Recensione: A CASA TUTTI BENE, un film di Gabriele Muccino. La Famiglia Italia si riunisce

A casa tutti bene, un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Renato Raimondi.
Meglio di quanto ci si aspettasse. Questa riunione di famiglia by Gabriele Muccino tra pasticci, bisticci, rinfacci e rese dei conti si lascia guardare, pur tra cliché e qualche caduta (quella storia inverosimile tra Accorsi e la cugina ritrovata, quei due ragazzi angelici messi lì a significare speranza nel futuro). Voto 6+
Da rubricare alla voce: non ce l’ho fatta a recensirli quando sono usciti e adesso tento affannosamente il recupero. Anyway, eccomi qua un mese e più dopo (con Berlinale di mezzo a spezzare il ritmo delle recensioni) con Muccino, il film italiano di maggiore incasso degli ultimi mesi insieme a Come un gatto in tangenziale (è ormai prossimo ai dieci milioni), copertissimo e lanciatissimo dappertutto, a partire dal festival-rito-collettivo-degli-italiani. Con un cast che sembra gli stati generali del cinema italiano. Ci sono tutti o quasi, capitanati da Piefrancesco Favino ormai leader oltre che star multipiattaforma. Non solo nel cinema nostro ma anche in qualche film international (fa l’italiano ambiguo e torvo, pure cacciatore di ragazzini, nell’appena uscito britannico Rachel). E poi disinvolto presentatore-entertainer come abbiamo visto al succitato Sanremo. Così bravo nel suo frammento di monologo da Koltès (Koltès a Sanremo! abbiamo visto  e sentito cose che voi umani non potete immaginare) da ricordarci che anche a teatro ci ha saputo e ci sa fare (digressione: l’altro giorno sono passato da una Feltrinelli qui a Milano e al banco informazioni in bella mostra, come si fa alle casse dei supermercati con le pile, i rasoi e i profilattici, c’era il libriccino di La notte prima delle foreste – da cui il monologo faviniano a Sanremo –  dell’un tempo maledetto drammaturgo francese ora promosso a culto mainstream). Favino il multi-proteiforme che interpreta il personaggio-perno intorno cui ruota A casa tutti bene, un film, ebbene sì, corale, nella sua sottovariante raduno-di-famiglia-con-resa-dei-conti. Un genere sempre di ottimo esito e gran successo. Perché lo spettacolo dei parenti serpenti che si amano e odiano, e più la seconda, vale sempre il biglietto, a patto che chi lo mette in scena sappia il mestiere suo. Ora, parlate e sparlate pure di Gabriele Muccino, ma questo film dimostra che il lavoro di narratore e metteur en scène lo conosce bene, e, se ci sono derive nel patetismo, stavolta non superano il livello di allarme, mica come certi orrori hollywoodiani-internazionali di pura melensaggine firmati dal signor Muccino negli ultimi anni, tipo Padri e figlie con Russell Crowe. Tornare a casa dopo tanto vagare oltreconfine ha fatto bene al regista made in Rome. Per carità, non aspettiamoci del cinema ardito, questo è solo buon cinema medio, cinema bien fait, capace però di stanare il pubblico, sottrarlo ai suoi device digitali e convogliarlo in sala. E cinema che si fa, come la più gloriosa e lontana commedia nostra, specchio di un paese, specchio in cui guardarsi tutti. Che di questi tempi non è cosa da buttare via. Questa famiglia che si riunisce, ramo principale e collaterali – padri, madri, fratelli, figli, nipoti, cognati, cugini – per festeggiare i 50 anni di matrimonio del patriarca e della matriarca (lei, perfetta, è una matronale Stefania Sandrelli, decana ormai anche del cinema italiano dall’alto dei suoi film girati con Scola, Germi, Pietrangeli, Monicelli, Bertolucci; lui, Ivano Marescotti, ancora troppo giovane o almeno troppo giovanile per la parte) è la Famiglia Italia: l’abbiamo capita l’allegoria, e pure la metafora. Pronta a sbranarsi e a ricompattarsi, a farsi a pezzi e poi a attovagliarsi insieme. O a riunirsi intorno al pianoforte a cantare in coro Cocciante e Celentano, da italiani veri in gita. Sullo sfondo Ischia, isolata per qualche giorno da una mareggiata onde intrappolare tutti gli intervenuti alla festa e costringerli al confronto e scontro finale. Qualche muccinata c’è, come no. La storia tra Accorsi e la cugina ritrovata sfiora il ridicolo e l’insensato (“ti porto sull’isola che non c’è”: ma si può?); i due ragazzi puri e innocenti, angeli farlocchi messi lì a far da elemento di contrasto con i corrotti e litigiosi adulti, e a significare che il sol dell’avvenire sorgerà, che c’è speranza nel futuro. Mentre il meglio sta nel triangolo acido tra Favino, la moglie attuale e la ex (bravissima e bellissima Solarino, la meglio del cast insieme a Gianmarco Tognazzi e a una Claudia Gerini che non ti aspetti; sacrificata invece in poche inquadrature Sandra Milo). E però adesso, dopo i risultati elettorali più devastanti della storia repubblicana, non sarebbe male un film familiar-corale come questo di italiani veri divisi da passioni politiche diverse e eternamente litiganti. Grillini contro post-renziani contro salviniani contro berlusconiani contro tutti. Ci sarebbe da ridere e da piangere. (Si dice che da A casa tutti bene potrebbe nascere una serie tv, anzi che lo si è pensato già quale pilot di una serie. Non è un’idea malvagia.)

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi