Film stasera in tv: LA ISLA MINIMA (sab. 6 genn. 2018, tv in chiaro)

La Isla Minima, Rai 4, ore 23,03. Sabato 6 gennaio 2018.
Marshland-211080574_770345756414317_5961032957561308066_oLa Isla Mínima (Marshland), un film di Alberto Rodríguez. Con Javier Gutiérrez, Raúl Arévalo, Nerea Barros, Antonio de la Torre, Manolo Solo, Jesús Castro.
10571961_734128869989220_4959956784361174843_oDieci Goya e l’Efa del pubblico come migliore film europeo del 2015. Tutti premi meritati. Questo film spagnolo è un noir di rispetto e assai autoriale diventato a sorpresa un successo di nicchia nel nostro paese. Nella Spagna del 1980 appena uscita dal franchismo due poliziotti diversi e opposti indagano su alcune ragazze scomparse. Siamo alla foce del Guadalquivir, in una livida zona di paludi ai confini del mondo e della legge. Un ritratto del male convincente e allarmante. Voto 7 e mezzo
11055356_885371231531649_579626098245337712_oIsla Minima Una pelicula de Alberto Rodriguez Produccion Atipica FilmsDi quei film di genere, ma che il genere riescono a trascenderlo emancipandosene, come il nostro cinema non sa fare. Come non sa più fare, almeno dagli anni Settanta. Un noir di poliziotti e delitti seriali lurido e cattivo di produzione e lingua spagnola, allineato però allo standard dei migliori prodotti anglofoni contemporanei, insieme perfettamente nazionale-locale e globale, dunque in grado di fare la sua bella figura e i suoi incassi su tutti i mercati. Come è capitato da noi, dove, distribuito dalla torinese etichetta indipendente Movies Inspired, ha conquistato una sala dopo l’altra a fine 2015 diventando un solido successo nel circuito del cosiddetto cinema di qualità. Successo che, diciamolo subito, si merita tutto. Premiatissimo in patria, dove si è preso la bellezza di dieci Goya, gli Oscar di Spagna, e poi vincitore a Berlino del premio del pubblico agli Efa 2015 (pubblico che ci ha visto più lungo e meglio degli illustri giurati di tutta Europa che hanno invece sciaguratamente scelto come miglior film dell’anno il tremendo Youth di Paolo Sorrentino). Già le immagini su cui scorrono i titoli di testa ci mandano a dire parecchio sulle ambizioni del regista e su come ci troveremo di fronte a un’opera per niente comune e generica e invece assai autoriale e personale. Son riprese aeree (col drone? ma se sono col drone come possono essere tanto immobili? o sono dei fermo-immagine? qualcuno fornisca spieghe, grazie) della location della storia che andiamo a vedere, l’immenso delta in Andalusia del Guadalquivir – fate conto le valli di Comacchio però moltiplicate per estensione e inquietudine indotta -, con i suoi acquitrini, le terre melmose e piatte, i suoi rami d’acqua sinuosi e attorcigliati come serpi di fiume, e sembrano quadri di rigoroso astrattismo o concettualismo, o mappature cerebrali o di tessuti biologici di strane e forse aliene creature. Qualcosa di malsano, ipnotico e repulsivo, immobile e apparentemente senza vita visto da lontano quanto formicolante a uno sguardo più ravvicinato, annuncio eloquente di quanto sta per accadere in quella finis terrae, in quel mondo oltre ogni legge e confine conoscibile. Due ragazzine sono scomparse, due sorelle adolescenti, figlie di un disgraziato violento e della sua succube moglie abitanti una stamberga sul fango della palude, sicché viene mandata dal centro del paese, da Madrid, a indagare in quella landa desolata e periferica, una coppia di poliziotti classicamente male assortita, a rispolverare la dialettica degli opposti caratteri su cui si son costruite tante detection cinematografiche e letterarie (poi riversatasi nella nuova o nuovissima serialità televisiva, e le analogie tra La Isla Mínima e True Detective prima serie, col poliziotto più scassato dentro e tormentato e quello più cinico e deciso con qualche anno di più, sono tante e evidenti, con un Raúl Arévalo quasi clonato su Matthew McConaughey). Siamo nel 1980, a Spagna franchista appena defunta ma sempre presente con i suoi ingombranti fantasmi e con la sua occupazione delle menti e della psiche collettiva, e con una democrazia giovane e fragile, balbettante, non così sicura di sé. Pedro, il più giovane dei due detective, è il figlio della nuova Spagna che s’avanza e vorrebbe far piazza pulita delle passate ignominie, e di quelle concrezioni di poteri che hanno soffocato e come tolto dalla storia il paese per decenni. Anche nelle indagini che sta conducendo vuol portare la luce della democrazia, ma a frenarlo è il più anziano e disincantato collega Juan, aduso a modi spicci e assai poco garantisti fin dai tempi in cui era uno sgherro di regime. Due Spagne che son due opposte visioni del mondo e incarnano diverse moralità destinate inevitabilmente a collidere nel corso della ricerca delle ragazze desaparecide. Forzati a collaborare, Pedro e Juan entreranno più volte in conflitto ma insieme scoperchieranno un verminaio di perversioni neanche tanto nascoste e dissimulate, vizi estesi, collusioni e coperture che chiamano in causa i vecchi e i nuovi potenti, ma soprattutto i vecchi, di quel posto a casa di Dio. Andamento tutto sommato convenzionale e senza troppe scosse narrative, anche ampiamente prevedibile (siamo al fin troppo visto paradigma delle ragazze innocenti preda di bande più o meno organizzate di depravati), con qualche concessione fastidiosamente populista che arruola in automatico e pigramente i ricchi e i capataz della zona tra gli schifosi responsabili dei misfatti (i borghesi signora mia son tutti dei porci!). Ecco, quando La Isla Mínima ambisce a farsi pesante, plumbea metafora politica e fustigante apologo morale perde quota, con l’indagine del bravo poliziotto Pedro messa lì didascalicamente e con abbondanti semplificazioni a significare i lumi della democrazia in lotta con le tenebre della reazione e del passato dittatoriale che non passa. Il meglio il film lo dà invece nella messa a punto dei caratteri principali e collaterali, nell’allarmante messa in scena di un mondo degradato, livido, limaccioso e minaccioso, percorso da fratture della psiche, con derive nella malattia e nella corruzione. Tutto è marcio in quel clima di palude, tra quei miasmi che corrodono in pari misura le cose e i corpi degli uomini-zombie. La Isla Mínima, il punto più estremo e pericoloso di quel mondo già di suo oltre ogni confine e legge, è il luogo dove tutto si rivelerà, dove ogni oscura macchia si materializzerà e verrà a galla rischiando di trascinare con sé i due agenti, l’innocente Pedro e il meno innocente Juan. Come nelle migliori narrazioni di indagini poliziesche, La Isla Mínima è un viaggio nell’apocalisse e negli abissi, una finestra spalancata sul male. Dunque una visione necessaria. Cercatelo nei cinema delle vostre parti.

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