Torino Film Festival. Recensione: BARRAGE con Isabelle Huppert ha aperto il concorso

OFF_Barrage_02Barrage, un film di Laura Schroeder. Con Lolita Chammah, Isabelle Huppert, Thémis Pauwels. Concorso Torino 35.
OFF_Barrage_03Visto alla Berlinale, adesso in concorso a Torino. La madre, la figlia, la nipote ragazzina. Tensioni e grovigli familiari in un clima di minaccia incombente alla Haneke (sarà anche per la presenza di nostra signora Isabelle Huppert). E però i modi della noeregista Laura Schroeder sono da cinema del reale, dardenniani. Voto 6 e mezzo
OFF_Barrage_04Un film con Isabelle Huppert è sempre una festa per chi vuol bene al cinema. Peccato che lei, la più grande, sia in questo Barrage – il primo titolo del concorso del TFF – solo in partecipazione speciale, che tradotto vuol dire qualche scena, certo importante, certo cruciale, ma sempre troppo poco. L’altra notizia è che Huppert, e mi pare sia la prima volta, fa la nonna. Di una ragazzina di dieci anni sveglia e introversa. L’ha allevata lei, giacché la madre (ovvero la figlia della Huppert), che l’ha avuta giovanissima non si sa da chi, se n’è andata via a farsi la vita sua. Una ragazza interotta. Ma eccola tornare, e rivendicare il suo diritto di genitrice su quella bambina che neanche la conosce. E se la porta via per un giorno, per due giorni, mentre la nonna si dispera. Aleggia per tutto il film un’aria di minaccia, sospensione, cupa attesa alla Haneke (sarà anche per la presenza di nostra signora Isabelle), si teme che in quel teso triangolo femminil-familiare ci scappi la tragedia. Uno di quei film che mutuano i modi e gli stili dal documentario, dal cinema del reale, dalla lezione dei Dardenne, e si concedono tempi lunghi di ripresa, a mostrarci i gesti anche minimi e apparentemente insignificanti, e gli ambienti, i paesaggi. In una contemplazione che è osservazione dei comportamenti e pudico tentativo di capire l’agire senza buttarla in psicologismo. Un bel cinema, cinema pulito e onesto, quello della regista Laura Schroeder. Ma la costruzione drammaturgica latita, il rispetto dei personaggi non ce la fa a mascherare una narrazione debole. Barrage, presentato lo scorso febbraio alla Berlinale (sezione Forum), ha fatto da allora la sua strada. Eccolo qui in corsa a Torino, mentre il Lussemburgo lo ha scelto come suo candidato all’Oscar categoria miglior film in lingua straniera. No, non ridete, e non sottovalutate il Lussemburgo. La presenza di Huppert potrebbe fare il miracolo e portarlo, se non in finale, almeno nella shortlist.

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