Recensione: NELLA TANA DEI LUPI, un film di Christian Gudegast. Ritorno all’heist movie

Nella tana dei lupi, un film di Christian Gudegast. Con Gerald Butler, Pablo Schreiber, O’Shea Jackson Jr., Curtis “50 Cent” Jackson.
Parte come action violento, con lo scontro a distanza tra due maschi alfa fin troppo testosteronici: il primo poliziotto fetentissimo, il secondo ladro specializzato in rapine impossibile. Poi Nella tana dei lupi svolta nel classico heist movie, con preparazione e esecuzione di un colpo complicatissimo tra twist, rovesciamenti di fronte, inganni e controinganni alla Mamet. Un film assai ben fatto che richiede allo spettatore attenzione e concentrazione, dunque in controtendenza rispetto al cinema semplificato oggi prevalente. Voto tra il 6 e il 7
Le note di produzione (qualche volta vale la pena leggerle) ci informano come lo sceneggiatore Christian Gudegast, qui per la prima volta anche regista, abbia cominciato a scrivere Nella tana dei lupi nel lontano 2002. Con il rischio, quando finalmente quindici anni dopo ha potuto realizzare il progetto, di ritrovarsi con un film scaduto e non più sintonizzato sui gusti mutati del pubblico globale. In effetti oggi una storia così, assai costruita e elaborata, perfino lambiccata, un vero rompicapo-cubo di Rubik (o, se preferite la beffarda citazione spielberghiana di Ready Player One, cubo di Zemeckis), la si direbbe in netta controtendenza rispetto alla prevalenza di un cinema piatto, semplificato più che semplice, monodimensionale, che non tiene pensieri e ancora meno ne sollecita in chi lo guarda. Invece di fronte a Nella tana dei lupi bisogna mettere il cervello al lavoro per districarsi nell’intreccio, e temo che nelle platee d’oggidì non siano in molti a voler fare lo sforzo (felice di sbagliarmi, comunque). Di quei film da cui esci cercando di c0nnettere i pezzi, ricostruire snodi e passaggi, riempire i vuoti, illuminare le zone buie. Non sempre riuscendoci. Io, lo ammetto, ci ho messo un bel po’ a capire come funzioni il meccanismo narrativo di questo film, e non son sicuro a tutt’oggi di aver ricomposto il puzzle. Se gli incassi sono un termometro del gradimento popolare, e lo sono, bisogna dire che il pubblico ha approvato, benché senza entusiasmi. 44 milioni di dollari negli Usa e 80 in tutto il mondo non sono un’ernomità, ma un discreto risultato sì a fronte di un investimento di 30. Tant’è che si sta per varare il sequel. Fa piacere che un film desueto come questo nonostante la sua ipercinetica confezione abbia convinto le platee (anche in Italia gli incassi del primo weekend sono stati promettenti), vuol dire che c’è ancora speranza per un cinema volto al largo consumo però con dentro qualche idea, che non si accontenti di ipnotizzare lo spettatore con le fracassonerie e gli effettacci ma lo tenga desto chiedendogli una piena, ragionante collaborazione. Nella tana dei lupi (più appropriatamente in versione originale La tana dei ladri) celebra difatti il grande ritorno all’heist movie (o caper movie), quel genere spesso assai contorto in cui singoli o bande realizzano colpi e furti colossali mediante piani ingegnosissimi e un’organizzazione che si vuole perfetta ma non sempre lo è (il caso di massima sgangherataggine resta I soliti ignoti di Mario Monicelli). Solo che per trovare cittadinanza nel cinema attuale deve travestirsi, soprattutto nella prima parte, da action massimamente veloce e violento e torpiloquente, mettendo in campo due maschi alfa schierati su fronti opposti, e uno più tosto dell’altro, il primo poliziotto il secondo ladro. O’Brien (un Gerald Butler, anche coproduttore, in un ruolo finalmente decente) è il capo di un’infame squadra speciale di agenti al servizio diretto del sindaco di Los Angeles, un mucchio selvaggio che si muove ai limiti della legge e anche oltre. Tipacci. Più feroci dei criminali cui danno