Film stasera in tv: TANGERINES (merc. 27 giugno 2018, tv in chiaro)

Tangerines – Mandarini di Zaza Urushadze, Tv 2000, ore 21,15. Mercoledì 27 giugno 2018.Le guerre periferiche scoppiate nell’Europa centro-orientale dopo la caduta dell’impero sovietico ci sono state spesso raccontate di più e meglio dai film di finzione che dai resoconti giornalistici. Del resto, quale quotidiano o tiggì italiano manderebbe oggi un suo inviato sul fronte est-ucraino dove si combatte da anni per Lugansk e Donetsk? Anche perché, spiace dirlo ma è l’orribile verità, sono ormai quasi spariti i lettori e gli spettatori interessati a un simile reportage. Grazie a Dio a informarci del conflitto ucraino ci ha pensato il cinema, almeno quello da festival, con film come Frost di Sharunas Bartas e il bellissimo Donbass di Sergei Loznitsa visto il mese scorso a Cannes a Un certain regard. E stasera magari si dia un’occhiata a questo Tangerines, coproduzione tra Estonia e Georgia del 2014 che ci porta nell’Abkhazia in guerra. Film che ha fatto sfracelli qua e là per festival ottenendo perfino la candidatura per il migliore film in lingua straniera sia ai Golden Globe che agli Oscar. Ecco, quando noi italiani piangevamo e imprecavamo perché non ce l’avevamo fatta a piazzare un nostro film non dico in nomination ma nemmeno nella shortlist, l’impresa riusciva alla minuscola Estonia. Per dire come cambiano gli equilibri geopolitici del cinema.
Tangerines si muove sullo sfondo del conflitto scoppiato in Abkhazia, regione nord-occidentale della caucasica Georgia, nei primi anni Novanta, poco dopo il collasso dell’Urss che fino a quel momento con il suo apparato repressivo e di controllo aveva mantenuto sopite le tensione etniche di quelle lontane province. Tensioni che puntualmente scoppiano quando Mosca lascia e se ne va, ed ecco che gli abkhazi impugnano le armi e cercano l’indipendenza da una Georgia che non riconoscono, non hanno mai riconosciuto come patria, loro che si sentono più affini per cultura e religione alla Russia. Tangerines ci mostra questa guerra di secessione combattuta tra valli, fiumi, boscaglie, dirupi, attraverso le sue ricadute su un particolare microcosmo, un villaggio di montagna abitato da estoni discendenti di una comunità di migranti arrivati lì a fine Ottocento dalla baltica Estonia. Certo, per apprezzare film come questo bisogna averci una certa curiosità, un genuino interesse per gli incasinati mondi di frontiera dove si incrociano, qualche volta miscelandosi ma più spesso opponendosi, diverse etnie ognuna con la propria cultura, lingua, appartenza religiosa. E il Caucaso è una delle parti della terra dove la coabitazione non sempre pacifica di popoli è più elevata. Per dire (e per rissumere): questo film ci porta in un’enclave estone incapsulata nell’Abkhazia, a sua volta regione filorussa che si sente prigioniera della Georgia e anela a staccarsene. Un groviglio da perderci la testa.
Ma ormai – ci mostra Tangerines – tutti gli estoni se ne sono andati dal villaggio, sono rimasti solo i vicini e amici Margus e Ivo, per niente intenzionati a abbandonare le colture di mandarini che hanno sempre dato loro da vivere. Ma c’è quel conflitto, e un giorno si ritrovano sull’uscio di casa uno scontro a fuoco tra georgiani e mercenari ceceni chiamati dagli abkhazi indipendentisti. Sopravvivono solo in due, un georgiano e un ceceno. Che assurdamente, non appena possibile, ricominceranno a spararsi addosso E Ivo e Margus, che han dato loro ospitalità, si troveranno nel mezzo di quella guerra privata. Tangerines si inserisce nel nutrito filone degli war movies che anziché privilegiare la spettacolarità delle battaglie e la Grande Storia vanno a raccontare gli effetti sulla gente qualsiasi praticando per così dire una visione dal basso: contrapponendo la vita semplice all’assurdità e crudeltà della guerra, in un dualismo a forte rischio retorica. Una retorica che Tangerines riesce ad evitare. Dirige un regista georgiano di nome Zaza Urushadze (no, non sorridete: la Georgia negli ultimi anni ha prodotto una serie di film belli o bellissimi ed è ormai una piccola potenza da festival. Il cinema è come i mondiali di calcio, dove puoi ritrovarti in semifinale o in finale nazionali di paesi che non sono delle superpotenze. Ogni allusione a Croazia e Belgio è voluta).

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