella dei barconi non è una società multiculturale, ma di nette separazioni. I musulmani che pregano insieme. Poi il calcio, la vera lingua sovranazionale, il codice che tutti conoscono e che a tutti permette di comunicare, e naturalmente ognuno gioca sotto la propria bandiera contro altre bandiere. Questa è la parte buona di Fuocoammare, quella che lo rende importante e che potrebbe portarlo molto lontano. A convincere meno è il resto. Gianfranco Rosi, come già nel discutibile Sacro GRA, cerca di raccontare un mondo, in questo caso Lampedusa, attraverso più storie e più tracce narrative. Forse per mostrarci che non la si può ridure all’unidimensionalità di isola dei migranti. Ed ecco un ragazzino assai simpatico e sveglio che impara ad andare per mare e ha la passione della fionda, e sembra di rivedere in lui pezzi e storie e miti di magna grecia. Ecco una coppia di anziani. Un deejay di una radio che mette musica neomelodica e canti popolari siciliani su richiesta. Un sub, che non capiamo bene che faccia là sott’acqua: forse lo spazzino del mare? Nessuno di loro entra in relazione con i migranti, tutt’al più ne parlano come di ‘poveri cristiani’ e provano compassione per le loro disgrazie senza fine. Il problema, come già in Sacro GRA, è che le storie non si saldano mai, non compongono un quadro unitario, soprattutto non sono così interessanti e tolgono solo spazio e tempo al racconto di migrazione. Inutile girarci intorno, del pur simpatico ragazzino ci importa poco, vogliamo sapere chi siano quei povericristi, il loro passato, le loro speranze. Fuocoammare decolla quando va al cuore della questione, si banalizza quando se ne allontana.

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