Film-cult stasera in tv: RITRATTO DI BORGHESIA IN NERO (sab. 13 genn. 2018, tv in chiaro)

Ritratto di borghesia in nero di Tonino Cervi, Cielo, ore 21,15. sabato 13 gennaio 2018.
Il film di culto di questa serata televisiva. Del 1978, di un regista-produttore che seppe muoversi tra i generi e tra il cinema alto e quello popolare (Tonino Cervi, figlio del grande Gino), Ritratto di borghesia in nero appartiene a una stagione filmica che adoro. Ad un cinema che solo nei Settanta poteva nascere ed esistere, mescolando un eros soffocato sotto le ipocrisi e i modi borghesi, e dunque tantopiù eccitato e eccitante e pronto ad esplodere distruttivamente, al cosiddetto discorso politico. Cinema desiderante e pulsionale. Depravazioni e passioni segrete come sintomo e referto della decadenza di una classe. Quella alto-borghese, of course, ritenuta marxianamente (e Marx in quei tempi, pur variamente declinato e interpretato, si portava molto) sentina di ogni colpa e vizio, e rosa dall’interno dalle sue stesse contraddizioni: ben scavato, vecchia talpa! Come sempre, all’origine di un genere, di un filone aurifero del nostro cinema, ci sta anche questa volta un’opera consapevolmente alta e ultra-autoriale, Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti. Del quale mica per niente Ritratto di borghesia in nero mima il titolo e riprende uno degli interpreti, Stefano Patrizi. Ma tra i padri fondatori va anche considerato il Salvatore Samperi di Grazie zia, che con Scandalo nel 1976 fisserà un’altra tappa fondamentale del genere. Il film di Tonino Cervi, come altri di quegli anni, usa pure il fascismo (siamo a Venezia nel 1938) come metafora e orizzonte vitale e mortifero di una classe che ha venduto l’anima faustianamente al demone di turno, e dunque destinata all’inevitabile fine. Sono anime guaste e perse, e sempre nere, quelle che si muovono in questa storia, assai liberamente tratta da un racconto del francese Roger Peyrefitte (colui che con un suo libro di amori omosessuali, Le amicizie particolari, aveva scandalizzato l’Europa degli anni Quaranta e Cinquanta raccontando di una passione di collegio tra un quindicenne e un dodicenne: ve la immaginate oggi una storia così l’uragano che scatenerebbe?). L’incipit di Ritratto di borghesia in nero vede il formarsi della relazione tra un giovane uomo e una signora più matura di lui insegnante di piano: Senta Berger, meravigliosa. Ma quando si affaccerà una ragazza coetanea di luminosa bellezza, Ornella Muti, lui la preferirà all’amante. Che si vendicherà. Seguiranno fatti e fattacci, compreso un delitto. Con una scena lesbica Berger-Muti che lasciò il segno. Assolutamente da rivalutare. Cast strepitosissimo. Oltre a Berger, Muti e Patrizi, ci sono Capucine, Mattia Sbragia, Maria Monti, Giuliana Calandra, Paolo Bonacelli, Eros Pagni. Altro che B-movie. Collaborazione alla sceneggiatura di Goffredo Parise.

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