Berlinale 2018: i 5 FILM che ho visto domenica 18 febbraio

La prière (La preghiera)

1) La prière (La preghiera) di Cédric Kahn. Competition. Cliccare per la recensione estesa.
Non ci fosse stato l’orrendo finale, avremmo avuto un film memorabile. Peccato. Raccontando la storia del tossicodipendente Thomas, Cédric Kahn ci fa entrare in una comunità di recupero retta da sacerdoti. Dove il percorso di riabilitazione è l’ora et labora benedettino. Intuizione bellissima. Un film che audacemente riporta al centro del cinema la questione della fede e del sacro, e della loro efficacia su questa vita. Poi quel finale, purtroppo. Voto 7
2) Figlia mia di Laura Bispuri. Competition. Cliccare per la recensione estesa.
Chi è la vera madre: quella che il figlio l’ha partorito o quella che l’ha allevato? Tema archetipico, mille e mille volte trattato-dibattuto in narrazioni scritte, orali, cinematografiche. Lo riprende Laura Bispuri in questo suo secondo film dopo Vergine giurata. Film che funziona in fase di introduzione di personaggi e eventi, ma collassa quando occorrerebbe un racconto. Voto 5 meno
3) The Real Estate di Axel Petersén e Måns Månsson. Competition. Cliccare per la recensione estesa.
Il film più maleducato del concorso. Arriva da due ragazzacci svedesi questa commedia grottesca  – sarà l’effetto The Square? – su una signora settantenne che si trasforma in una furia umana per difendere il suo patrimonio (immobiliare). Tutto girato con macchina da presa ubriaca e ipercinetica. Cos’è, un apologo alla Brecht sulla selvaggeria del libero mercato? Mah. Intanto, a far parlare è la scena di sesso scatenato della signora over 70. Voto 6
4) L’empire de la perfection (L’impero della perfezione) di Julien Faraut. Forum. Cliccare per la recensione estesa.
Apparentemente, un film che racconta il periodo d’oro di John McEnroe, soprattuto i suoi memorabili Roland Garros della metà anni Ottanta. Ma L’impero della perfezione va oltre, ponendosi come pensiero e riflessione sul cinema sportivo. E sulle intime connessione tra cinema e tennis (già colte e teorizzate da Serge Daney). Voto 8+
5) 7 Days in Entebbe (7 giorni a Entebbe) di José Padilha. Compeition (Out of Competition). Cliccare per la recensione estesa.
Il clamoroso blitz con cui le forze speciali israeliane liberarono gli ostaggi dell’aereo dirottato da un commando palestinese: era il giugno 1976. Un film utile, anche necessario, per ricordare cosa successe e i retroscena. Ma più che l’irruzione finale, la parte davvero interessante, la più tesa, è quella della detenzione degli ostaggi. Voto 6

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