Recensione: ESCOBAR, IL FASCINO DEL MALE, un film di Fernando León de Aranoa. Virginia e Pablo, la bella e la bestia in chiave narco-kitsch

Escobar – Il fascino del male, un film di Fernando León de Aranoa. Con Javier Bardem, Penelope Cruz, Peter Sarsgaard, Julieth Restrepo.
Un altro film su ascesa e caduta di Pablo Escobar, boss di tutti i boss colombiani della coca. Solo che stavolta lo si racconta dal punto di vista di una giornalista che fu sua amante negli anni di massima potenza. Esagitato, esteriore, convulso. Con Penelope Cruz e Javier Bardem che gigioneggiano trasformando il film in un La bella e la bestia in versione narcos. Voto 4 e mezzo

Film sgradevole. Come sempre quando l’intento dell’exploitation, dello sfruttamento di fatti e fattacci a fini di spettacolo (intento assolutamento lecito intendiamoci, qui non si fa del moralismo), si fa fin troppo evidente. Benché si ammanti in questo caso di ambizioni da cinema alto sfoggiando la coppia regina fuori e dentro il set del cinema di lingua spagnola (e delle sue propaggini a Hollywood), Javier Bardem e Penelope Cruz, e sfoggiando alla regia un nome chissà perché considerato della massima serie, Fernando León de Aranoa. Dico chissà perché, visto che il suo precedente Perfect Day – disavventure di un gruppo di volontari-umanitari nella Bosnia in guerra – dato qualche anno fa alla Quinzaine a Cannes, era pretenzioso quanto modesto. Ancora una volta si va a mettere in scena la leggenda nera di Pablo Escobar, il re dei narcos colombiano, l’uomo che volle farsi Stato (colombiano) dando l’assalto al palazzo della politica e facendosi lui stesso Stato nello Stato, ascendendo e poi clamorosamente crollando in una parabola esemplare del crimine e del potere che continua a ipnotizare il pubblico bon ton d’America e d’Europa. Il fascino esercitato dai criminali e dai barbari sulla gente perbene, o che tale si crede, è antico, si sa, e il cinema ne ha sempre fatto materia per la sua produzione tayloristica di sogni (e incubi). Con la differenza, rispetto ai Corleone e ai Tony Montana (Padrino 1, 2 e 3 e Scarface) di essere, Pablo Escobar Gaviria, un pezzo di storia vera e vera cronaca nera, non un carattere di invenzione per quanto ‘ispirato a’ come quelli dei film di Coppola e De Palma. Contando le infinite puntate di Narcos, e contando oltre a questo film anche quello di tre anni fa di Andrea Di Stefano, Escobar, e il curioso Two Escobars, il (defunto) re del cartello di Medellin si consolida come il delinquente più amato dal cinema e audiovisivi limitrofi, e dal pubblico globale, senza più possibili paragoni (in regresso, riferendoci alla loro presenza e centralità in film e serie, i boss di Cosa nostra sia del versante americano che di quello palermitano; la camorra invece tiene grazie ai vari prodotti gomorroidi italiani, guadagnano qualche punto i mafiosi russi, vedi l’appena uscito Molly’s Game di Aaron Sorkin, mentre in forte ascesa ma non in grado di scalfire l’egemonia di Escobar sono i signori spietatissimi dei cartelli messicani visti in film come Sicario e Heli). E allora ancora una volta ecco servite le malefatte del boss di tutti i boss, le sue guerre con i cartelli prima alleati poi rivali come quello di Cali, le mattanze degli amici diventati nemici o fatti fuori prima che lo potessero diventare, il lusso volgare esibito come segno di potere e successo, le elargizioni di denaro e servizi vari ai poveri (“non avete gli ospedali? ve li darò io”), la scalata al potere politico facendosi eleggere in elezioni al di sotto ogni sospetto. Tutto riproposto in un’esagitata, chiassosa, esteriore messinscena senza il minimo filtro distanziante non dico critico, ma nemmeno stilistico, linguistico, estetico. La novità di questo film sta nel (rap)presentare il signore della coca da un punto di vista laterale, quello della giornalista della tv colombiana Virginia Vallejo, che gli fu amante per un po’ nei ruggenti anni Ottanta della sua massima potenza. La quale, finita la storia, giustamente pensò di scriverne in un libro dall’illuminante benché telenovelistico titolo Loving Pablo, Hating Escobar (e Loving Pablo è il titolo originale di questo film). Come dire che dietro alla belva pubblica si nascondeva un Pablo privato amante premuroso e generoso. Ora, vi pare un approccio del genere una cosa seria ? Cosa mai vorrebbe farci credere, la Vallejo, di essere stata stregata fino alla perdita delle sue facoltà mentali e critiche da Pablo il seduttore? Comunque Javier Bardem e Penelope Cruz sono gli unici a intuire la natura intimamente trash dell’operazione e a adeguarvisi prontamente, scatenandosi il primo in un laidissimo Escobar dagli insaziabili appetiti, sfasciato e con pancia prominente (finta), un autentico mostro repellente, la seconda in una bambola di Bogotà dalla faccia smaltata e pettinatura scolpita alla Franca Leosini, e divertendosi insieme a riscrivere La bella e la bestia in chiave narco-kitsch. Poi lei verrà avvicinata da un agente della DEA americana che la vuole usare per incastrare l’amante, e non vi dico ovviamente come finirà (però la Vallejo è ancora kicking and alive, mentre l’Escobar è sepolto da un pezzo: se ne vede la morte sul campo in prefinale di film). Se non ci si fanno troppe domande e si sospende la voce critica interiore ci si può anche divertire, come ci si diverte a un teatro degli orrori. E comunque l’incredibile storia di Escobar, anche se già vista, vale sempre un ripasso. La sfida al potere politico e quella alle autorità americane, penetrando in territorio Usa con i propri aerei carichi di coca e usando come piste di atterraggio le autostrade. Un Signore del male assoluto, un Riccardo III partorito dai peggio slum colombiani. Che comincia a perdere quando non riesce più a tenere sotto controllo la hybris che lo possiede. Un rise and fall che resta in attesa di trovare un autore in grado di rappresentarlo adeguatamente, senza ricorrere come in questo caso al pulp sovreccitato. Presentato lo scorso settembre in anteprima a Venezia fuori concorso. E cosa non si fa per avere sul red carpet due star come Bardem e Cruz. Uscito lo scorso giovedì nei cinema, Escobar si è piazzato i primi due giorni di programmazione in testa agli incassi, stiamo a vedere (domani sapremo) se ha mantenuto il primato durante il weekend. Risultato in ogni caso più che buono, segno che il pubblico non è ancora stanco della malvagità-spettacolo fondata sul binomio sangue & coca.

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