Film (brutti) stasera in tv: THE CAPTIVE – SCOMPARSA di Atom Egoyan (sab. 31 marzo 2018, tv in chiaro)

The Captive – Scomparsa di Atom Egoyan, Rai 4, ore 21,05. Sabato 31 marzo 2018.
Recensione scritta dopo la presentazione del film a Cannes 2014.
The Captive – Scomparsa, un film di Atom Egoyan. Con Ryan Reynolds, Rosario Dawson, Mireille Enos.
606533be76750f48d17bd73b0b41f1e2Il canadese Atom Egoiyan presenta, dopo The Devil’s Knot, un altro film su bambini rapiti e pedofili in agguato. Con tutta la convenzionalità, la prevedibilità e anche la pigrizia narrativa di quello che ormai si va configurando come un genere. Chissà perché l’han messo in concorso. Voto 3
2745ed948d6d930c0d7821f6321d7037Sì, signori, un altro film canadese su bambini o ragazzini rapiti da pedofili, o sospetti tali, dopo Prisoners di Villeneuve (il migliore, anzi il meno peggio del mucchio) e i due, in rapida sequenza, di Atom Egoyan, prima The Devil’s Knot – appena uscito nei cinema italiani – e adesso questo termendo Captives presentato in competizione a Cannes, e francamente non se ne capisce il perché. Lassù in Canada si deve essere parecchio ossessionati dalla faccenda se due dei suoi migliori registi se ne son fatti atttrarre e, nel caso di Egoyan, perfino risucchiare. Se The Devil’s Knot almeno riusciva a interessarci con la sua sospensione e i suoi dubbi sulla colpa o l’innocenza dei ragazzi imputati, qui slittiamo in pieno cinema di genere, il che non è un reato né un peccato, solo che quando lo si applica pigramente seguendo troppi cliché cone in questo caso, non se ne sente proprio la necessità. Il guaio di questo film è che sembra una replica, la copia di mille cose già viste. Con i pedofili che ormai son diventati come la Spectre dei vecchi Bond-movies, una rete oscura, segreta e potentissima dai contorni indefinibili ma sicurament pervasiva e onnipresente. Il che derealizza la pedofilia e la sottrae a ogni serio tentativo di raccontarla, e di raccontarne i veri fatti e misfatti e pericoli per scagliarla nell’area del mitologico. La Specre appunto. Con i suoi complotti, i suoi orrendi culti segreti, i suoi officianti del peccato e del vizio. Certo, questo pessimo cinema riflette quel che la pedofilia è ormai diventata nella psicologia di massa globale, una piovra fantasmatica su cui si possono proiettare le peggio paure e paranoie. Mentre sarebbe il caso di parlarne, e di narrarla, nei suoi contorni reali, per capire come colpisca e come si possa davvero combatterla. Agitarla come uno spettro ne aumena solo la leggenda nera, e purtroppo non serve a fermarla. Ecco, è questo il vizio orrendo di Captives. Usare pedofilia e pedofili come puro innesco di una narrazione tesa a suscitare sgomento nello spettatore, ad arpionarlo nel suo inconscio, un dispositivo di tecnica narrativa insomma, e dispositivo maneggiato con un certo cinismo. Una ragazzina viene rapita dal pickup del babbo mentre lui si è fermato un attimo a far la spesa. Nonostante l’immediato intervento di una squadra speciale, di cui fa parte una tosta poliziotta (Rosario Dawson), le indagini non fanno un passo avanti. Il padre, anzi, finisce nella rete del sospetto. Egoyan prova, autorialmente, a immettere in una storia così prevedebile almeno un certo disordine narrativo, spezza la linearità del racconto, alterna e mescola i piani temporali, ieri e oggi, oggi e ieri in rapido montaggio, ma nemmeno questo basta a dare dignità al film che resta irrrimediabilmente brutto, il peggio di sicuro tra quelli visti finora in concorso. Non sto a dire granché di come si sviluppi la ricerca della figlia da parte del povero padre e da parte della polizia, dico solo che la ragazzina – lo aprendiamo abbastanza presto e dunque non faccio spoiling – ormai con otto anni in più e ancora prigioniera, viene usata dai suoi rapitori per adescare sulla rete altri bambini. La vittima che si fa, nella costrizione, complice dei propri carnefici, e questo sarebbe potenzialmente uno spunto assai interessante, se non fosse annegato in un racconto pigramente adagiato sui cliché. Si procede come nei più ovvii film di genere con svolte e twist che non sono tali ma ampiamente telefonati e si finisce peggio (cinematograficamente, intendo). Etom Agoyan, che con film come Exotica e Il dolce domani aveva dato prova di saper muoversi in atmosfera ambigue e dolenti, qui sembra essersi definitivamente perso. Ryan Reynolds è il padre sospettato, e con quella faccia da gran bravo ragazzo attonito si arrangia come può a dare un qualche spessore al suo ovvio personaggio.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.