Recensione: THE PARTY, un film di Sally Potter. La cena tra amici diventa guerra totale

201715091_1201715091_2The Party, un film di Sally Potter. Con Kristin Scott Thomas, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cherry Jones, Emily Mortimer, Cillian Murphy.
201715091_6Come in Carnage e vari succedanei (ormai un genere), anche in questo film acido al punto giusto la morale, non nuova, è: dietro le nostre apparenze civilizzate siamo tutti bestie selvagge. Sally Potter chiude in un interno londinese un gruppo di amici chiamati a festeggiare la padrona di casa nominata ministro del governo ombra (si suppone laburista). Si scatenerà il gioco al massacro. Ah sì, il film è in autoriale bianco e nero. Voto tra il 6 e il 7
201715091_5Sally Potter resta inchiodata al film che le diede fama nei primi anni Novanta, Orlando (anche fondativo dell’icona Tilda Swinton). Eppure ha girato parecchio da allora, svariando tra molti generi, mai autoreplicandosi, sempre rischiando. E questo glielo si deve riconoscere, anche se magari non si ama il suo cinema così impeccabilmente british, così costruito, levigato, così poco sporco. In questo suo film numero 11 raggiunge un ottimo risultato, scrivendo e dirigendo un classico huis clos, un gioco al massacro in un interno-inferno che si fa prigione e gabbia per cannibalismi reciproci tra i personaggi, gente che ha tutta qualcosa da nascondere e farsi perdonare. Una commedia dark molto, molto scritta, puro teatro filmato, con dialoghi witty, perfidi e taglienti nella tradizione che va da Oscar Wilde a Alan Bennett, di cui qualche eco si avverte. Teatrocinema anche satirico, anche comédie de moeurs nel suo mettere alla berlina i vizi nascosti di una classe. Che in questo è una classe dirigente britannica assai di sinistra, di idee molto liberal, di aperture a ogni istanza e ogni diritto, ma non così limpida (e grazie a Dio almeno qui non si tirano in ballo corruzioni e roba del genere: la critica, feroce, verte su altri peccati, in primis la concupiscenza del potere).
Nella sua strabella casa con giardino Janet raduna gli amici più cari (o così crede) per festeggiare la sua nomina a ministro nel governo ombra. Che indoviniamo laburista. Il coronamento di un duro lavoro, di una carriera. C’è la cara quanto linguacciuta amica April, accanto a lei fin dai tempi delle lotte femministe-emancipazioniste, accompagnata dal maturo fidanzato tedesco Gottfried (è Bruno Ganz), votato alla causa verde e alla medicina olistica. Di quei suadenti e soavi matti di cui son pieni i salotti, e che son contro i vaccini e quant’altro. E c’è la coppia lesbica – poteva mancare? – in attesa della bellezza di tre gemelli (naturalmente le battute e gli ammiccamenti sui miracoli della provetta e dei donatori si sprecano). A chiudere il gruppo, un cocainizzato e survolato faccendiere che dall’amicizia con la ministra, per quanto ombra, conta di trarre parecchi vantaggi. Ma a dominare la scena è il principe consorte, Bill, professore ormai ridotto a una larva dall’alcol (e, si scoprirà, anche da altro) e considerato dalla sciura in carriera Janet un peso. Invece sarà lui a far esplodere la serata con due rivelazioni una più sconvolgente dell’altra. Trasformando i cari amici in un branco selvaggio. Sally Potter orchestra benissimo, e con un ritmo da screwball comedy, il crescendo delle rivelazioni e il progressivo surriscaldarsi e deteriorarsi delle relazioni disumane del gruppo. Con pure qualche bilancio e amara riflessione su come son finiti i sogni di una generazione che voleva cambiare il mondo e marciava per le strade per ogni possibile buona causa, e invece guardate come s’è ridotta. Anche al più alto grado di civilizzazione restiamo animali mossi dagli istinti e pulsioni primarie, il sesso, il territorialismo, il potere, sembra dirci la signora Potter: la morale è un po’ stantia – con tutti i Carnage che abbiamo visto, da Cena tra amici a The Dinner -, ma è sempre in grado di produrre ottimo spettacolo. Tutti bravi, come no. Da Kristin Scott Thomas la ministra a Patricia Clarkson a Cillian Murhpy (vestito Prada). Ma a dominare è Timothy Spall, grandiosissimo quale marito alcolista e rudere umano capace invece di far saltare tutti gli equilibri e le ipocrisie. Bel bianco e nero, e grazie a Dio durata di soli 71 minuti. God save Sally Potter.

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