Torino Film Festival. Recensione: A FABRICA DE NADA. Il migliore del concorso arriva dal Portogallo

4307613.jpg-r_1920_1080-f_jpg-q_x-xxyxxOFF_AFabricaDeNada_01A Fábrica de Nada/ The Nothing Factory di Pedro Pinho. Con José Smith Varga, Carla Galvão, Njami Sebastião, Daniele Incalcaterra. Concorso Torino 35.
OFF_AFabricaDeNada_03Tre ore per raccontarci di una fabbrica portoghese di ascensori chiusa, occupata, e poi rinata in autogestione. Sembra un’esemplare parabola anni Settanta, invece siamo lontani da ogni cinema militante e ideologico: qui di mescolano il politico all’indagine privata, il lato pubblico ai più personali sogni e desideri. Una scoperta. Con dentro l’eco del cinema erratico, vagabondo, esplorativo di Miguel Gomes. Voto 8

il regista Pedro Pinho

il regista Pedro Pinho

Fabbrica portoghese di ascensori smantellata furbescamente dai proprietari, occupata dagli operai dopo l’annuncio di chiusura e licenziamenti, rinata in autogestione. Sembra una parabola esemplare degli anni Settanta, di un operaismo e sindacalismo sdatatissimi, e difatti lo è. Quello che il film ci mostra, meglio: da cui prende spunto, è successo in quegli anni cruciali. Solo che A Fabrica de Nada lo riprende come puro pre-testo, come accensione di un racconto oltre la pura fattualità, reintepretandolo con assoluta libertà, anche visiva, anche linguistica ed espressiva, trasportando la storia di allora all’oggi e rappresentandola alla luce della sensibilità e degli strazi e dei punti critici della nostra contemporaneità, qui e ora. Dato a Cannes alla Quinzaine, dove non ha avuto l’attenzione che meritava (come fai a Cannes ad andarti a vedere un film di tre ore alla Quinzaine? Missione ai limiti dell’impossibile, e però onore alla giuria Fipresci che l’ha premiato vedendoci benissimo), e grazie a Dio ripescato qui a Torino per il concorso. A farne qualcosa di importante è il coraggio del regista Pedro Pinho nel reinventare il film di fabbrica, mescolando il cinema del reale e di engagement alle cronache private e familiari – mica per niente si comincia con una scena d’amore -, mettendo al centro sogni e bisogni dei suoi protagonisti, e il loro lato desiderante e pulsionale. Questo operai sono umani, molto umani, mai eroi, incazzati ma pure fragili e contraddittori anche quando temprati, come nel caso dei compagni di vecchia generazione, da lunghe lotte su tutti i possibili fronti. Pedro Pinho non si nega niente, va oltre ogni conformismo e correttismo raccontandoci (anche) di operai di giorno occupanti la frabbrica e che di notte si trasformano in piccole rockstar locali di musicaccia tardopunk, o di ragazzi che accettano la buonuscita proposta dai padroni per andarsi a godere un pezzo di paradiso farlocco in Laos. Con perfino un paio di sequenze di canti e balli da musical operaista. Si sente, in questo viaggio attraverso l’anima di un distretto produttivo ferito dalla deindustrializzazione e delocalizzazione, l’eco e la lezione del cinema erratico, anarcoide, immaginifico e post-militante di Miguel Gomes, e della sua meravigliosa trilogia delle Mille e una notte. A Fabrica de Nada manda in archivio definitivamente ogni cinema vetero-militante, non cancellandone il paradigma ma riattraversandolo, proponendolo perfino nelle sue parti e nei suoi feticismi più sdati per andare oltre. Come no, ascoltiamo, tramite una voice over, farneticanti (almeno per me) teorizzazioni veteromarxiane e neoantagoniste sulla malvagità del Capitale e la sua strutturale corsa verso l’abisso e l’apocalisse, e Pinho ci mostra perfino una tavola rotonda di intellettuali e operatori variamente sociali chiamati al capezzale della fabbrca in crisi. E si sentono cose ormai inudibili. Ma grazie a Dio questo film l’ideologismo lo incorpora e lo tritura, per arivare in sottofinale a un fondamentale scontro tra uno degli operai occupanti e il suo sano pragmatismo, e il tristo cineasta veteromarxista venuto dall’Argentina, incarnazione di un mondo, e di una visione del mondo, ossificati. C’è solo da sperare che la giuria presieduta da Pablo Larrain lo premi, anche perché al momento non si vede nessun altro film in grado anche lontanamente di insidiarlo.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.