Berlinale 2018. Recensione: FOTBAL INFINIT (Football infinito) di Corneliu Porumboiu. Calcio visionario

Fotbal Infinit, un docu-film di Corneliu Porumboiu. Con Laurențiu Ginghină. Forum.
Il più curioso e eccentrico dei registi rumeni va a intervistare – ed è il suo secondo docu sul pallone – un signore che si è messo in testa di riformare le regole del l calcio. Inascoltato, finora. Un delirante? Un visionario? Un profeta? Ma attraverso il suo ritratto vien fuori molto altro: la vita ai tempi di Ceausescu, le continuità e discontinità tra l’allora e l’oggi. Voto 8
Di film in film, di festival in festival, il rumeno Corneliu Porumboiu cresce da sicura promessa a piccolo maestro. Un cinema, il suo, parente di quello dei grandi Puiu e Mungiu per il suo cronachismo-realismo, per come sa restituire un paese in transizione immobile come la Romania, ma spesso intriso di uno humour darkeggiante e percorso da una vena di bizzarro e grottesco e surreale solo suoi. Cfr la sua commedia vista un paio di Cannes fa a Un certain regard, Il tesoro, che molto divertì i non molti che la videro. Ha anche, Porumboiu, una predilezione per lo scavo mai accademico e convenzionale nella storia patria del Novecento, specie del periodo di Ceauseecu, di cui rintraccia connessioni e continuità col presente. E poi, la passione per il calcio, lui che essendo figlio di un arbitro famoso con il calcio ci è cresciuto. Qualche anno fa (2014) ci folgorò qui alla Berlinale, a Forum, con The Second Game, il più strano e radicale docu mai dedicato al football suo e noistro, una mitica partita del campionato rumeno fine anni Ottanta giocata, combattuta sotto la neve dale due quadre leader, con giocatori congelati ma frementi di agonismo e atletismo. Partita che lui ci mostra in replay in un treiolante Vhs, come su un qualsiasi canale tipo Top Calcio, commentata fuori campo, letteralmente, da lui e dal padre che la arbitrò. Una lezione di cinema, ovvero come dal materiale più sdato e dismesso si possa ricavare qualcosa di non-visto. Con questo Futbal Infinit torna al pallone, centrando il suo film-intervista intorno a un signore di nome Laurențiu Ginghină, già aspiurante calciatore, che si è messo in testa, a un certo punto della sua vita, di iformuare le regole del calcio. Prima riforma annunciata: il campo da gioco con gli angoli tagliati, una specie di ottagono allungato, per secondo lui velocizzare la palla. La seconda: dividere ogni squadra in due sottosquadre, la prima obbligata a giocare nella prpopria metà campo, la seconda dall’altra parte, e in mezzo una linea di confine che non può essere varcata. Con sucessive varianti e rifiniture di un progetto già matrto di suo e sempre più delirante. Un matto? Un visionario? Tutte e due le cose forse, e anche qualcos’altro. Per Paromboiu è un’altra occasione per confrontarsi con un uomo, comunque lo si giudichi, deragliato dalla medietà. Allargando man mano il ritratto all’extracalcio, all’attivitàdi di burocrate-passacarte del suo protagonista, al suo passato di operaio sotto il regime (e si sente la nostalgia e l’orgoglio), alla sua famiglia (il padre fotografo). Ne esce un pezzo di Novcento rumeno, un perfetto film sul comunismo e il post comunismo, dove i vizi nuovi si allacciano agli antichi. E quell’irruzione della signora novanaduenne che reclama, peraltrio con molto garbo, la restituzione di un terreno sequestratole dal regime è puro grande cinema rumeno di oggi. Son passati quasi 30 anni, commenta Porumboiu, dalla caduta dei Ceauscescu e ancora glie propriati non son stati risarciti. E il calcio? La sua riforma? Un sogno, un delirio, forse un’utopia. Cn Laurențiu Ginghină (presenta alla proiezione a Forum con il regista) che letteralmente filosofeggia – “non avevamo niente ai tempi del comunismo, ma i libri sì” – mentrela camera percorre lenta una strada deserta verso il nulla.

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