Il film imperdibile stasera in tv: SPRING BREAKERS di Harmony Korine (sab. 14 aprile 2018, tv in chiaro)

Spring Breakers – Una vacanza da sballo, un film di Harmony Korine, Rai 4, ore 23,15. Sabato 14 aprile 2018.
Ripubbblico la recensione scritta al festival di Venezia 2012 dopo la presentazione in concorso di ‘Spring Breakers’.
2477-spring_breakers_harmony_korine1Spring Breakers – Una vacanza da sballo
, regia di Harmony Korine. James Franco, Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Rachel Korine, Ashley Benson, Heather Morris. Usa 2012.
ATL-twins_12-04-23_IMG_4715Quattro ragazze decidono di liberare il loro lato selvaggio. Partiranno per una vacanza di primavera a Miami e ce ne faranno vedere di ogni: orge, droghe (crack e coca in testa), violenza belluina. Un film spudoratamente eccessivo e ribaldo, con un’estetica sgargiante e utrapop che ha scandalizzato la critica perbene. Voto 7 e mezzo4L4H7435.CR2Altro che Bella addormentata di Bellocchio: il film di cui si continua a parlare e sparlare qui a Venezia è Spring Breakers dell’americano Harmony Korine, proiettato ieri sera alla stampa. Film da cui ci si aspettava il peggio, visti i precedenti del suo regista, e il peggio (in fatto di violenza, eccessi, efferatezze, brutalità) è stato, e anche di più. Solo che sorprendentemente è piaciuto parecchio, soprattutto ai ragazzi, ovvio, ma pure gli altri non hanno disdegnato, e gli applausi alla fine sono arrivati abbondanti. Oggi poi alla conferenza stampa tutto esaurito, come non s’era visto neanche per The Master. Piaccia o meno, rischia di diventare un caso questo film del quarantenne Korine, non propriamente il regista con la mano più leggera in circolazione. Uno che si è fatto il mestiere sceneggiando per Larry Clark due filmacci presto famosi e scandalosi su ragazzini perduti dietro a droghe e varie promiscuità come The Kids e Ken Park. Che poi come regista ha messo a segno quel Gunmo che una decina di anni fa fece parecchio discutere. Ogni autore ha i suoi feticci e il suo universo di riferimento, Korine ha quello dei molto giovani, dei corpi femminili e anche maschili perfetti e levigati, da lui messi in mostra, esaltati, glamourizzati, totemizzati. Balli, sballi, eccessi, uso smodato di ogni droga (qui soprattutto crack e cocaina), uso e abuso della violenza, sesso e ancora sesso, con predilezione per lesbismo e pratiche orali. L’errore è scambiarlo per un fedele descrittore di usi e malcostumi delle nuove generazioni (e oggi in conferenza stampa spesso si è fatto questo errore), mentre lui prende a pretesto quel che i sottoventenni di oggi, certi sottoventenni, combinano per creare mondi sur-reali, o di realtà aumentata, potenziata, espansa, esplosa, e nello stesso tempo de-realizzati e deliranti. Ad attrarlo, almeno in questo film, è quell’elemento dionisiaco ormai di massa, dico quello in versione Ibiza o, come in Spring Breakers, Miami, il pulsare confuso e collettivo di corpi al sole o alle luci-laser delle discoteche e di varie perverse rotonde sul mare, l’orgiastico, l’indistinto, l’ammucchiata che annulla ogni differenze e individualità in un insieme impersonale-sovrapersonale. Lui oggi in conferenza stampa ha parlato, abbastanza prevedibilmente, di ragazzi cresciuti con i videogame e la videomusic e dunque disabituati a distinguere il sogno dal reale, il simulato dal vero, e lui quei ragazzi, quella generazione cerca di rappresentare. Spiegazione sociologica poco convincente e che suona più come alibi, come un mettere le mani avanti in vista delle probabili accuse che verranno mosse a Spring Breakers. In realtà, adottando un’estetica sgargiante, utrapop, iper colorata, il film è una lunga e sovreccitata allucinazione che materializza più i fantasmi e le ossessioni del suo regista che la vera realtà.
