Torino Film Festival. Recensione: BAMY di Jun Tanaka. Vedere fantasmi a Tokyo

OFF_Bamy_01Bamy di Jun Tanaka. Con Hironobu Yukinaga, Hiromi Nakazato, Misaki Tsuge, Toshi Yanagi, Yuki Katsuragi. Concorso Torino 35.
OFF_Bamy_02Tokyo, oggi. Il giovane uomo Ryota ha un dono che lo rende differente: vede fantasmi. Sarà scontro e crisi con la sua ragazza e il gretto mondo che gli sta intorno. Succede poco, quasi niente, in questo film che ha però la delicatezza e il nitore di un haiku. Con la migliore colonna sonora di questo TFF. Voto tra il 6 e il 7
OFF_Bamy_03In una Tokyo di anonima contemporaneità futurista, spettrale e metafisica come la Roma della Decima vittima di Elio Petri, il giovane uomo Ryota Seiki vede fantasmi. Presenze che gli si palesano davanti, silenti e dolenti e però mai minacciose, qualche volta annunciate da un ombrello rosso che vortica e ondeggia e balla, quasi fossimo in uno Jacques Demy supernatural. La sua ragazza, che lo ospita e lo accudisce, è esclusa da quelle visioni. Ma si può stare con una che non può condividere questo tuo dono, o fardello? Che ha lo sguardo limitato a questo mondo e mai sull’altro, sul mondo parallelo? Ovvio che no, sicché la storia inevitabilmente si incrina, e Ryota si risistema con una coetanea pure lei avvistatrice di sagome ectoplasmatiche e inquietanti. Succede poco, anzi niente, in questo film che ha il nitore, la pulizia formale, la delicatezza e l’economia estetico-espressiva di un haiku. Prova virtuosistica del suo si suppone giovane regista, già bravissimo nel comporre inquadrature squisite, nel creare un microclima interno al film costante, senza sbalzi e stacchi bruschi. In un ipnotico continuum orizzontale. La migliore partitura sonora di questo Torino FF, vera musica da film come una volta, alla Bernard Herrmann, alla Morricone prima maniera, con consonanze e dissonanze novecentesche che si fanno loro stesse narrazione e suppliscono alla latitanza di un vero racconto. Che è poi il limite, la barriera contro cui questo finissimo ma celibe e cerebrale film si infrange. Però molto si perdona a Jun Tanaka quando, in una sequenza di commovente bellezza, riempie il cielo sopra Tokyo di ombrelli volteggianti come aquiloni o minuscoli paracadute neri, come meduse dell’aria. E ancora una volta non si può non pensare a Les Parapluies de Cherbourg.

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