Recensione: THE DISASTER ARTIST. Il James Franco regista finalmente ce l’ha fatta

DA_120915_01060.dngThe Disaster Artist, un film di James Franco. Con James Franco, Dave Franco, Seth Rogen, Alison Brie, Melanie Griffith, Josh Hutcherson, Sharon Stone, Jacki Weaver, Zac Efron, Bryan Cranston.
DA_010516_00400.dngDopo una lunga serie di film ambiziosi quanto commercialmente catastrofici, il James Franco regista azzecca il suo primo successo. Storia vera di un certo Tommy Wiseau che all’inizio della scorsa decade produsse, diresse, interpretò un imbarazzante mélo dal titolo The Room. Tonfo in sala, ma successivo recupero quale culto ultratrash. Comunque lo si guardi, un atto d’amore per il cinema che adesso The Disaster Artist giustamente celebra. Vincitore del festival di San Sebastian. Voto 7 meno
DA_121815_00899.dngDopo una lunga serie di gloriosi tonfi quale cineautore – inclusi un biopic sull’icona gay hollywoodiana Sal Mineo e ponderose versioni grande schermo di John Steinbeck, William Faulkner, Cormac McCarthy – James Franco azzecca stavolta il suo primo deciso, incontrovertibile successo da regista. Buoni incassi e buone recensioni nei molti festival cui il film ha partecipato, e perfino la vittoria, da nessuno pronosticata, al festival di San Sebastian lo scorso settembre.
Il catastrofico artista del titolo è Tommy Wiseau (trattasi di storia vera, attenzione), uno dei molti perdenti di Hollywood, uno di quei folli che hanno tracciato con il loro fallimento e i loro sogni smodati la controstoria del cinema. Uno che, venuto dal nulla, nel 2003 decide di autofinaziarsi, scrivere, dirigere, interpretare un mélo – titolo The Room –  così slabbrato e sgangherato da floppare clamorosamente tra i lazzi e gli sgignazzi del pubblico ululante. Salvo poi essere ripescato nelle proiezioni di mezzanotte e diventare un culto ultratrash. La sua storia è quella del suo autore, apparentato con una qualche ragione dai recensori americani all’Ed Wood re degli Z-movies celebrato da Tim Burton (con un Johny Depp che ancora di mestiere faceva l’attore bravo). Stavolta James Franco si ritrova per le mani una storia accattivante e vendibile, una discreta sceneggiatura, un personaggio che sembra fatto apposta per essere raccontato, e non si lascia scappare l’occasione, realizzando il suo film meno personale, ma anche il meno squilibrato, il più compiuto, il più artigianalmente costruito e corretto. Tutto in famiglia, e nel solito giro di amici. C’è il fratellino Dave Franco quale co-protagonista, e bisogna dire che se la cava brillantemente (attento James, che rischia di finire come la storia degli Affleck, con Casey che se magna il fratellone e si prende l’Oscar). E non manca, ovvio, l’alter ego di Franco in versione bear, il suo compagno di infinite avventure cinematografiche, insomma il caro Seth Rogen, che oltre a ritagliarsi un ruolo collaterale compare nei creditscome coproduttore insieme a Evan Goldberg, un altro della banda.
Il freak Tommy Wiseau – capello lunghissimo, sguardo attonito, movimenti ed eloquio lenti di chi si è bruciato qualche neurone di troppo con troppe sostanze alteranti – approda a LA insieme all’amichetto Greg conosciuto in una scuola di recitazione della provincia profonda. Condividono l’appartamento (di proprietà di Tommy) e gli sbattimenti per trovare una scrittura purchessia, collezionando, ovvio, soltanto rifiuti, come vuole la leggenda cattiva di Hollywood. Finché Wiseau decide di scriversi da solo un copione e di farne un film, naturalmente con l’adorato Greg a fargli da spalla sul set. La troupe è formata da buoni professonisti, sbalorditi nel vedere il folle e dilettantesco Tommy al lavoro, e ancora più sbalorditi nel vedersi regolarmente pagati da quell’alienato. Già, chi è davvero il produttore-autore-attore Wiseau, che si dice di New Orleans ma ha un inconfondibile accento est europeo? E da dove arrivano i soldi – e son milionate di dollari – con cui si paga il suo sogno hollywoodiano? The Disaster Artist punta tutto su di lui accentuandone l’estraneità da marziano sul Sunset Boulevard, da disadattato a tutto, la sua lunare alterità che lo porta a impiastrare scene improbabili e imbarazzanti, con dialoghi che son pura demenza involontaria e vecchio teatro dell’assurdo. Niente di speciale, però ci si diverte abbastanza, e la devozione di Wiseau al cinema non lascia indifferenti chi il cinema lo ama. In fondo, anche l’imbarazzante The Room è un atto di fede nella forza e nel, nonostante tutto, intatto potere fascinatorio di quelle cose che si chiamano film. Credo sia stato questo a sedurre e convincere James Franco, che nell’impresa si butta senza risparmiarsi, quasi irriconoscibile nel make up che lo rende molto somigliante all’originale ma lontano dal divo che conosciamo. Un nugolo di partecipazione speciali, gente che ha visibilmente voglia di divertirsi con l’amico James e di dargli una mano, ed ecco Melanie Griffih, Sharon Stone, Jacki Weaver, Bryan Cranston. E però devo dire che a The Disaster Artist continuo a preferire le imprese più folli e temerarie del James Franco regista, titoli come Sal, As I Lay Dying, In Dubious Battle. E l’incredibile Interior: Leather Bar che andava a ricostruire le scene tagliate, censurate, andate perdute del cultissimo gay movie di Wiliam Friedkin Cruising. Son cose che han fatto di lui un outsider, un non allineato benché di lusso e col glamour della star, del sistema cinema americano. Con qualche sotterranea affinità con il matto Tommy Wisesau.

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