Film stasera in tv: THE SPIRIT OF ’45 di Ken Loach (sab. 14 aprile 2018, tv in chiaro)

The spirit of ’45, un documentario di Ken Loach, Rai Storia, ore 21,10. Sabato 14 aprile 2018.
Recensione scritta all’uscita del film.
THE SPIRITStavolta Loach rinuncia (purtroppo) a raccontarci una storia e ci racconta (purtroppo) la Storia: ricostruendo con un documentario le riforme laburiste che ridisenarono l’Inghiterra uscita dalla guerra, a partire da quella sanitaria che garantì assistenza gratuita a tutti. Poi, si lamenta Loach, arrivò la Strega Thatcher a rovinare tutto. Rispetto per il vecchio militante di tante battaglie, ma questo bigino in forma di cinema è di un manicheismo e di un semplicismo insostenibili. Voto 4THE SPIRIT 1Pensavo che lo spirito del ’45 del titolo si riferissse alla gran voglia di vivere, di dimenticare e ricominciare, di buttarsi alle spalle fame e paura, di rimboccarsi le maniche e ricostruire, che esplose in Inghilterra e in tutta l’Europa alla fine della guerra. Anche se, francamente, non riuscivo a immaginarmi Ken Loach celebrare un simile spirito festaiolo, un paese in preda al boogie woogie e all’ebbrezza da futuro. Difatti lo spirito del ’45 secondo Loach non è quello, purtroppo. Il mai domo regista-militante di My Name is Joe e infiniti altri film della nostra vita, resta fedele alla sua visione molto leftist, di un laburismo assai radicale che sconfina e bordeggia certi estremismi trotzkisti o marx-leninisti. Da una parte i lavoratori duri e puri cui risplende il sole dall’avvenire, dall’altra i truci e cupi capitalisti avidi e perfidi. Tertium non datur. Dunque, lo spirito del ’45 non è per lui quello della ricostruzione, ma quello del cambiamento radicale che, impossessandosi della nazione, la spinse a spedire in pensione il Churchill che l’aveva guidata durante la guerra e a votare e mandare al potere il laburista Clement Attlee. Un calcio ai padroni. Quei padroni la cui protervia e arroganza Loach rievoca attraverso filmati di anni Venti e Trenta di pestilenziali miniere e minatori-schiavi con loro, i ricchi, a ingrassare sulle bestiali fatiche operaie. Attlee e il suo governo dopo la guerra rovesciano il paese e, grazie al ministro di punta Aveurin Bevan – icona tutt’ora dell’operaismo nazionale – vien varata quella riforma sanitaria che diventerà pietra miliare del welfare non solo britannico, ma modello di riferimento per tutta l’Europa e oltre. Assistenza medica e ospedaliera per tutti. Gratuita. Non fu solo quello. Arrivarono la piena occupazione, salari più alti, piani e investimenti nell’edilizia popolare che diedero a tutti una casa decente. Loach esalta, con evidente nostalgia, quel periodo, contrappuntandolo con le immagini di miseria della working class e di strapotere e straricchezza della classe dominante dei primi decenni del Novecento. Ma a infrangere il sogno, a rovinare ahinoi per sempre lo spirito del ’45, arriva a un certo punto la Strega. Ovverossia la signora Margaret Thatcher. Loach e i suoi intervistati la dipingono con accenti apocalittici, come uno tsunami politico che attraverso le privatizzazioni e il sostegno all’iniziativa individual-privata e le martellate allo statalismo e al welfare, ha riportato il paese nelle mani delle élite avide e rapaci. Che dire? Che di questo bigino veterogoscista e neo-antagonista in forma di cinema non sentivamo il bisogno. Che Ken Loach come documentarista militante è di una rocciosità e impermeabilità a ogni pensiero diverso che ci è difficile sopportare. Che la sua lezione, come tutte le lezioni a dito alzato e dal tono indignato, non la si regge proprio. Che lo preferiamo quando racconta storie, perché lui, che pure è militante a tempo pieno (non venne al festival di Torino per solidarietà a non ricordo quale vertenza di lavoratori), come regista-narratore è fuori discussione. Peso solo al suo godibilissimo, ultimo La parte dell’angelo. Ma in The Spirit of ’45 c’è solo il Loach militante, purtroppo.

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