Film stasera in tv. LA TEORIA DEL TUTTO: ricordando Stephen Hawking (merc. 14 marzo 2018, tv in chiaro)

La teoria del tutto, Rete 4, ore 21,15. Mercoledì 14 marzo 2018.
Va in onda stasera il film che ricostruisce vita privata e pubblica di Stephen Hawkin, lo scienziato inglese premio Nobel scomparso oggi. La teoria del tutto ha fatto vincere l’Oscar al suo protagonista Eddie Redmayne.
TOE8La teoria del tutto (The Theory of Everything), un film di James Marsh. Con Eddie Redmayne, Felicity Jones, Emily Watson, Charlie Cox, David Thewlis. TOE3Storia pubblica e privata di Stephen Hawking, lo scienziato più famoso del mondo, un’icona pop planetaria. Che, nonostante l’atrofia muscolare che l’ha colpito ragazzo, ha lottato, sperimentato, vinto. Film non eccelso, ma che ce la fa a evitare l’agiografia smaccata, la retorica, il ricatto pietistico. E Eddie Redmayne è proprio bravo (difatti ha poi vinto l’Oscar). Voto 6 e mezzoTOE1Recensione ascritta all’uscita del film.
Questo La teoria del tutto, biopic non così smaccatamante celebrativo di Stephen Hawking, è un discreto film, decisamente meglio di quello su un altro scienziato inglese gravato da forti problemi che questa stagione ci ha propinato, The Imitation Game, la storia di Alan Turing eroe antinazi e gay conculcato, oppresso, condannato. Tutti e due hanno appena ricevuto una paccata di nomination all’Oscar (6 La teoria del tutto, 8 The Imitation Game), con un duello che si annuncia serratissimo tra i loro interpreti, entrambi candidati nella categoria miglior protagonista, Eddie Redmayne (neovincitore del Golden Globe) e Benedict Cumberbatch. La mia speranza è che la statua di zio Oscar finisca col portarsela a casa il Michael Keaton di Birdman, ma se proprio dovessi scgeliere tra i duellanti di cui sopra, sceglierei Redmayne (Cumberbatch è bravo, ma il film, sorry, l’ho detestato). The Theory of Everything racconta tutto quello che si può raccontare di Hawking, cominciando da lui studente che sbalordisce colleghi e docenti con le sua audaci teorie sull’origine dell’universo e sul tempo e sui buchi neri ecc. Finché una forma estrema e progressiva di atrofia muscolare rischia di bloccare la sua ascesa e le sue ricerche, e la sua stessa sopravvivenza. Ma Hawking ha la fortuna di avere accanto una moglie intelligente e devota che lo aiuterà a diventare quello che è diventato. Cioè l’icona dello scienziato pop, il nuovo Einstein secondo il sentire collettivo. Agiografico, come no, però con una certa classe e misura. Cauteloso: del resto i protagonisti sono ancora qui a lottare insieme a noi e in questi casi è d’uopo usare le molle (però The Social Network ci andava giù pesante lo stesso con il signor Zuckerberger). Con tocchi leggeri si parla anche della fine del matrimonio e della nuova storia di Hawking con la sua assistente-badante. Gran performance di Eddie Redmayne. Non è di quei film che io amo, però devo ammettere che nel genere si è visto di peggio. Sopportabile perché, pur trattando di genio, malattia e riscatto come in tante storie che abbiamo visto e letto, non è mai ricattatorio e sa mantenere un’encomiabile sobrietà. Ci sono le lacrime, come no, ma anche ironia e coolness britanniche. Con una storia d’amore tra le meno scontate che il cinema ci abbia raccontato ultimamente. La performance di Redmayne è sbalorditiva per aderenza psichica e somatica. Venuto lo scorso novembre al Torino Film festival all’anteprima italiana del film, s’è mostrato in conferenza stampa ragazzo di rara finezza e modi assai garbati, spiegando pazientemente come avesse fatto a calarsi tanto bene nel ruolo di Stephen Hawking: “Ho studiato la malattia, ho conosciuto e parlato con almeno quaranta persone che ne sono affette in modo da poterne riprodurre i sintomi. E mi sono fatto aiutare per controllare i movimenti del mio corpo da un’insegnante di danza”. Io, che già l’avevo apprezzato in Les Misérables come Marius (era tra i pochissimi a saper cantare oltre che recitare), son più che contento di vederlo qui così bravo. Felicity Jones bravina e caruccia, ma era proprio il caso di norminarla all’Oscar?

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