12 film stasera sulla tv in chiaro (ven. 23 marzo 2018)

‘Satantango’ di Bela Tarr: se ne parla nell’episodio 14 di ‘The Story of Film’ in onda su Rai5

Cliccare sul link per la recensione di questo blog. Alcune schede si riferiscono a precedenti messe in onda.

Gothika di Mathieu Kassovitz, Cine Sony (55 dt), ore 21,00.
Uno dei film – questo è del 2003 – in cui il Mathieu Kassovitz regista ha masochisticamente e voluttuosamente dilapidato l’enorme patrimonio di credibilità acquisito con il capolavorissimo L’odio, uno dei film fondamentali (e profetici) di fine Novecento. Eppure, anche in nelke sue prove di genere come questo psycho-thriller tendenza horror Gothika girato negli Usa, il suo talento in qualche modo sopravvive e e qua e là riesce ancora a scintillare. Storia o storiaccia di una dottoressa accusata di aver uvcciso il marito. Sarà per lei solo l’inizio di un viaggio negli incubi e negli abissi del proprio passato. Ma anche di un presente che continua a secernere sangue e misteri. Con Halle Berry, Robert Downey Jr., Penelope Cruz.
Un amore all’improvviso, Rai Movie, ore 21,05.
Brutto titolo italiano che ha rovinato il film tratto nel 2009 da un buon romanzo di successo, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, storia di Henry che un gene difettoso costringe, quando meno se l’aspetta, a viaggiare su e giù nel tempo. Così non sa mai a che età si ritroverà a vivere accanto alla donna che ama. Bell’idea per un film romantico non dei soliti. Lui è Eric Bana, lei Rachel McAdams, una buona coppia di attori
Belle Epoque di Fernando Trueba, Cielo, ore 21,15.
La ragazza del dipinto di Amma Asante, Canale 5, ore 21,11.
The Story of Film (ep. 14) di Mark Cousins, Rai 5, ore 22,27.
Prosegue stasera, ed è ormai un appuntamento consolidato su Rai 5 da qualche settimana, la messa in onda della più conosciuta e riuscita delle storie del cinema uscite negli anni Duemila. L’ha realizzata in video in 15 episodi di un’ora ciascuno (diventati anche un libro) il critico e filmmaker irlandese Mark Cousins, con buonissimi esiti dappertutto. Titolo originale: The Story of Film – An Odyssey, mentre l’imponente opera è stata poi mandata in Italia in qualche sala qualche anno fa con il titolo Storia del cinema, un’odissea. In tv l’aveva già trasmessa La Effe, adesso la riprende, e fortunatamente in prime time, Rai 5, ed è il caso di seguirla, anche perché l’opera del signor Cousins, pur non originalissima, è assai puntuale e per niente parruccona. Si va dai Lumière agli anni recentissimi, assemblando immagini di repertorio, un’infinità di spezzoni di film famosi (e anche meno) e un bel po’ di interviste (Bertolucci, Jane Campion, Lars Von Trier, Claudia Cardinale, per dirne solo alcuni). L’approccio critico, soprattutto fino alla puntata 10,  si attiene senza troppi scostamenti al canone consolidato. Il muto, il cinema espressionista tedesco, le avanguardie storiche, il neorealismo ecc. ecc. Di nuovo c’è l’indubbia abilità comunicativa e divulgativa di Cousins, il quale riesce a ridare smalto a storie e opinioni già sentite mille volte. Di meno scontato c’è l’attenzione  al cinema non europeo e non americano: Medio Oriente, Nord Africa, Africa sub sahariana, Asia lontana, India, e son molte le cose interessanti che saltano fuori da questi territori. Tremendo è invece Cousins quando metaforizza e simbolizza con immagini che si vorrebbero evocative e son solo kitsch. Buono il ricorso a spieghe di tipo tecnico e relative a regia e linguaggio cinematografico (la macchina da presa ad altezza di tatami di Ozu, la profondità di campo di Orson Welles ecc.). Le ultime due puntate sul cinema recente, la 14 (quella in onda stasera, dove si attraversano vertiginosamente decine di film, da Satantango di Bela Tarr a Titanic di James Cameron) e la 15, sono le migliori, quelle in cui Cousins osa ed esce dal paradigma. Il cinema italiano? Presente nei suoi passaggi fondamentali: il muto con Pastrone e gli altri, il neorealismo, gli anni Sessanta. Poi zero. L’autore non cita nessun nostro film degli ultimi 25 anni, e vorrà pur dire qualcosa. Molte le cose discutibili, ma in questo genere di operazione è inevitabile. Per dire, si dà un enorme spazio a un autore africano a me sconosciuto, ma si liquidano Bergman e Fellini in poche battute e immagini. Ah, il politicamente corretto e il terzomondismo che mai non muoiono.
Il patto dei lupi, Iris, ore 22,51.
Colossal francese del 2001 su una vicenda che impressionò la Francia di metà Settecento, la morte di oltre 100 persone azzannate da una strana creatura, un mostro che si diceva fosse tra il lupo e altre specie, subito chiamata la bestia del Gévaudan. Il re manda a indagare un suo ispettore e le sorprese non mancheranno. Il patto dei lupi è una storia quasi alla Michel Foucault su follie individuali e isterie collettive. Con Vincent Cassel e Monica Bellucci quando ancora facevano film insieme. Sontuoso e pauroso.
Il nome del figlio di Francesca Archibugi, Rai Movie, ore 22,55.
Michael Jackson’s Journey from Motown to Off the Wall, Rai 5, ore 23,21.
Da non perdere, questo documentario del 2016. Perché ne è autore Spike Lee, e perché ricostruisce la fase germinale della leggenda Michael Jackson. Dagli esordi per la Motown nei Jackson 5 insieme ai fratelli al suo primo album da solista, Off The Wall.
Matrix degli allora fratelli (oggi sorelle) Wachowski, Mediaset Italia 2, ore 23,25.
Frankenstein di Mary Shelley di Kenneth Branagh, Rai Movie, ore 0,30.
Great Balls of Fire!, Paramount Channel, ore 0,45.
Le romane – Storie di donne e di quartieri di Giovanna Gagliardo, Rai Storia, ore 1,00.
Giovanna Gagliardo un posto nella storia del cinema ce l’ha, per via della sua ormai remota collaborazione – correvano i primi anni Settanta – con il grande ungherese Miklos Jancso. Collaborazione che ebbe modo di dispiegarsi soprattutto nella stagione italiana del sommo regista degli ipnotici piani sequeza (insieme firmarono, se ricordo bene, La pacifista con Monica Vitti: scelta perché Jancso era un devoto del cinema di Antonioni di cui Vitti era stata l’attrice-feticcio). Gagliardo ha in seguito firmato altre cose e recentissimamente, nel 2016, questo documentario dove attraverso materiale d’epoca preso in prestito dalle Teche Rai (che siano eternamente ringraziate) mescolato a riprese e interviste di oggi va a ricostruire-riscoprire storie doi donne che hanno marchiato con la loro presenza e il loro fare alcuni quartieri di Roma. Trastevere, Testaccio, il Ghetto, mentre si racconta di Gabriella Ferri, di aristocratiche russe in esilio, di figure di donne forti della comunità ebraica. Un docuemntario al femminile ma con un taglio anomalo che per fortuna evita i facili correttisimi politici. Da vedere.

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