Il film imperdibile stasera in tv: LA BIBBIA di John Huston (giov. 25 giugno 2018, tv in chiaro)

La Bibbia, un film di John Huston (1966). Tv2000, ore 21,15, lunedì 25 giugno 2018.
Raro. Dimenticatissimo, anzi rimosso. Non amato nemmeno dai cultori più oltranzisti del suo regista  – l’irregolare, l’eclettico, l’hollywoodiano non ortodosso John Huston – che vedono in questo colossal a mani giunte un cedimento del loro idolo al cinema edificante da parrocchia. Ma nelle faccende di cinema è sempre meglio lasciar perdere i pregiudizi, favorevoli e sfavorevoli che siano, e disporsi laicamente alla visione. Per scoprire, magari, che questo è un tesoro nascosto. Allora via col film, uno di quei progetti megalomani del Dino De Laurentiis anni Sessanta che dall’Italia, da Cinecittà (e poi dalla sua Dinocittà), sfidava ad armi (quasi) pari e sul loro stesso terreno le megraproduzioni americane. Sicché, dopo i trionfanti I dieci comandamenti e Ben-Hur made in Usa arriva, anche se in ritardo, lui con il peplum di tutti i peplum, il peplum che aspira a essere quello definitivo, nientemeno che la messa in cinema della Bibbia, il testo fondativo delle culture ebraica e cristiana, qualcosa che nemmeno i tycoon di Hollywood avevano mai osato. Progetto complicato, passato attraverso diverse fasi e mani registiche fino ad approdare a quelle di John Huston, ormai volontario esule dall’America e disposto a qualche compromissione con il cinema popolare. A certificare la nobiltà e l’ambizione di questo prodotto De Laurentiis c’è comunque, tra gli sceneggiatori, il nome di Orson Welles (e chissà cosa ne sarebbe uscito se l’avesse girato lui). Non tutto il Libro dei libri viene ovviamente messo in cinema, il film Huston-De Laurentiis affronta i primi capitoli partendo con Eva e Adamo, finendo con Abramo e Isacco e passando attraverso diluvio universale, torre di Babele, fuga di Lot da Sodoma. Di hustoniano c’è l’accentuazione del lato umano e terreno del racconto, il focus sui tormenti e le passioni e le vicissutidini di questa parte di universo, l’astensione dal facile calligrafismo devozionale. Il gran regista, ormai in età patriarcale, riserva per sé, e fa benissimo, la parte di Noè. Ma è tutto il cast a impressionare. Richard Harris (Caino), Franco Nero (Abele), George C. Scott (Abramo), Peter O’Toole (gli angeli che via via compaiono li interpreta tutti lui, l’occhiceruleo Peter), Gabriele Ferzetti (Lot), Eleonora Rossi Drago (moglie di Lot), Pupella Maggio (moglie di Noè). A vincere su tutti, almeno nel mio ricordo, è una meravigliosa Ava Gardner quale Sara, la moglie sterile di Abramo cui Dio concederà in tarda età un figlio. Il quasi sconosciuto Michael Parks è Adamo, la completamente sconosciuta studentessa svedese Ulla Bergryd è Eva. Anche, un film da vedere come il lato nobile del peplum, un genere oggi pressoché scomparso (tutt’al più malamente e fastidiosamente fantasizzato in storie pseudo-olimpiche), ma che è consustanziale fin dalle origini allo stesso cinema. E si pensi a Cabiria e Intolerance.

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