La storia è quella di tre cattive ragazze più una brava ragazza presto corrotta da loro che, avvicinandosi le vacanze di primavera (lo Spring Break cui allude il titolo) decidono di andarsene a Miami a scatenarsi. Non hanno abbastanza soldi, dunque ecco che rapinano un drugstore. Non sarà che l’inizio. Approdano a Miami, e Korine ne aporofitta per accarezzare voyeuristicamente mucchi di corpi giovani sulla spiaggia e a bordo piscina, corpi che si scatenano in danze selvagge, mani che spalmano di coca pance e tette e sederi e nasi che poi la sniffano, bocche che bevono e strabevono. Ossessivamente, Korine ci mostra ragazze che mimano il sesso orale con lecca-leca, gelati e ogni altro possibile oggetto falliforme ingoiabile. I ragazzi sono sempre in costume, se non nudi, le ragazze sempre in bikini se non sbiottate. Siamo a un approccio guardonesco quasi pornografico, e lo dico senza moralismo alcuno, è che in Korine il filtro dello stile, che pure c’è qua e là, non riesce a trattenere tutte le scorie, che passano abbondantemente e inquinano le scene. Dopo una notte particolarmente selvaggia, le nostre finiscono in galera, da cui vengono tirate fuori grazie alla cauzione pagato da un tizio (James Franco bardato da gangsta-rapper con denti ricoperti da capsule metalliche). Da sottolineare il notevole fatto che dal momento dell’arresto al momento della liberazione le quattro restano sempre in bikini. Il misterioso benefattore-liberatore si rivela essere un narcotrafficante di nome Al ma detto Alien, uno con la casa piena di panetti di coca che neanche Al Pacino in Scarface, il quale si prende le quattro sotto la sua ala protettiva. Una, la più perbene, se ne scapperà via subito, le altre resteranno, e attraverso Alien passeranno dalla vita selvaggia simulata (la rapina l’avevano fatta con pistole ad acqua) alla vita vera e pericolosa, quella in cui rischi la pelle. Dopo una prima parte insopportabile, che una volta si sarebbe detta di gratuito sensazionalismo, il film da questo momento prende abbastanza quota e comincia ad assomigliare a qualcosa di serio. Alien introduce le sue tre ragazze alla violenza, alle armi, all’uso delle armi, alla bellezza e al fascino delle armi. Come Charlie’s Angels demoniache, le bad girls seguono il loro mentore che li inizia a un’altra esistenza, un po’ lo usano, un po’ si fanno manipolare, un po’ lo amano e un po’ si fanno amare. Almeno due scene di questo film resterano. Alien che al pianoforte suona e canta un pezzo assai romantic di Britney Spears (“un angelo sceso dal cielo” la definisce, e non ha poi tutti i torti) mentre le ragazze inappucciate come le Pussy Riot cantano con lui e ballano imbracciando i mitragliatori. La seconda è al limite dell’intollerabile, anche oltre, ma rende meglio di ogni altra cosa sia questo film, ed è quando Alien nel suo letto spaziale di vede conficcare in bocca canne di pistole (vere e cariche) dalle ragazzacce, e non si sa se loro gli spappoleranno o no il cervello, e lui si metta a fare il pompino (diciamo fellatio, ecco) alle canne che si ritrova in bocca. Il film finirà in un assalto armato che è meglio non svelare in dettaglio, purtroppo assai poco verosimile anche se spettacolarmente efficace. Piaccia o meno, Korine ha inciso come pochi altri in questo festival nella testa degli spettatori. Si parla e straparla (lo si è fatto anche oggi in conferenza stampa) di Girl Power, di nuovo potere femminil-giovanile. Ma sono spieghe sociologizzanti che lasciano il tempo che trovano. Piuttosto c’è da chiedersi se questo film violentissimo, che però usa astutamente una star come James Franco (bravissimo bisogna dire) e due stelline lanciate da casa Disney come Selena Gomez e Vanessa Hudgens, piacerà al pubblico o se verrà rigettato. Dalle reazione qui a Venezia, propenderei per la prima.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, film, film in tv e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi