15 film stasera sulle tv in chiaro (venerdì 27 aprile 2018)

Across the Universe

Special Forces

Cliccare il link per la recensione. Le schede possono riferirsi a precedenti messe in onda del film o alla sua uscita in sala.

La mazurka di papà (1938), Rete Capri (66 dt), ore 21,00.
Special Forces – Liberate l’ostaggio, Iris, ore 21,00.
Un ragionevole dubbio, Rai Movie, ore 21,10.
Un discreto legal thriller del 2014, protagonista un assistente procuratore in ascesa che una notte, ubriaco, investe un passante. Il classico passo falso. Temendo per la sua carriera, scappa. Ma quando l’investito muore e lui si ritrova a far da accusatore dell’uomo ritenuto responsabile dell’incidente, si trova di fronte a un dilemma che non è solo morale. Sarà l’inizio di un intreccio dalle molte sorprese. Con Dominic Cooper e Samuel L. Jackson.
La Captive di Chantal Akerman, Cielo, ore 21,15.
Al vertice della tensione, Spike (49 dt), ore 21,15.
L’uomo che visse nel futuro di Gabor Pal, Rete Capri (66 dt), orre 22,30.
Feast of Love di Robert Benton, Rai Movie, ore 22,35.
Ultimo film conosciuto, anno 2007, del glorioso Robert Benton, sceneggiatore del leggendario Bonnie & Clyde nonché regista in seguito di Kramer contro Kramer e Le stagioni del cuore (sempre scritti da lui). In Feast of Love, film rimasto ai margini del sistema cinema e poco visto dal pubblico, Benton regista e sceneggiatore racconta storie minime e quotidiane di uomini e donne di varia collocazione osciale e età che ruotano tutti intorno a un caffè di una piccola città dell’Oregon. Un reticolo di amori e disamori, passioni e tradimenti, storie che nascono e storie che finiscono, sott olo sguardo per niente impassibile del grande vecchio Harry (Morgan Freeman).
Virus letale, Cine Sony, ore 22,45.
Film del 1995 di ottimi incassi che mette in cinema la paranoia, allora come oggi dilagante, di una possibile pandemia. Il virus letale del tiolo è un simil-Ebola potenziato che ha già attaccato un’area africana. Come fermarne diffusione in tutto il mondo? Dustin Hoffman è il militare-ricercatore che si rende conto del pericolo e dà l’allarme, ovviamente inascoltato dalle autorità preposte (il prototipo in questo senso resta Lo squalo di Spielberg). E comincia la sua lotta per salvare, letteralmente, l’umanità. Regia di Wolfgang Petersen, tedesco specializzato in disastri (intesi come genere) hollywoodiani.
The Grandmaster di Wong Kar-wai, Rai 4, ore 23,09.
Baise-moi (Scopami), Cielo, ore 23,35.
Fighting di Dito Montiel, Italia 1, ore 23,30.
Secondo film del regista ispanico-statunitense Dito Montiel, che aveva convinto molti con l’esordio di Guida per riconoscere i tuoi santi. Ancora una storia di strada, stavolta con un ragazzo venuto dalla provincia profonda a New York, senza mezzi e senza prospettive, che si ritrova catapultato nel mondo degli incontri di lotta clandestina: diventerà uno star. Fighting è costantemente in bilico tra A e B-movies. Ha i suoi estimatori, ma anche detrattori, che l’hanno trovato troppo violento e compiaciuto rispetto a Guida.
True Legend, Mediaset Italia2, ore 23,55.
I leoni della guerra di Irvin Kershner, Rai Movie, ore 0,15.
Across the Universe di Julia Taymor, Paramount Channel, ore 0,35.
Successo a sorpresa di qualche anno fa, è uno sfrenato musical – o meglio barocca e talvolta delirante visualizzazione – di 33 canzoni dei Beatles, purtroppo non nella versione originale per insormontabili problemi di royalties. Il film si inventa la storia di un ragazzo di Liverpool che nei Sixties parte per l’America in cerca del padre e si ritroverà in una paese ribollente di ribellismi e pacifismi: poco più che un pretesto per infilare e mettere in scena i pezzi dei Beatles. Un’operazione filologica, colta, ipercitazionista, che si rifà all’estetica Sixties della psichedelia e del beat, con richiami forti a classici del cinema di allora come Woodstock e Hair. La regista Julie Taymor appartiene alla categoria dei talenti visivamente incontinenti e smodati: prendere o lasciare.
Il ritorno delle aquile di John Frankenheimer, la7, ore 1,00.
Per gli estimatori, come me, di John Frankenheimer, un regista che andrebbe riconsiderato come merita, magari con una retrospettiva: l’uomo dietro la macchina da presa di film come Sette giorni a maggio, The Manchurian Candidate (l’originale), Il treno, L’uomo di Kiev. Questo, del 1985, non è ritenuto uno dei suoi lavori che godone di maggiore reputazione, eppure merita la visione per come Frankenheimer riaffronta il tema del male, della sua presenza, del suo ritorno. Male che qui è il nazismo che vuole risorgere e si rifiuta di finire cancellato dalla storia. Un generale tedesco poco prima della sconfitta mette in salvo in Svizzera un tesoro da lui accumulato sottraendo soldi e preziosi requisiti dal Terzo Reich nelle guerre di conquista. Il mandato per i suoi eredi sarà quello di redistribuirlo tra le vittime di Hitler. Decenni dopo suo figlio, cresciuto in America e in gran parte ignaro delle proprie radici familiari, viene conovocato dai banchieri svizzeri che gli consegnano quel tesoro. Ma si renderà conto che su quei soldi ci sono anche altre e misteriose e minacciose presenze. E incomincia la girandola degli agguati e dei colpi di scena. Tratto da Robert Ludlum. Una storia che la regia di Frankenheimer sottrae alla convenzionalità del genere. Con Michael Caine, Mario Adorf e la grande Lilli Palmer.

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