Due film di Carlo Vanzina stasera in tv (domenica 8 luglio 2018, tv in chiaro)

Se n’è andato oggi a 67 anni Carlo Vanzina, il regista della coppia e ditta familiar-cinematografica dei Vanzina Brothers (all’altra metà, Enrico, è sempre spettata nella divisione dei ruoli quello di sceneggiatore). Se ne sta scrivendo molto in queste ore sui siti e sui social, non senza un bel po’ di ipocrisia. Perché certi tardivi elogi post mortem a Carlo Vanzina suonano stridenti se si pensa a come lui e il fratello siano stati a lungo maltrattati da tanta critica istituzionale come l’incarnazione stessa del peggio e più sguaiato e corrivo nostro cinema (e ancora tali sono in certo immaginario di prof democratiche e ceto riflessivo che si ritiene antropologicamente superiore). Che fossero ben di più, e meglio della pessima immagine che era stata loro costruita addosso, loro che erano nati nel cinema (il papà era Steno), lo stanno a dimostrare film fondamentali nella descrizione del tipo italiano, dell’homo italicus del secondo e ultimo Novecento come Sapore di mare e Vacanze di Natale. Ma anche gli ultimi loro film, omaggi di incommensurabile grazia alla tradizione della commedia italiana come Un matrimonio da favola o Caccia al tesoro). Stasera sui canali in chiaro vanno in onda, o almeno sono stati annunciati fino a questo momento, due loro film.
Il primo della stagione vanziniana ruggente degli anni Ottanta, Sotto il vestito niente, il secondo della loro ultima fase più meditativa e contenuta, Mai Stati Uniti. Due film, solo una minuscola parte del corpus di 66 da loro realizzati insieme.

Sotto il vestito niente di Carlo e Enrico Vanzina (1985), la7, ore 21,15.
Film che si porta dietro il sapore degli anni Ottranta come nessun altro. Un cult firmato Vanzina Brothers, che solo nel 2011 avrebbero poi girato la tardiva parte seconda Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata (lasciando passare ben 26 anni). La storia è nota: un giallaccio con venature parapsicologiche ambientato nelle retrostanze della moda anni Ottanta e della Milano cosiddetta da bere. Il titolo fu preso dal bestseller firmato Marco Parma (dietro cui si celava il giornalista Paolo Pietroni), ma nel film dei Vanzina del libro non rimase nient’altro. Molto datato e molto rappresentativo dell’air du temps. Godibile. Naturalmente demolito dalla critica di allora, il che lo rende ancora più ghiotto. Della protagonista, una modella non di prima fascia di nome Renée Simonsen, nessuno si ricorda più. Però c’è il grande Donald Pleasance.

Mai Stati Uniti di Carlo e Enrico Vanzina (2013), Rai 3, ore 23,35.
Commedia di famiglia, come spesso nei Vanzina nella loro fase matura (si pensi a Il pranzo della domenica: da recuperare), di scarso successo al box office, ma interessante per la finezza con cui va a osservare il lento formarsi di una quasi-famiglia che non sapeva di esserlo. Mettendo in scena tipi umani diversi, ma ciascuno a suo modo sigificativo della contemporaneità italiana. Cinque persone, cinque tra uomini e donne, scoprono di essere figli dello stesso padre, da nessuna di loro mai conosciuto: nominati eredi, per poter ricevere quanto loro spetta dovranno andare insieme in Arizona a spargere le ceni del defunto. Tra differenze, conflitti e impreviste affinità, finiranno con lo stabilire una qualche alleanza. L’antico schema narrativo degli sconosciuti costretti a convivere e a scendere a patti uno con l’altro funziona ancora bene. Con Vincenzo Salemme, Ambra Angiolini, Ricky Memphis, Anna Foglietta, Giovanni Vernia.

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