la caccia. Sadici riciclati in uomini d’ordine. Adesso nel loro mirino ci sono gli Outlaw, ex marine che tornati in patria dopo la guerra in Iraq hanno pensato bene di mettere a frutto l’esperienza militare acquisita dando l’assalto alle banche più blindate. E più cariche di dollari, Alla loro testa il duro Merriman, un genio della rapina. Il film è la guerra a distanza tra i due capibranco, in una partita a guardie e ladri che ricorda il fondamentale Heat di Michael Mann senza ovviamente raggiungerne lo status. Merriman e i suoi stanno progettando il colpo di tutti i colpi, tentando dove tutti hanno fallito: svaligiare la filiale losangelina della Federal Reserve nella quale passano decine e decine di milioni di dollari in banconote. Altro che denaro virtuale: banconote da toccare e accarezzare e impilare, non più tracciabili perché destinate al macero. E naturalmente O’Brien, che ha intuito cosa stia succedendo, scende in campo con la sua squadraccia per impedirlo. Questa prima parte di uomini senza legge anche quando sono loro stessi la legge, è tesa e adrenalinica al punto giusto, pure perfettamente in linea con il disincanto, o cinismo, o relativismo, contemporaneo secondo cui non ci sono più buoni e cattivi, ma solo cattivi che si combattono.
Nella tana dei lupi imbocca a questo punto la strada del colpo, mettendo in campo una folla di personaggi collaterali che alla fine troveranno tutti una collocazione e un loro perché nel complicatissimo incastro. Ci si sposta decisi nel genere colpi di scena, rovesciamenti a ripetizione, inganni e controinganni, simulazioni, e non senza una qualche ragione Gerald Butler dice (nel pressbook) di aver accettato il progetto anche per certe affinità con i film-gioco di specchi di David Mamet. Si resta abbastanza ammirati dalla sagacia e ingegnosità del plot, ma, come sempre in simili casi, anche piuttosto perplessi per le evidenti forzature e gli attentati al buon senso. Ma questo è uno di quei film verso cui lo spettatore deve operare la famosa sospensione di incredulità prima di entrare in sala. Attenti a non perdervi dettagli che si riveleranno fondamentali. Trattasi di trama assai intricata, con un piano d’assalto alla banca così minuziosamente tracciato da contraddire i modi spicci e bruti da action survoltato che segnano parte del film, masimamente le imprese dei due protagonisti-antagonisti. Come se si trattassero di film diversi che si sforzano di caoabitare e trovare un equibrio. L’equilibrio non sempre c’è, ma La tana dei lupi resta nonostante i suoi scompensi un film inventivo e non piatto, neanche così accomodante verso lo spettatore medio cui richiede lo sforzo della concentrazione e l’esercizio del pensiero. Gerald Butler perfetto quale poliziotto carogna, mentre è quasi una rivelazione Paul Schreiber come re dei ladri, un taciturno samurai del crimine per il quale si finisce con il simpatizzare.

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2 risposte a Recensione: NELLA TANA DEI LUPI, un film di Christian Gudegast. Ritorno all’heist movie

  1. Linda scrive:

    Ehm… credo fosse “i soliti ignoti”.
    Ne approfitto per ringraziare, e tanto!, per il blog, la mia misera cultura cinematografica dipende praticamente solo da questo perché a mio marito (che eppure di cognome fa Locatelli) andare al cinema non lo entusiasma mai molto. Questo film però mi sa che gli piace, glielo propongo. Grazie anche per la qualità della scrittura, aspetto da non sottovalutare!

    • Luigi Locatelli scrive:

      Certo: i soliti ignoti! Ma come ho potuto scrivere idioti al posto di ignoti? Confondere quel mitico film con un altro non proprio altrettanto mitico? Un lapsus di cui chiedo scusa. Ma capita, ecco. E un grazie a lei per avermelo fatto notare con tanto garbo (e grazie anche per gli apprezzamenti)

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